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Nella vita bisogna avere il coraggio di volare

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L'unico posto in cui puoi trovare la forza è dentro di te

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Ogni tanto ricordati di amare qualcuno

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Se vuoi cambiare il mondo, inizia a darti da fare tu stesso

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Sai ancora sorprenderti dell'esistenza?

martedì 11 dicembre 2018

The prophet - Roger Allers

Non sapevo che fosse stata realizzata una conversione cinematografica, e animata per di più, de Il profeta, l’immortale capolavoro di Kahlil Gibran, altrimenti me la sarei vista subito; la guardo ora con un paio d’anni di ritardo, rimanendone assai felice.

Premessa: il regista di fondo è Roger Allers, a cui però si affiancano altri registi, ciascuno dei quali ha curato un pezzo di animazione, segnatamente i momenti del film in cui si citano pari pari le parole del libro di Gibran, a cui ogni regista ha dato dunque un’impronta visiva particolare.
La lista complessiva dei registi coinvolti è la seguente: Gaetan Brizzi, Paul Brizzi (deve essere tutta una famiglia interessata a tematiche esistenziali), Joan Gratz, Mohammed Saeed Harib, Tom Moore, Nina Paley, Bill Plympton, Joann Sfar, Michael Socha.

Nomi che personalmente non mi dicevano niente, con l’eccezione di Tom Moore, il creatore di due meraviglie animate come The secret of Kells e Song of the sea.

Tra i doppiatori inglesi, invece, abbiamo Liam Neeson, Salma Hayek e Alfred Molina: il primo lo ricordo soprattutto per il primo episodio di Star wars, e gli  ultimi due per il film Frida, di cui erano i due protagonisti.

Peraltro, che dietro tale progetto vi sia l’impronta di Salma Hayek si evince subito, non appena viene inquadrata una dei protagonisti del film, la bambina Almitra, che sembra per l’appunto una versione animata e infantile di Salma Hayek, come peraltro la ricorda, stavolta da adulta, la madre, Kamila.
La Hayek, peraltro, è anche una dei produttori del film, il che spiega ancora di più tali somiglianze.

Veniamo ora alla trama del film, libero adattamento del libro di Gibran: Almitra è una bambina assai vivace, per non dire scalmanata e pure ladruncola, che però ha qualche problema, oltre che di comportamento, anche di comunicazione, e infatti non parla, per la disperazione della madre Kamila, donna ancora abbastanza giovane, ma già vedova, la quale lavora facendo le pulizie in un appartamentino in cui vive Mustafa, poeta e mistico talmente amato dalla popolazione di Orfalese che è stato imprigionato dai governanti, ed è sorvegliato a vista perché considerato potenzialmente sovversivo.
Un bel dì egli viene prelevato dal sergente con la promessa di esser rimandato a casa via mare, ma sia Kamila, che Almitra, che la guardia Halim hanno dei sospetti…

Si tratta come evidente di un riadattamento del libro di Kahlil Gibran, al quale è fornita una sorta di trama e dei personaggi accessori, ma in modo intelligente, devo dire, tanto che la bellezza delle parole del poeta libanese ne risulta inalterata, così come l’atmosfera in generale.
Certo, nel film non è contenuto tutto il libro, ma quanto basta per essere fortemente educativo.

Il film peraltro ha una struttura particolare, come accennato in apertura: vi è uno stile animato che è quello narrativo, al quale poi si affiancano vari spezzoni, quelli in cui si citano le parole de Il profeta, ognuno con uno stile visivo particolare, e assai diverso l’uno dall’altro, tanto da conferire all’opera una grande varietà e una bellezza su più fronti (alcuni spezzoni sono davvero magnifici, e tutti tendono all’astratto e al surreale).

Il film, inoltre, è in parte anche un film musicale, con musiche che sembrano uscite dagli anni “60-“70, devo dire ben inserire nel contesto, e anch’esse basate sulle parole del libro di Gibran.

Alcune scene son davvero incantevoli, come quella in cui il profeta Mustafa parla dei figli, o quella in cui parla dell’amore.
Ma l’opera è bella nel suo complesso, e le frasi che seguono, estratte dal film che a sua volta le ha estratte dal libro, daranno un chiaro esempio del suo valore, che è dunque sia cinematografico che educativo-esistenziale.

“Lascia che ti sveli un segreto.
Non siamo imprigionati in case, o nei nostri corpi. Nemmeno da altre persone.
Siamo spiriti.
Liberi come il vento.”

“Come potete innalzarvi se non rompendo le catene che vi siete stretti attorno?
In verità, ciò che chiamate libertà è la più resistente di tali catene, benché i suoi anelli brillino al sole.
E cosa volete eliminare, per essere liberi, se no brandelli di voi stessi?

“Se volete fugare un timore, la sua sede è nell’animo vostro, e non nella mano di chi temete.”

“È completamente fuori dal mio controllo!”
“Ma certo che lo è?”
“Cosa?”
“Lei non ti appartiene.”
“Ah no, no, no, ricordo chiaramente di essere stata io a metterla al mondo.”
“Sì, è vero: è venuta attraverso di te, ma non da te. I vostri figli non sono vostri fili. Sono i figli dell’ardore che la vita ha di se stessa. E sebbene essi siano con voi, non vi appartengono.”

“Potete tentare di essere come i vostri figli, ma non di renderli come voi siete.
Giacché la vita non indietreggia, né indugia sul passato.”

“Vi siano spazi nella vostra unione, così che i venti celesti possano danzare tra di voi.
Amatevi l’un l’altro, ma non rendete l’amore una catena d’amore.
Sia piuttosto un mare che si muove tra le rive delle vostre anime.
Riempitevi l’un l’altro le coppe ma non bevete da una coppa soltanto.
Cantate e danzate insieme e siate lieti, ma che ognuno di voi sia solo.
State vicini, ma non troppo vicini, perché le colonne del tempio s’ergono separate tra di loro, e la quercia e il cipresso non crescono l’uno nell’ombra dell’altro.”

“Tutti i lavori sono nobili.
Voi lavorate per assecondare i ritmi della terra, e l’anima della terra.
Poiché oziare è straniarsi dalle stagioni, è uscire dal corso della vita, che avanza in solenne e fiera sottomissione verso l’infinito.
Quando lavorate, siete un flauto attraverso il quale il sussurro del tempo si trasforma in musica.
E quando lavorate con amore, voi stabilite un legame con voi stessi, con gli altri e con Dio.
E cos’è lavorare con amore? È tessere un abito con i fili del cuore, come se dovesse indossarlo il vostro amato.
È costruire una casa con dedizione, come se dovesse abitarla il vostro amato.
È spargere teneramente i semi e mietere il raccolto con gioia, come se dovesse goderne il frutto il vostro amato.
È diffondere in tutto ciò che fate il soffio del vostro spirito.”

“Spesso vi ho udito dire, come se parlaste nel sonno, che chi lavora il marmo e scopre la propria anima configurata nella pietra è più nobile di chi ara la terra. E che chi afferra l’arcobaleno e lo stende sulla tela in immagine umana è più di chi fabbrica sandali per i nostri piedi.
Ma io vi dico, non nel sonno ma nel vigile e pieno mezzogiorno, che il vento parla dolcemente alla quercia gigante come al più piccolo filo d’erba. E che è grande soltanto chi trasforma la voce del vento in un canto raso più dolce dal proprio amore.
Il lavoro è amore rivelato.”

“Vorrei che poteste vivere della fragranza della terra, e che la luce vi nutrisse in libertà come una pianta.
Ma poiché per mangiare uccidete, sia allora il vostro un atto di adorazione.
E quando addentate una mela, ditele nel vostro cuore: i tuoi semi vivranno nel mio corpo, e i tuoi germogli futuri sbocceranno nel mio cuore.”

“Quando l’amore vi chiama, seguitelo, sebbene le sue vie siano difficili ed erte.
E quando vi parla, credetegli.”

“L’amore nulla dona se non se stesso.
L’amore non possiede, né vuol essere posseduto.
Poiché l’amore basta all’amore.”

“Dovreste dire: io sono nel cuore di Dio.
E non pensate di poter dirigere il corso dell’amore, giacché se vi trova degni è l’amore che dirige il vostro corso.”

“Non affrettiamoci a chiamare gli altri cattivi, poiché il cattivo non è che il buono torturato dalla fame e dalla sete.
In verità, quando il buono è affamato cerca il cibo anche in una caverna buia.
E quando è assetato beve anche acqua morta.
Siete buoni quando siete in armonia con voi stessi. Tuttavia, quando non siete una cosa sola con voi stessi, non siete cattivi.
Una nave senza timone può errare senza meta tra isole pericolose.
Siete buoni quando procedete verso la meta decisi e con passo sicuro. Tuttavia, non siete cattivi quando vagate qua e là zoppicando.
Anche chi zoppica procede in avanti.”

“Non dobbiamo avere paura della morte, poiché la vita e la morte sono una cosa sola, come una sola cosa sono il fiume e il mare.
Come potremo scoprire il segreto della morte se non cercandolo nel cuore della vita?
Che cos’è morire se non stare nudi nel vento e disciogliersi al sole?
Solo quando berrete al fiume del silenzio potrete davvero cantare.”

“Addio, popolo di Orfalese.
Paziente è il capitano della mia nave, e le vele sono inquiete.
I marinai udiranno il coro del mare e non aspetteranno più a lungo.
Tornerò a voi, non dimenticatemi. Tra breve, il mio anelito raccoglierà polvere e saliva per un altro corpo. Tra breve, un attimo di calma nel vento, e un’altra donna mi partorirà.
Addio a voi e alla giovinezza trascorsa con voi. Appena ieri ci incontrammo, ma ora è volato via il sonno. Il nostro sogno è finito e dobbiamo separarci.
Se ancora una volta ci incontreremo nel crepuscolo della memoria, parleremo nuovamente insieme, e il canto che voi intonerete sarà allora più profondo.”

In conclusione, The prophet è un'opera cinematografica se non imperdibile quasi, e che ha il vantaggio di poter essere proposta anche ai bambini, per la sua bellezza sia visiva sia educativa.

Fosco Del Nero



Titolo: The prophet (The prophet - Kahlil Gibran's the prophet.).
Genere: animazione, fantastico, commedia, drammatico, esistenziale.
Regista:  Roger Allers.
Anno: 2014.
Voto: 8.5.
Dove lo trovi: qui.