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Wonderfalls - Bryan Fuller, Todd Holland (serie tv)

Titolo: Wonderfalls (Wonderfalls).
Genere: serie tv, commedia.
Regista: Bryan Fuller, Todd Holland.
Attori: Caroline Dhavernas, Tracie Thoms, Tyron Leitso, Katie Finneran, William Sadler, Diana Scarwid, Lee Pace.
Anno: 2004.
Voto: 8.5.


Quest’oggi pubblico la recensione di una serie tv cui tengo in modo particolare, e che credo essere una delle serie tv più brillanti e divertenti mai girate.
Tuttavia, si tratta di una serie poco conosciuta, specie qua in Italia, posto che è passata solo su Sky.
Anche negli Usa, tuttavia, la serie è durata una sola stagione, a causa del basso indice di ascolti.

Fatto che tuttavia non le ha impedito di ricavarsi un’affezionata nicchia di spettatori, nonché i consensi della critica, con tanto di nomination a prestigiosi premi tv.
Il solito dilemma tra commercialità-share e qualità…

Ad ogni modo, parlo di Wonderfalls, creata da Bryan Fuller e Todd Holland (il primo peraltro ho appena scoperto essere stato l’ideatore di un’altra serie che ho apprezzato molto, Dead like me, che non a caso possiede una brillantezza e un’ironia simile a quelle di Wonderfalls).

Ma ecco in cosa consiste in breve la serie, che come detto è composta da una sola stagione, a sua volta fatta da 13 episodi (e questo nonostante negli Usa i fan avessero avviato una raccolta di firme per farla proseguire): Jaye Tyler (Caroline Dhavernas) è una 24enne un po’ particolare: bella, intelligente e sveglia, ha tuttavia qualche problema di relazioni e di obiettivi di vita, tanto che, dopo una brillante laurea in filosofia in una prestigiosa università americana, è finita a fare la commessa in un negozio di souvenir ai piedi della cascate del Niagara (da cui il titolo della serie) e a vivere in una roulotte in uno scalcinato spazio di campeggiatori.

Il suo senso di fallimento è acuito da una famiglia particolarmente ambiziosa: la madre, Sharon (Katie Finneran), è un’affermata e nota scrittrice; il padre, Darrin (William Sadler), è uno stimato dottore; la sorella, Karen (Diana Scarwid), è un avvocato dell’immigrazione; il fratello, Aaron (Lee Pace), possiede diverse lauree ed è un ricercatore universitario.

Al di fuori della famiglia, da registrare la migliore amica di Jaye, Mahandra (Tracie Thoms) e il ragazzo di cui la protagonista si invaghisce, Eric (Tyron Leitso).
L’amore, peraltro, è ricambiato, ma per una serie di eventi e situazioni (tra cui il matrimonio appena fallito di lui, nonché le stramberie bi lei), la cosa fatica a decollare.

Ora, Jaye non è strana solo di carattere, sarcastica e lunatica, ma ha una particolarità ancora più spiccata: gli oggetti a forma di animale le parlano e le dicono cosa fare: se trattare male un cliente, se aiutare un fattorino, se organizzare un incontro al buio, etc.

Sulle prime lei, credendo tale fatto l’inizio della pazzia, cerca di ignorare le simpatiche bestiole, le quali, però, se lei non si adegua ai loro ordini, la disturbano in tutti i modi possibili, a casa, a lavoro o al pub (dove lavorano sia Eric sia Mahandra).

Tra l’altro, come Jaye potrà verificare fin da subito, gli “ordini” degli oggetti a forma di animale (una statuetta di un leone, un pesce di plastica, un pupazzetto a forma di orso, etc) alla fine si risolvono sempre in qualcosa di positivo, per quanto spesso contorto e apparentemente casuale.

Dalla trama sommariamente esposta, avrete capito che si tratta di una commedia con uno spunto di partenza di tipo fantastico, anche se poi l’elemento predominante è proprio quello dell’ironia.
Un’ironia veramente travolgente, brillante e pungente, in alcune puntate veramente irresistibile.
La prima, per esempio, è un capolavoro vero e proprio.

Non mi metto qui a sottolineare come da noi in tv passi di tutto, film e serie e fiction di infimo livello, nessuna originalità e nessuna qualità, mentre i prodotti innovativi e brillanti vengano interrotti perché poco apprezzati dal grande pubblico…

… Mi limito dunque a consigliarvi questa serie: è solo una stagione, ma perlomeno è una stagione di una serie divertente e ispirata come poche.

Tra l'altro, l'opera di distingue per una regia innovativa e per una colonna sonora all'altezza (persino la sigla iniziale è ottima), arricchita peraltro da un doppiaggio italiano veramente eccellente.

Fosco Del Nero

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