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Nella vita bisogna avere il coraggio di volare

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L'unico posto in cui puoi trovare la forza è dentro di te

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Ogni tanto ricordati di amare qualcuno

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Se vuoi cambiare il mondo, inizia a darti da fare tu stesso

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Sai ancora sorprenderti dell'esistenza?

Corso di esistenza

mercoledì 7 ottobre 2020

The zero theorem - Tutto è vanità - Terry Gilliam

È curioso come uno dei membri dei Monty Pithon, il famoso gruppo comico inglese, sia poi divenuto un regista specializzato in film a forte contenuto simbolico: ovviamente sto parlando di Terry Gilliam, il quale peraltro era l’unico americano nel gruppo comico britannico, e ch'era anche l’autore dei cartoni animati che spesso animavano, a livello di sigla o di scene vere e proprie, i film dei Monty Pithon, da Brian di Nazareth a Il senso della vita.

Non è un caso che nel blog son già passati vari film di Terry Gilliam, a cominciare dal bellissimo Brazil, e passando per i vari L'esercito delle dodici scimmie, Parnassus - L'uomo che voleva ingannare il diavolo, Le avventure del Barone di Munchausen, JabberwockyLa leggenda del re pescatore, I banditi del tempo, Tideland - Il mondo capovolto… disposti in ordine di mio gradimento e non sempre efficaci, sempre a mio avviso: l’ultimo ad esempio non mi era piaciuto per niente, mentre i tre precedenti così così.

Il film recensito quest’oggi è The zero theorem - Tutto è vanità, uscito nel 2013 e penultimo lavoro del regista americano, seguito a distanza di cinque anni e di recente da  L'uomo che uccise Don Chisciotte (che non ho visto).

Quanto al genere di The zero theorem - Tutto è vanità, siamo nella fantascienza distopica, con ambientazioni che non a caso ricordano molto Brazil per un verso, L'esercito delle dodici scimmie da un altro, ma anche Il quinto elemento (quest’ultimo film del francese Luc Besson)… ma c’è anche un pizzico di Matrix nella figura dell’eletto-prescelto-essere speciale (per quanto con Gilliam i protagonisti-prescelti siano solitamente bizzarri e strani e decisamente meno eroici che non in Matrix).

A confermare quanto detto in apertura sul regista, il film non fa in tempo ad iniziare, e già si è immersi da simbolismi, di cui elemento qualcosa in ordine sparso: l’universo, un buco nero, una chiesa, il pavimento a scacchi, la dualità buio-luce, una statua della Madonna, citazioni di buddhismo e altre religioni, un grande occhio, la grande corporazione che controlla tutto quanto da dietro le quinte, il corpo di Gesù (ma con una telecamera al posto della testa… e il corpo a un certo punto crolla dalla croce).

Le stesse frasi che mi son segnato per riportarle in recensione parlano molto chiaro per chi sa cogliere i loro significati più o meno nascosti.

“Viviamo in un mondo caotico che ci confonde: così tante possibilità, così poco tempo.
Di che cosa abbiamo bisogno?”

“Accettiamo di stare in questo posto disgustoso solamente per paura di perdere la nostra chiamata.
Dobbiamo essere a casa per ricevere la chiamata.”

“Tutto è sotto controllo”

“Noi lavoriamo con dati esoterici che hanno vita propria.”

“Nel momento in cui nasciamo, tutti iniziamo un po’ a morire.
Prima o poi, che siano mendicanti o re, la morte è la fine di tutte le cose.”

“La natura e l’origine della nostra chiamata resta per noi la quintessenza del mistero.
Noi speriamo che essa ci fornirà uno scopo per dare senso a tutte il tempo che abbiamo vissuto senza.”

“Lei non si fida del direttore?
Ogni cosa torna al nulla.”

“Hai idea di che cosa stai facendo?”
“Non m’importa, io voglio solo la chiamata.
Puoi informare il direttore che desidero ricevere la chiamata e che la voglio adesso?”
“Sì, riceverai la tua chiamata. Calmati ora, sei un fascio di nervi; non puoi lavorare così; non riceverai mai la tua chiamata se continui ad essere così teso.”

“Adesso ti faccio vedere dove diamo la caccia alle entità.”

“Tu sei unico.
Tu sei il prescelto.”

“È questo quello che hai dentro?
Ma come puoi vivere con un vuoto del genere?”

“La verità non è mai piacevole… ma come dice il mio vecchio ti dà la libertà di scelta.”

“Io sono solitario, ma mai solo.”

“Io so chi sei.
E tu?”

Prima che mi dimentichi, ecco la trama di The zero theorem - Tutto è vanità: in un futuro iper-tecnologico e super-controllato, la corporazione Mancom vigila su tutto grazie a una rete di telecamere sparse ovunque, anche dentro le case delle persone (…). In tale scenario si muove Qohen Leth (Christoph Waltz; Bastardi senza gloriaDjango unchainedBig eyes), un hacker che lavora per la corporazione ma ne subisce l’impatto dittatoriale, laddove lui vorrebbe, da buon misantropo, stare per conto suo… nella sua bella chiesa sconsacrata che ora è la sua affascinante ma un po’ inquietante abitazione.
Il suo lavoro ufficiale, che deve rispondere a serrati ritmi di produzione, non è però la cosa cui tiene di più: egli infatti attende spasmodicamente “la chiamata”, che formalmente sarebbe una telefonata con delle risposte-informazioni importanti, ma che simbolicamente è una sorta di illuminazione.
All’interno della sua vita entrano il suo supervisore Joby (David Thewlis; Harry Potter e il prigioniero di Azkaban, Stonehearst Asylum, Sette anni in Tibet) e la bella Bainsley (Mélanie Thierry), che sembra una sorta di “prostituta multimediale”, e poi anche il giovane Bob, figlio prodigio del Direttore della corporazione (Matt Damon; Dogma, La leggenda di Bagger Vance, I guardiani del destino, Elysium, Rounders - Il giocatore, Hunting - Genio ribelle), hacker ancora più bravo di Qhen. Senza dimenticare la Dottoressa Shrink-Rom (Tilda Swinton; The beach, Solo gli amanti sopravvivono, Il curioso caso di Benjamin Button, Burn after reading - A prova di spiaIl ladro di orchidee), che assiste Qohen in sedute di psicoterapia anch’esse multimediali.
A Qohen vien svelato che lui è stato scelto in quanto unico e speciale, ma egli scoprirà anche di esser vittima di una sorta di grande raggiro…

Al di là della trama del film, esso dietro le quinte parla di ricerca interiore che si scontra col mondo esteriore, e della dicotomia tra realtà e finzione, che avevano esplorato lo stesso Brazil e L'esercito delle dodici scimmie, ma anche Parnassus - L'uomo che voleva ingannare il diavolo. Altro tema è quello dello scontro tra fede interiore e caos universale... in salsa tecnologica e da social network.

Nel complesso, The zero theorem - Tutto è vanità è un film complesso da giudicare: esteticamente è molto bello, nei colori e nella scenografia. I dialoghi hanno grande simbolismo e presentano a tratti immense profondità, pur se alternati a dialoghi e scene di profilo assai più basso. Il problema principale rimane nella struttura non ben unitaria della sceneggiatura, che non pare ben amalgamata nel suo insieme.
Di mio lo valuto positivamente per la bellezza visiva e simbolica che propone, ma son conscio del fatto che la gran parte degli spettatori lo considererebbe confuso, disomogeneo e bizzarro.

Chiudo con una frase del film assai curiosa; anzi, una domanda e una risposta.

“Che cosa fai?”
“Sgranocchio le entità.”

Fosco Del Nero



Titolo: The zero theorem - Tutto è vanità (The zero theorem).
Genere: fantastico, fantascienza, distopico.
Regista: Terry Gilliam.
Attori: Christoph Waltz, Melanie Thierry, Matt Damon, Tilda Swinton, Ben Whishaw, Peter Stormare, David Thewlis, Lucas Hedges, Dana Rogoz, Sanjeev Bhaskar, Emil Hostina, George Remes, Tudor Istodor, Radu Andrei Micu, Naomi Everson.
Anno: 2013.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.




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