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Nella vita bisogna avere il coraggio di volare.

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L'unico posto in cui puoi trovare la forza è dentro di te.

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Ogni tanto ricordati di amare qualcuno.

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Se vuoi che il mondo cambi, inizia a darti da fare tu stesso.

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Sai ancora sorprenderti dell'esistenza?

Corso di esistenza

martedì 16 febbraio 2021

Madre! - Darren Aronofsky

In rete ho letto diverse interpretazioni di Madre!, film del 2017 di Darren Aronofsky, ma erano tutte piuttosto intellettuali e cerebrali… e in ciò mancavano completamente il punto centrale, che è un punto del regista ancora prima che del film: Aronofsky dirige opere essenzialmente simboliche, in cui trama, personaggi ed eventi sono rappresentativi di concetti e situazioni. Occorre dunque guardare ai simboli che stanno dietro e non tanto a personaggi, eventi, trama, etc.

La filmografia del regista statunitense d’altronde parla chiaro: Pi greco - Il teorema del delirio, Requiem for a dream, The fountain - L’albero della vita, Il cigno nero, fino alla sua penultima produzione, Noah, non a caso d’ambientazione biblica, pur se molto narrativizzata.
Impossibile approcciarsi a un film di Aronofsky senza tener conto dei simbolismi psicologico-esistenziali, pena l’annoiarsi a morte o chiedersi scioccati dove si è capitati… come per l’appunto facevano le recensioni intellettuali cui accennavo prima (e come testimoniano anche le recensioni assai variegate di critica e pubblico).

In realtà le cose con Madre! son molto semplici, e lo sono fin dall’inizio, senza attendere il finale e le spiegazioni date a parole dagli stessi protagonisti (chi non ha visto il film e non vuole sentirne la spiegazione salti al paragrafo seguente): l’uomo è il principio attivo-generativo maschile e difatti è uno scrittore e produce poesie; la donna è il principio ricettivo femminile che accoglie, nella sua casa e nel suo corpo; nel simbolismo del film, la donna si identifica con la casa stessa, che lei stessa ha curato in ogni dettaglio e che difatti marcisce quando lei è triste  arrabbiata, e finanche sanguina. La casa a sua volta rappresenta l’ego dell’essere umano, che è invaso e attaccato da tanti demoni, che nel film sono esteriori, sotto forma di persone, ma nella vita umana sono interiori: essi si chiamano rabbia, paura, violenza, senso di inadeguatezza, egocentrismo, lussuria, e metaforicamente sono i personaggi secondari del film, quelli che invadono la casa-ego della protagonista, costretta così a subire angherie e ingiustizie di vario tipo (che lei prende molto sul personale, in modo egoico per l’appunto).
È costretta a subirle, ma è chiamata anche a perdonare, come a fine film le chiede a chiare lettere l’uomo: altrimenti, tutto deve ricominciare; questo è tanto il principio del perdono-amore (e difatti l’uomo le chiede anche d’amare incondizionatamente) quanto il principio ciclico-karmico (per cui si è costretti a rivivere un’altra volta, e ancora e ancora, ciò che non si è risolto col perdono-amore), e difatti alla fine il film si ritorce su se stesso e riprende esattamente dal suo avvio, visto che l’occasione del perdono è stata sprecata. 
Il tema dell’amore è peraltro evidenziato in svariati momenti del film con l’inquadratura di un cuore che batte (o che fa fatica a battere, nel caso di difficoltà di accettazione/amore/perdono); a fine film viene addirittura estratto dal corpo della protagonista e mostrato quale elemento simbolico centrale della storia.
Per non rendere le cose troppo facili, il regista ha inserito nel film, oltre che più azione di quanto ci si potesse aspettare data l’ambientazione bucolica e riservata, altri simbolismi, presi dalla religione cristiana; c’è il diluvio, ad esempio, e ci sono tutti e sette i sacramenti: il battesimo (del bimbo appena nato, battezzato però con il latte e non con l’acqua), la comunione (per quanto apparentemente macabra, ma che chiaramente rifà il verso al “corpo di Cristo”), la cresima-unzione (i fedeli vengono tinti di nero sulla fronte), il perdono-confessione (quello che viene chiesto alla protagonista), il matrimonio (quello tra l’uomo e la donna), il sacerdozio (c’è un sacerdote vero e proprio, per quanto anch’esso dall’aria inquietante) e l’estrema unzione (l’uomo in fin di vita cui viene data assistenza, il figlio di lui che muore accudito dai cari).

Insomma, la struttura di Madre! è chiaramente psicologico-esistenzial-spirituale, ma è difficile scorgerla se non la si guarda con occhi adatti.
Al di là dei richiami a sacramenti e Bibbia, comunque, per quanto mi riguarda l’essenza del film è più psico-esistenziale che non religioso-dottrinale, e riguarda come detto ego, demoni interiori e risoluzione delle proprie energie squilibrate (quando l’ospite Michel Pfeiffer guarda la protagonista Jennifer Lawrence, per esempio, è chiaro che non si stanno guardando due personaggi reali, ma due energie in azione). 

Per sintetizzare, Madre! è un film sull’ego e sui suoi drammi interiori (e su ciò che occorre fare per superarli).
Alcune frasi non lasciano adito a dubbi:

“Dentro c’è una voce che sta urlando per farsi sentire.”

“Anni e anni di preoccupazioni. Anni di giorni, giorni di ore, ore di secondi, ma in ogni secondo una quantità infinita d’amore.”

“A un tratto sembra non esserci niente d’amare: solo una vasta e silente oscurità.”

“Io sono chi sono.”

A proposito, passiamo al cast: i personaggi principali sono Jennifer Lawrence (Il lato positivoHunger games) e Javier Bardem (Mangia, prega, ama, Vicky, Cristina, Barcelona), cui si uniscono poi Ed Harris (The Truman Show, A beautiful mind, Pollock) e Michelle Pfeiffer (Le streghe di Eastwick, Dark shadows, Stardust): il cast di attori è dunque di alto livello, e difatti essi si destreggiano bene, pur dovendo essere espressivi in contesti bizzarri a dir poco.

Passiamo all’ambientazione: la casa è bellissima, e davvero rende l’idea di un macro-simbolo. A tratti pare echeggiare le atmosfere di The others, e difatti si percepisce da subito che le cose non sono come sembrano e che c’è qualcosa fuori posto, sensazione immediatamente accresciuta dall’arrivo degli ospiti inattesi e dal loro atteggiamento innaturale, oltre che dalle bizzarrie che vengono dapprima mostrate col contagocce e che poi esplodono letteralmente in un delirio che sarebbe senza senso senza le chiavi di lettura citate prima (e infatti molti lo hanno definito come un film privo di senso, non avendo compreso tali chiavi).

Nel complesso, Madre! è un film che ha un suo valore, e anche molta bellezza in certi frangenti, ma che risulta essere anche piuttosto sguaiato ed eccessivo, soprattutto nella sua seconda ora; personalmente non l’ho apprezzato troppo... e devo dire che, spesso, non apprezzo enormemente il lavoro di Aronofsky: simbolico, sì, esistenziale, sì, con una certa dose di bellezza, utile anche per chi lo guarda con occhi giusti, ma anche violento, melodrammatico e inquietante-disturbante, cose che gradisco molto meno. Non è dunque scontato che mi veda anche i suoi film futuri, per quanto, per il momento, non nascondo che essi sovente propongono-nascondono apprendimenti esistenziali importanti (L’albero della vita, Il cigno nero, Requiem for a dream, lo stesso Madre!).

Fosco Del Nero



Titolo: Madre! (Mother!).
Genere: psicologico, esistenziale, drammatico, surreale.
Regista: Darren Aronofsky.
Attori: Jennifer Lawrence, Javier Bardem, Michelle Pfeiffer, Ed Harris, Domhnall Gleeson, Jovan Adepo, Cristina Rosato, Brian Gleeson, Stephen McHattie, Kristen Wiig.
Anno: 2017.
Voto: 6.
Dove lo trovi: qui.



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