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Nella vita bisogna avere il coraggio di volare

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L'unico posto in cui puoi trovare la forza è dentro di te

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Ogni tanto ricordati di amare qualcuno

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Se vuoi cambiare il mondo, inizia a darti da fare tu stesso

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Sai ancora sorprenderti dell'esistenza?

mercoledì 6 agosto 2014

L’uomo che fuggì dal futuro - George Lucas (film fantascienza)

George Lucas è universalmente famoso per la saga di Guerre stellari: quei tre film iniziali, cui poi si sono aggiunti altri tre film in tempi più recenti, gli sono bastati per avere fama e successo quasi illimitati.

Tanto che il regista americano da lì in poi non ha più lavorato a nient’altro… e anche prima di Star wars fece in tempo a girare appena due film: L’uomo che fuggì dal futuro nel 1971 e American graffiti nel 1973.

La recensione di oggi su Cinema e film verte proprio sul suo primo lavoro: L’uomo che fuggì dal futuro, film anch’esso di fantascienza, ma di genere assai diverso.
Il filone è quello distopico (il contrario dell’Utopia di Thomas Moore), sarebbe a dire il genere di Metropolis1984, Fahrenheit 451La fuga di Logan, Il mondo nuovo, fino a titoli più recenti che si sono largamente ispirati a questi titoli, come V per vendetta, UltravioletAeon Flux, The islandEquilibrium.

Fatta la premessa, andiamo alla trama: siamo nel XXV secolo e l’umanità vive in rifugi urbani sotterranei, praticamente comandata dalle macchine, che decidono tutto ciò che va fatto, compresi il cibo e le droghe da prendere.
Queste ultime sono obbligatorie, tanto che l’umanità vive in uno stato di perenne addormentamento e indolenza mentale e caratteriale, cosa ovviamente utile ad eliminare emozioni e passioni e ad evitare sedizioni e rivolte.
Un bel giorno, però, THX 1138 si sveglia dal suo sonno grazie alla sua compagna di camera LUH 3417: i due non prendono più le droghe obbligatorie e si risvegliano alla vita, sessualità compresa. Purtroppo, vengono subito scoperti e separati (tutto è sorvegliato da telecamere onnipresenti), ma per THX 1138 è ormai tempo di fuga, progettata con altri due personaggi: SEN 5241 e SRT, un uomo di colore che crede di essere un ologramma.

L’uomo che fuggì dal futuro è un film alienante, tanto alla vista (tutto uguale, tutto lindo, tutto bianco, tutti vestiti uguali) quanto all’udito (sempre le stesse voci automizzate che ripetono le stesse cose, o cose leggermente diverse, fino alla nausea). 
Senza dubbio è una cosa voluta dal regista… ma altrettanto certamente non contribuisce a rendere l’esperienza del film piacevole.

Certo, significato e messaggio sono importanti, e alla fine della fiera il film è un invito a sfuggire dalla troppa tecnologia e dal controllo manipolatorio per tornare invece a una maggiore consapevolezza e ad una maggiore naturalità, però il modo in cui si è scelto di portare il messaggio è, semplicemente, noioso. 
Tecnicamente impeccabile, forse, ma noioso, da cui la mia valutazione non entusiastica.

Un analogo messaggio, per dirne una, arriva da un film molto simile nei contenuti, ma brillante nella forma: Brazil di Terry Gilliam.
Ambo i registi, peraltro, sono vicini a certi ambienti esoterico-iniziatici (come peraltro gli scrittori dei libri sopra citati), e certamente i contenuti dei loro lavori non sono casuali. 
Comunque, qualora aveste il piacere di esplorare il George Lucas pre-Guerre stellari, buona visione.

In chiusura di recensione, allego qualche frase estrapolata dal film, che dà bene l'idea di quello di cui si sta parlando: addormentamento di massa e fuga da tale situazione allucinatoria di assopimento collettivo.
In tal senso, ben simbolica è la scena in cui il protagonista, dopo la sua ribellione al sistema, viene "rinchiuso" in una cella senza sbarre, in compagnia di persone con problemi psichici: uno psico-penitenziario senza sbarre, dunque, da cui è quasi impossibile fuggire, metafora della condizione esistenziale dell'umanità attuale.

"Se non vi sentite adeguatamente svegli, chiamate immediatamente il 348844.
L'omessa chiamata può essere perseguita come reato."

"Tendere alla perfezione, perfezionare il perfettibile."

"Perché decidere dove stare, parlare di andarsene, cercare di determinare il futuro? E' ridicolo.
Perché non rendere le cose sopportabili qui e adesso?"

"Il tuo punto di vista è molto chiaro, ma gli manca quell'equilibrio che solo una più ampia e profonda esperienza può conferirgli."

"Abbiamo bisogno di una nuova unità."

"E' successo tutto così lentamente che la maggior parte degli uomini pensava che non fosse mai successo."

"Le cose non sembrano avere senso. A volte vedo cose che restano fuori, che non si adattano.
La gente non sembra vederle... o non sa cosa fare."

"Sembra che l'unica via d'uscita sia quella da cui siamo entrati."

Fosco Del Nero



Titolo: L’uomo che fuggì dal futuro (THX 1138).
Genere: fantascienza, distopia, drammatico.
Regista: George Lucas.
Attori: Robert Duvall, Maggie McOmie, Donald Pleasence, Dan Natchsheim, Joy Carmichael, David Munson.
Anno: 1971.
Voto: 6.
Dove lo trovi: qui.