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Nella vita bisogna avere il coraggio di volare

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L'unico posto in cui puoi trovare la forza è dentro di te

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Ogni tanto ricordati di amare qualcuno

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Se vuoi cambiare il mondo, inizia a darti da fare tu stesso

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Sai ancora sorprenderti dell'esistenza?

martedì 17 gennaio 2017

Medicus - The physician - Philipp Stölzl (film avventura

Quest’oggi recensisco un film davvero bello, suggeritomi qualche tempo addietro da una mia lettrice: parlo di Medicus - The physician, film talmente tanto bello… che è stato portato in Italia con un certo ritardo, tanto che al tempo l'ho trovato solo sottotitolato, e non doppiato.

Si tratta peraltro di un film tratto da un libro, il romanzo Medicus di Noah Gordon.

Parto subito con la trama sommaria: siamo nell’XI secolo e il piccolo Robert Cole, bambino che vive in un paesino nelle campagne dell’Inghilterra, scopre di avere un talento particolare proprio allorquando la madre muore, lasciando lui e i suoi due fratelli soli.
I due fratellini minori vengono presi da un uomo della zona, mentre Robert viene lasciato a se stesso… e al talento per cui sente se qualcuno sta per morire toccandolo sul petto, talento che cerca di mettere a frutto seguendo un cerusico itinerante, ossia una sorta di medico ante-litteram.
Molto ante-litteram, per così dire, tanto che, diventato ragazzo e giovane uomo, a Rob non basta più il poco sapere del suo ormai amico-padre adottivo Barber, e, saputo di un eccezionale medico orientale, Ibn Sina, che vive a Isfahan, nell’allora Persia, decide di recarsi fin lì per apprendere da lui l’arte medica e guarire più gente possibile, dal momento che questa è la sua vocazione.
Per far ciò, arriva a fingersi ebreo, giacché gli vien detto che in Persia gli ebrei sono tollerati, mentre i cristiani fanno una brutta fine.
Comincia così l’epopea di Robert Cole, che lungo il viaggio “diviene” Jesse Ben Benjamin, il nome ebreo che si è scelto per sé e per il suo percorso.

Medicus - The physician tiene fede al suo titolo, e racconta di come il protagonista della storia sia diventato medico, ciò che detto così potrebbe sembrare cosa assai banale, ma esso vi tiene fede in modo assolutamente avventuroso, coinvolgente e ispirante, tanto che il film è in assoluto uno tra i più belli che abbia visto nell’ultima decade.

Merito senza dubbio degli attori protagonisti: il coraggioso, affettuoso e un po’ guascone Tom Payne, il carismatico e sereno Ben Kingsley, la bella e sognatrice Emma Rigby, passando per tutti gli altri. 
Ma più che agli attori, pur bravi, il film deve la sua bellezza a una fotografia incantevole, di rara bellezza, cui si uniscono di seguito scenografia e sceneggiatura a rendere il tutto un unicum davvero compatto, credibile e affascinante.

E, cosa che lo impreziosisce ulteriormente, ricco di contenuti esistenziali, che si respirano in tutta la storia, pur non elicitati, e che a volte vengono proprio detti a voce alta.
Ecco alcune frasi estrapolate dal film.

“Immagina le sfere dell’universo come cerchi concentrici che si muovono uno dentro l’altro.
Il sommo Aristotele affermava che la frizione creata da questo movimento genera un suono, che ha chiamato ‘la musica delle sfere’.
A volte, in una notte molto silenziosa, se si ascolta con molta attenzione, il suono risulta udibile, anche agli esseri umani.”

“Esistere lo si deve all’esistenza.
L’esistenza non è la conseguenza dell’esistere, ma un sine qua non di quest’ultimo.

“Sia benedetto Dio per la pienezza del creato.”

“Di questa vita dobbiamo cogliere quanto possiamo.”

“I musulmani, gli ebrei e i cristiani dubitano dell’immortalità dell’anima e vogliono portare con sé le loro ossa, per ogni evenienza.”
“Così a te non importa del tuo corpo?”
“Perché Dio dovrebbe preoccuparsi della buccia, se può cogliere il frutto che c’è dentro?”

“Grazie, maestro, per tutto quello che mi hai insegnato.”
“Grazie, Rob, per tutto quello che hai imparato.”

“Non c’è nulla di cui aver paura.
La morte non è altro che una soglia da oltrepassare.”

Unico neo del film: una certa e solita visione occidental-centrica per cui il buono è il cristiano coraggioso, gli ebrei sono un po’ così ma sono tollerabili, mentre i cattivi sono invariabilmente i fanatici musulmani… cosa che dimentica che vi sono stati e vi sono tuttora fanatici in ogni religione e che certo contribuisce poco alla fratellanza tra le genti e alla non violenza.

Il peccato però è veniale e peraltro può essere ricondotto al voler tratteggiare (anche se in modo probabilmente non oggettivo) la cultura di quei tempi e di quei luoghi… mentre rimane come dato certo la grande bellezza visiva e interiore che offre Medicus - The physician.

Fosco Del Nero



Titolo: The physicyan (Der medicus).
Genere: avventura, drammatico, esistenziale.
Regista: Philipp Stölzl.
Attori: Tom Payne, Ben Kingsley, Stellan Skarsgård, Emma Rigby, Olivier Martinez, Michael Jibson, Elyas M'Barek, Dominique Moore, Makram Khoury, Fahri Yardim,Michael Marcus, Adam Thomas Wright, Manuela Biedermann.
Anno: 2013.
Voto: 8.5.
Dove lo trovi: qui.

Jerry Maguire - Cameron Crowe (film drammatico)

Il film recensito quest’oggi è Jerry Maguire… che a dire il vero, come spesso mi capita, non mi ricordo come mai mi fossi segnato, ma tant’è: l’ho visto ed ecco qui la recensione.

Nonostante la sua carriera chilometrica, non sono tanti i film che ho visto con protagonista Tom Cruise, tanto che quelli recensiti nel blog sono solo i seguenti: Vanilla sky, Eyes wide shut, Oblivion e La guerra dei mondi.

Quanto agli altri due protagonisti del film, va loro ancora peggio: Renée Zellweger (Io, me & Irene, Chicago, Abbasso l'amore, Il diario di Bridget Jones) non si è ancora vista, mentre Cuba Gooding Jr. si è visto un poco di più: Al di là dei sogni, Instinct - Istinto primordiale, Qualcosa è cambiato.

Jerry Maguire peraltro è un film premiato sia con candidature e con vittorie in Oscar e Golden Globes… anche se a dire il vero non ne capisco il perché.

D’accordo, il trio di attori protagonisti sa il fatto suo (e finalmente vedo Renée Zellweger come una vera donna, e non con le macchiette che le ho visto fare in quasi tutti gli altri film!), però essenzialmente il film si basa su una sceneggiatura davvero banale e priva di mordente, che in pratica si può riassumere nel topos letterario dell’uomo che perde qualcosa e poi lo riconquista.

Ecco in sintesi la trama di Jerry Maguire: Jerry è un procuratore sportivo di grande successo… il top del settore, potremmo dire, ammirato da tutti.
Un giorno, però, egli si rende conto di aver lasciato alle spalle i veri valori della vita, tra cui il rispetto per la vita umana e per gli affetti, per cui decide di cambiare rotta.

Cosa che gli costa una forte perdita di prestigio, nonché un licenziamento da parte dell’azienda per cui lavorare e di cui fino a quel momento era stato un pilastro.
Cerca così di dare un nuovo inizio alla sua vita, peraltro appesantita anche dalla rottura con la sua fidanzata storica, ma gli unici a seguirlo nella sua nuova avventura sono da un lato la segretaria Dorothy Boyd, e dall’altro l’atleta Rod Tidwell.

Il film in pratica è il racconto della ripresa dell’uomo Jerry Maguire, dal punto i vista professionale e sentimentale… col tutto che si sa già fin dall’inizio come evolverà e che non propone sorprese o profondità di sorta.

Insomma, Jerry Maguire è un prodotto ben compilato, per carità di Dio, ma che non ha valore oltre alla buona tesi compilativa, per così dire.
Per trovare bellezza o contenuti di maggiore importanza – oltre a quelli di una storia qualunque tra dramma, commedia e buoni sentimenti – occorre rivolgersi altrove.

Fosco Del Nero



Titolo: Jerry Maguire (Jerry Maguire).
Genere: drammatico, sentimentale.
Regista: Cameron Crowe. Attori: Tom Cruise, Renée Zellweger, Cuba Gooding Jr., Kelly Preston, Jerry O'Connell, Jay Mohr, Bonnie Hunt, Regina King, Jonathan Lipnicki, Todd Louiso, Mark Pellington.
Anno: 1996.
Voto: 5.5
Dove lo trovi: qui.

martedì 10 gennaio 2017

Dio esiste e vive a Bruxelles - Jaco Van Dormael (film fantastico)

Spesso ho sottolineato come io ami il cinema francese, che trovo ispirato, divertente e delicato, decisamente più elegante ed originale del cinema nostrano (certo, non si può generalizzare, ma il concetto è quello).

Parente stretto del cinema francese è il cinema belga; stretto non solo per la lingua in comune (almeno, parzialmente in comune nel dualismo tra parte vallona-francese e parte fiamminga-olandese), ma anche per la cultura (pure questa almeno parzialmente in comune), come evidenzia il film recensito quest’oggi: Dio esiste e vive a Bruxelles, composto di un misto di attori belgi e francesi (i più noti sono la francese Catherine Deneuve, già recensita in 8 donne e un mistero e in La mia droga si chiama Julie, e la belga Yolande Moreau, già recensita ne Il favoloso mondo di Amelie e ne L’esplosivo piano di Bazil).

Ma passiamo subito alla trama di Dio esiste e vive a Bruxelles, a dir poco originale: Dio (Benoît Poelvoorde) esiste effettivamente sotto forma di personalità, e anzi in perfetto corpo umano… e non solo esiste, ma abita a Bruxelles, insieme alla moglie (Yolande Moreau) e alla figlia secondogenita Ea (la giovanissima e bravissima Pili Groyne).
Quanto al figlio primogenito, Gesù (intepretato tra l’altro dall’italiano David Murgia), se n’è andato da tempo da casa… cosa che progetta di fare anche la giovanissima Ea, pur ancora bambina, sempre più insofferente alle angherie e alle prepotenze del padre, personaggio davvero burbero e cattivo.

Ecco che così, consigliata in questo anche da Gesù, che ogni tanto compare sotto forma di statue che prendono a muoversi e a parlare, la piccola Ea progetta la sua fuga da casa, nonché la ricerca di nuovi apostoli… e giacché c’è scombussola l’intero pianeta comunicando a ogni persona (tramite la ricezione di un sms!) la propria data di morte.

Lo scopo finale è la scrittura del Nuovo Nuovo Testamento, per il quale Ea si avvarrà della collaborazione di un barbone, presto eletto al rango di scriba.

In conclusione, Dio esiste e vive a Bruxelles è un film che vale la pena di vedere, peraltro diretto da quel Jaco Van Dormael (belga anche lui) già regista dell’altrettanto innovativo e apprezzabile Mr. Nobody… ed evidentemente qua siamo di fronte a del talento, e non solo a un colpo fortunato.
Nel caso, buona visione.

Fosco Del Nero



Titolo: Dio esiste e vive a Bruxelles (Le tout nouveau testament).
Genere: fantastico, surreale, commedia.
Regista: Jaco Van Dormael.
Attori: Pili Groyne, Benoît Poelvoorde, Catherine Deneuve, François Damiens, Yolande Moreau, Laura Verlinden, Serge Larivière, Didier de Neck, Marco Lorenzini, Romain Gelin, Anna Tenta.
Anno: 2015.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.

martedì 3 gennaio 2017

Melinda e Melinda - Woody Allen (film commedia)

Sono pressoché sicuro di aver già visto Melinda e Melinda, film di Woody Allen del 2004, però nel blog non era ancora recensito, per cui probabilmente l’ho visto molti anni fa, prima dell’apertura del blog stesso.
Poco male, ecco qua la recensione.

Intanto la premessa è che sto andando ad esaurire tutta la filmografia di Woody Allen, impresa non da poco per via di tutti i film che ha diretto.
Dovrei esserci quasi, comunque, e per l’appunto Melinda e Melinda dovrebbe essere uno dei pochi esemplari non ancora recensiti (cioè, ora è recensito, ma ci siamo capiti).

Il film parte tra l’altro non direttamente, ma con una cornice introduttiva: degli amici ad una cena (la classica cena alleniana ricca di citazioni, cultura, psicologia e ovviamente ego) discutono sul valore del dramma e della commedia, divisi anche dal fatto che uno di essi scrive testi drammatici, e l’altro al contrario commedie umoristiche.
Un terzo amico illustra allora un episodio realmente accaduto, fatto che fornisce ai due autori teatrali l’occasione per “sceneggiare” la storia, ognuno a suo modo.

Ed ecco che Melinda e Melinda, come fedelmente suggerisce il nome, non è una storia, ma due storie… o, quantomeno, una storia raccontata in due modi diversi, man mano sempre più divergenti l’uno dall’altro, ma comunque sempre in contatto tra di loro, tanto che diversi spunti e gag vengono comunque mantenuti nell’una e nell’altra storia, pur se attribuiti a personaggi differenti.

Il film, è evidente, sa molto di esperimento… e devo dire che è un esperimento riuscito bene, per quanto non riproposto nuovamente in seguito, giacché le due storie si fanno seguire bene entrambe, e la curiosità di vederle ogni tanto incrociare aggiunge verve al tutto.

Ecco la trama sommaria di ambo le storie.
Versione drammatica: Melinda (Radha Mitchell; Pitch black, Il mondo dei replicanti) è una donna piuttosto controversa, per non dire proprio perturbata. Ha mandato all’aria una vita agiata con marito medico e due figli per via di un suo tradimento, ha poi tentato il suicidio, e anni dopo si fa vedere all’improvviso durante una cena a casa dell’amica Laurel (Chloe Sevigny; Boys don't cry, Party monster, Broken flowers), che la ospiterà e inizierà a frequentare Ellis (Chiwetel Ejiofor; Inside man, I figli degli uomini), un pianista, che però...

Versione comica: Melinda (sempre Radha Mitchell) piomba a casa di Hobie (Will Ferrell; Zoolander) e Susan (Amanda Peet; FBI - Protezione testimoni, X-Files - Voglio crederci), sempre durante una cena, dopo aver preso molti sonniferi.
Col tempo diventa molto amica di Hobie, ma proprio mentre lui si è reso conto di cosa prova, lei si invaghisce di Joan (Shalom Harlow), anche questo pianista… e i due, ora coppia, cercheranno poi di sistemare Hobie con una supermodella… ma le cose andranno in modo inaspettato.

Melinda e Melinda propone il classico Woody Allen, classico davvero in tutto in questo film: una sceneggiatura accattivante, momenti di fine umorismo, personaggi ben tratteggiati, turpe psicologiche a tutto spiano, colonna sonora jazz, le solite stradine e i soliti localini di New York, e i soliti dialoghi di ambizioni brillanti tra musica, arte, cinema, politica, psicologia nichilista.

Davvero Woody Allen all’essenza… cosa che fa sorridere visto sullo schermo, ma che indubbiamente farebbe meno sorridere da avere vicino, lui o i suoi personaggi tutti più o meno nevrotici.

Sta di fatto che siamo davanti allo schermo, per cui Melinda e Melinda si prende un bel sette: non è uno dei migliori prodotti di Allen, ma si fa rispettare, e comunque ha come competitor per i primi gradini del podio film come Amore e guerraLa dea dell’amoreManhattanLa maledizione dello scorpione di giadaIl dormiglione, etc.

Fosco Del Nero



Titolo: Melinda e Melinda (Melinda & Melinda).
Genere: commedia, drammatico, sentimentale.
Regista: Woody Allen.
Attori: Will Ferrell, Radha Mitchell, Stephanie Roth Haberle, Chloë Sevigny, Chiwetel Ejiofor, Josh Brolin, Amanda Peet, Shalom Harlow, Steve Carell, Larry Pine, Neil Pepe.
Anno: 2004.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.

mercoledì 28 dicembre 2016

Stripes - Un plotone di svitati - Ivan Reitman (film comico)

Il trio Bill Murray-Harold Ramis-Ivan Reitman, il primo attore, il secondo attore e regista, e il terzo regista, ha prodotto (solitamente abbinati l’uno all’altro, o magari girati di posto, con Ramis a volte attore e a volte regista) cose davvero ispirate negli anni "80, rimanendo letteralmente nella storia del cinema per film come Ghostbusters o Ricomincio da capo.

Ecco perché ogni tanto vado a vedermi qualche loro vecchio film, inevitabilmente meno famoso…

… e per un buon motivo, spesso, giacché i personaggi in questione hanno realizzato anche prodotti davvero mediocri, per usare un aggettivo quasi elogiativo, per non dire proprio demenziali, come il film recensito oggi: Stripes - Un plotone di svitati.
Che si aggiunge peraltro ad altri film davvero scarsi, come Polpette, Palla da golf, etc.

Vabbè, non può essere tutto oro…

Giacché ci siamo aggiungo peraltro che al gruppetto a volte si aggiungono altri personaggi assai famosi in quella decade statunitense, come John Candy (Io e zio Buck) o come Dan Aykroyd (un altro “acchiappafantasmi”, noto anche come "blues brother").

Ma ecco la trama di Stripes - Un plotone di svitati: John Winger (Bill Murray) è una specie di sbandato, non ha uno scopo nella vita e non riesce a tenersi lavoro e donna… ragion per cui, nel cercare di dare una svolta alla sua esistenza, decide di arruolarsi nell’esercito degli Stati Uniti, e coinvolge in tale impresa il suo amico Russell Ziskey (Harold Ramis), più posato e intellettuale, mentre John è il classico guascone combinaguai.

E si viene a creare una combinazione poco felice, una volta arruolatosi, con il sergente Hulka, a sua volta il tipico sergente di ferro dell’esercito.

Questo è il motivo per cui il corso di addestramento non va poi così tanto bene (anche perché i due si distraggono spesso con due ragazze conosciute sul posto), tanto che l’intero gruppo rischia di doverlo ripetere… a meno che un certo evento non vada davvero bene.

La trama è davvero semplice, e in essenza il film si regge tutto sulle battute e sulle improvvisazioni di Murray e dei suoi sparring partner… risultando però davvero meno efficace di altri prodotti similari, forse più strutturati e brillanti, in cui tali improvvisazioni avevano una ragione d’essere in quanto impreziosivano, senza però dover per forza essere esse stesse l’essenza del film.

Stando così le cose, Stripes - Un plotone di svitati di Ivan Reitman è un filmetto davvero da poco, che oscilla tra comico e demenziale, e oscilla male a mio avviso, con Bill Murray davvero sprecato per quello che in seguito ha dimostrato di saper fare.

Insomma, piuttosto meglio rivedersi Ghostbuster per la dodicesima volta…

Fosco Del Nero



Titolo: Stripes - Un plotone di svitati (Stripes).
Genere: comico.
Regista: Ivan Reitman.
Attori: Bill Murray, Harold Ramis, John Candy, Warren Oates, Sean Young, Judge Reinhold, Roberta Leighton, Dave Thomas, Timothy Busfield, John Diehl, John Larroquette, P.J. Soles.
Anno: 1981.
Voto: 4.
Dove lo trovi: qui.

martedì 27 dicembre 2016

Sin City - Una donna per cui uccidere - Byron Haskin (film drammatico)

Anni fa avevo recensito Sin City, l’esperimento cinematografico targato Robert Rodriguez-Frank Miller, adattamento visivo della graphic novel omonima…

… piuttosto ben riuscito, e anzi vero e proprio gioiello per gli occhi.  
Il ricco cast, tra l’altro (tra gli altri, Jessica Alba, Rosario Dawson, Elijah Wood, Bruce Willis, Benicio Del Toro, Brittany Murphy, Clive Owen, Mickey Rourke, etc), risultava una componente ulteriore di bellezza e bravura, col tutto che, perfettamente eseguito, lasciava un solo margine di dubbio: al singolo spettatore piace quello stile mix di azione, dramma, sentimenti, splatter e senso del grottesco.

A me era piaciuto, da cui la visione di questo secondo episodio, che peraltro si è fatto attendere per ben nove anni, complici problemi vari di budget.

I registi sono i medesimi due, e il cast è in parte confermato: ci sono Mickey Rourke (Rusty il selvaggio, 9 settimane e ½, Orchidea selvaggia, Sin City), Jessica Alba (Sin City, Tutte pazze per CharlieLove guru, I fantastici quattro), Rosario Dawson (Percy Jackson e gli Dei dell’Olimpo, Sette anime, Men in black 2), Bruce Willis (L'esercito delle dodici scimmie, Il mondo dei replicanti, FBI - Protezione testimoniIl quinto elemento, La morte ti fa bella, Faccia a faccia), mentre tra i “nuovi” si fanno notare i bravi Eva Green (Dark shadows, La bussola d'oro, The Dreamers - I sognatoriCasino royale), Joseph Gordon-Levitt (500 giorni insieme, Inception, Looper - In fuga dal passato, Una famiglia del terzo tipo), la prima solita femme fatale (stavolta più fatale che mai, e più spogliata che mai), il secondo il solito giovane uomo di talento.

Il film è suddiviso in quattro episodi, che come facilmente intuibile si mischiano per personaggi e ambientazioni, risultando qualcuno più efficace e qualcuno meno efficace.
Nel dettaglio, tali episodi sono i seguenti quattro:
- Una donna per cui uccidere,
- Solo un altro sabato sera,
- Quella lunga, brutta notte,
- La grossa sconfitta.

Per farla breve, tra di essi ho preferito il primo episodio, anche perché tra i vari personaggi quello di Mickey Rourke e quello di Eva Green bucano proprio lo schermo, e in esso sono presenti entrambi… mentre non mi ha convinto il finale dell’episodio con protagonista Joseph Gordon-Levitt, ma era quello, per cui tant’è.

Nel complesso, Sin City - Una donna per cui uccidere mi è piaciuto, e non poteva essere altrimenti considerando la mole di bellezza visiva che propone, nonché il talento che c’è dentro...
… ma questo seguito senmplicemente non è all’altezza del primo film, da cui la valutazione meno elogiativa.

Comunque, sono certo che chi ha apprezzato il primo Sin City si sarà guardato anche Sin City - Una donna per cui uccidere.

Fosco Del Nero



Titolo: Sin City - Una donna per cui uccidere (Sin City: a dame to kill for).
Genere: drammatico, sentimentale, azione, grottesco.
Regista: Frank Miller e Robert Rodríguez.
Attori: Mickey Rourke, Jessica Alba, Eva Green, Joseph Gordon-Levitt, Josh Brolin, Rosario Dawson, Bruce Willis, Powers Boothe, Dennis Haysbert,Ray Liotta, Stacy Keach, Jaime King, Christopher Lloyd.
Anno: 2014.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: qui.

martedì 20 dicembre 2016

La guerra dei mondi - Byron Haskin (film fantascienza)

Ogni tanto mi guardo qualche vecchissimo film, e con vecchissimo intendo proprio vecchissimo, degli albori del cinema.
Finora i film più antichi che ho visto sono stati i classici Metropolis e Faust
… e quest’oggi segue un altro grande classico (che segue a sua volta un altro classico: Il signore delle mosche), per quanto non così vetusto: il celeberrimo La guerra dei mondi tratto dal romanzo di Herbert Wells, che peraltro è stato rimesso su schermo anche in tempi recenti, nel 2005 (il La guerra dei mondi con protagonisti Tom Cruise e Dakota Fannig).

Il remake spielberghiano-cruisiano non mi aveva entusiasmato troppo, tanto da avere una valutazione nettamente mediocre, mentre speravo vivamente nell’originale, che in questi casi di solito, nonostante il tempo passato, dà alcune lunghezze al suo remake.

In questo caso, però, non ho visto tale fattore, e anzi mi sono trovato di fronte a un film non troppo coinvolgente, e anzi davvero poco credibile in tante fasi della sua sceneggiatura, a cominciare col modo in cui si risolve il forte squilibrio tecnologico a favore degli stranieri, per continuare col tipico stereotipo dell’eroe americano senza macchia, supercoraggioso e pure parecchio ottuso, e per finire con la componente religiosa decisamente fuori luogo, per non dire proprio immatura e infantile (Dio che parteggia per una razza piuttosto che per l’altra e fa vincere una, roba davvero da infanti).

Insomma, mi sa tanto che il genere dell’invasione aliena è uno di quelli che, dai suoi primordi, ha fatto passi da gigante in avanti, giacché a mio avviso tra questo La guerra dei mondi e un successivo Indipendence day c’è un vero e proprio abisso… anche se pure qui abbondano i supereroi americani e il modo improbabile in cui le cose si risolvono a favore degli essere umani, ma vabbè.

Tornando al film di Byron Haskin, dopo averne parlato male ne accenno brevemente la trama per chi non la conoscesse: un bel giorno i marziani arrivano sulla Terra, alla ricerca di un pianeta abitabile, e ovviamente ben disposti ad eliminare qualunque razza autoctona per impossessarsene. Il tutto inizia con lo schianto in California di un presunto asteroide, che però si rivela essere una navicella aliena, che inizia la guerra e l’invasione del pianeta Terra.
Ad osservare il fenomeno, vi è il protagonista del film, lo scienziato Clayton Forrester, veterano del Progetto Manhattan (e già piazzare come protagonista un presunto sviluppatore della bomba atomica utilizzata nella Seconda Guerra Mondiale rivela il livello di partigianeria e di infantilismo della storia), cui si unisce ben presto la professoressa Sylvia Van Buren, presente sul posto in compagnia dello zio, il pastore Matteo Collins.
Da lì prende le mosse la storia, che man mano si allarga agli interi Stati Uniti e al mondo intero, con gli alieni nettamente più forti e inarrestabili… fino al “colpo di scena” finale, ammesso che si possa chiamare così quella specie di cosa che è stata piazzata come finale.

Andando a concludere, ribadisco che il mio scarso gradimento non deriva dal fattore “vecchiaia”, cosa che inevitabilmente lascia degli strascichi a livello di bellezza visiva e di efficacia degli effetti speciali (per i quali comunque il film ha vinto l’Oscar), ma proprio a livello di trama, di personaggi e di dialoghi, cose nelle quali il film rivela tutta la sua semplicità… e stavolta uso il termine in senso negativo.

In definitiva, ci sono vecchi film che invecchiano bene e altri che invecchiano male, e La guerra dei mondi mi pare appartenere a questa seconda categoria... sperando che i suoi appassionati storici mi perdonino la mia sincerità.

Fosco Del Nero



Titolo: La guerra dei mondi (The war of the worlds).
Genere: fantascienza, drammatico.
Regista: Byron Haskin.
Attori: Gene Barry,Ann Robinson, Les Tremayne, Robert Cornthwaite, Lewis Martin, Sandro Giglio, Ann Codee, Vernon Rich, Paul Birch, Jack Kruschen.
Anno: 1953.
Voto: 4.
Dove lo trovi: qui.

mercoledì 14 dicembre 2016

Tutta la conoscenza del mondo - Eros Puglielli (film grottesco)

Mi pare che mi fossi appuntato il film Tutta la conoscenza del mondo dopo aver letto online che trattava tematiche esistenziali, anche se non ne sono sicuro.

Non può essere certo per il nome del regista del film, tale Eros Puglielli che non avevo mai sentito e che in effetti ha diretto un paio di film e poi soprattutto fiction per la tv.

E non credo nemmeno sia per la presenza nel film di Giovanna Mezzogiorno, pur una delle mie attrici italiane preferite per via della sua forza e bellezza.

La prima ipotesi è quella più probabile, dunque, e vediamo come è stata affrontata la tematica esistenziale, la ricerca della verità e di qualcosa di più profondo nella vita, di cui parlano gli stessi personaggi del film.

Ma, come prima cosa, vediamo la trama di Tutta la conoscenza del mondo, col film che segue tre diverse direzioni narrative. Nella prima abbiamo Giovanna (Giovanna Mezzogiorno; L'ultimo bacio, Il viaggio della sposa, L'amore ritorna) ed Eleonora (Eleonora Mazzoni), due studentesse di filosofia decisamente agli antipodi in quanto a gusti personali, con la prima che elemosina attenzione presso il carismatico professor Perotti (Giorgio Albertazzi) e la seconda decisamente studentessa più standard.
Nella seconda seguiamo le peripezie dello zio di Giovanna, Claudio (Claudio Guain), appassionato di mistero e cultore di tematiche cospirazionistiche… nonché protagonista di un episodio bizzarro insieme al giovane Marco (Marco Bonini, ed evidentemente non si sono sforzati troppo con i nomi)…
… il quale è il protagonista a sua volta del terzo filone, quello di un giovane cantante di successo che sente però che nella vita c’è qualcosa di più importante.

Giovanna cerca il senso della vita nella cultura e nel carisma dei professori.
Lo zio lo cerca nei misteri e nelle cospirazioni.
Marco lo cerca in qualche maestro… a sua volta da cercare.

Detto questo, va detto anche che alla fine il film è decisamente più una commedia che non un film “ispirato” di genere esistenziale, ma perlomeno una cosa la mette in evidenza: chi segue le vie della mente finisce per perdersi, mentre chi si lascia andare alla vita e all’intuizione la strada la trova.

Come peraltro ben testimonia la frase finale di Tutta la conoscenza del mondo, che ne riassume un po’ il valore portante secondo il regista.
“In tutto questo tempo mi sono reso conto che la mente è uno strumento inadeguato per afferrare la realtà: è come misurare il mare a gocce, o contare le stelle dell’universo una ad una.
Basterebbe aprire gli occhi, togliere il vero dei pensieri che ci separa dalla vita e assaporare l’intima relazione di tutte le cose, anche quelle che ci sembrano più pazze e contraddittorie.
E per questo forse non basta tutta la conoscenza del mondo.”

Nel mezzo, abbiamo un film che è decisamente a basso budget, e che per tanti verso è un po’ sempliciotto (anzi, non è altro che sempliciotto), ma che comunque ha qualcosa da dire e da dare, e che anzi è uno dei pochi esempi di cinema italiano brillante degli ultimi decenni.
Questo, ovviamente, tra i film che ho visto io, e in tal senso devo dire che Tutta la conoscenza del mondo è uno dei pochi film italiani che mi ha colpito tra quelli visti negli ultimi anni… insieme probabilmente a Viva l’Italia e a L’arte della felicità.

Peccato che sia finito nel dimenticatoio, tanto che non lo avevo mai sentito nominare prima di trovarlo per caso online.
E, ribadisco, non è certo un capolavoro, ma va premiato per l’originalità e per il fatto di aver qualcosa da dare a chi lo guarda.

Menzione speciale per alcune scene davvero divertenti, ma anche per alcune frasi altrettanto valide, come le due seguenti.

“Mi è apparso un uomo di luce, o un angelo, o qualcosa del genere, che mi ha salvato la vita. E da allora io sento che la devo dedicare a qualcosa di più importante che a queste quattro cazzate, lo capisci?”

“In tutto questo tempo mi sono reso conto che la mente è uno strumento inadeguato per afferrare la realtà.”

Fosco Del Nero



Titolo: Tutta la conoscenza del mondo.
Genere: grottesco, commedia, fantastico, esistenziale.
Regista: Eros Puglielli.
Attori: Giovanna Mezzogiorno, Marco Bonini, Eleonora Mazzoni, Giorgio Albertazzi, Claudio Guain, Rolando Ravello, Cristiano Callegaro, Hal Yamanouchi.
Anno: 2001.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.

martedì 13 dicembre 2016

Il signore delle mosche - Peter Brook (film drammatico)

La recensione di oggi si riferisce a una sorta di piccolo film cult: Il signore delle mosche, il classico del 1963 diretto da Peter Brook… tratto dall’omonimo romanzo di William Golding, che peraltro ha avuto anche una con versione successiva nel 1990.

Forse la caratteristica principale de Il signore delle mosche è quella di non avere attori adulti, giacché tutti i protagonisti sono bambini o ragazzini nella prima adolescenza.

E vediamo il perché andando a tratteggiare per sommi capi la trama del film: siamo nel 1984 (evidentemente un anno al tempo assai indicato per ambientare delle società alternative, per quanto l’esempio di George Orwell sia affatto simile a questo lavoro successivo) ed è in corso una guerra atomica.
Durante una tempesta, un aereo che doveva portare alcuni rampolli britannici in Australia, in teoria al sicuro dalla guerra, precipita lungo il tragitto: gli adulti accompagnatori muoiono tutti, e così molti bambini, mentre solamente in venti circa si salvano.

Dispersi in un’isola deserta, senza adulti a dirigere i lavori, e senza sapere quanto staranno da soli e se eventualmente arriveranno i soccorsi e dopo quanto tempo, i ragazzi sono di fatto costretti a darsi una sorta di ordinamento e di organizzazione.
Le priorità sono presto decise: un fuoco sempre acceso per attirare l’attenzione di eventuali aerei di passaggio e la ricerca del cibo.
Dopo una votazione, viene nominato capo del gruppo Ralph, che sconfigge nella suddetta votazione Jack, che comunque avrà il comando del gruppo dei cacciatori, addetti per l’appunto alla ricerca del cibo.

La rivalità tra i due, il primo decisamente più ragionevole e organizzatore e il secondo decisamente più istintivo e prevaricatore, tornerà in evidenza in seguito, quando il distacco diverrà insanabile, e i due gruppi si divideranno, con tanto di episodi di violenza piuttosto gravi. 

Vi sono alcune considerazioni da fare su Il signore delle mosche.
La prima è che il film ritrae dei ragazzi-bambini, ma di fatto parla della società degli adulti, incapace di organizzarsi in modo civile e responsabile, tanto da ricorrere prima o poi alla violenza… e non a caso la storia prende le mosse da una guerra atomica su base mondiale.

La seconda considerazione è ovvia: il tema centrale del film è quello della ragione da un lato e della cieca violenza dall’altro, col film che in questo senso sembra parlare assai chiaro, e in modo pessimistico: l’essere umano è incapace di autocontrollarsi, di rispettare il prossimo e di vivere in modo civile. I ragazzi – ma, ripeto, sono più bambini che ragazzi – di fatto si trasformano tutti in selvaggi, compresi segni tribali sul corpo.

Un’altra considerazione interessante riguarda l’associazione tra la caccia, la carne, il sangue, la violenza, il disordine sociale e il non rispetto dei diritti individuali: sono proprio i “cacciatori”, assetati di violenza, di sangue e di carne, a generare tutti i problemi.
Il tema del vegetarianesimo non è affatto accennato, né il collegamento tra il cibo e le energie interiori (e quindi il carattere, e quindi il percorso destinico della persona), ma la cosa nel film è di fatto assai forte, tanto da essere impossibile non notarla.

Nel complesso, ho gradito sufficientemente Il signore delle mosche, film che in un certo senso ha fatto storia, e che è stato ripreso per certi versi da film successivi, come il recente e di buon successo Maze runner - Il labirinto.

Fosco Del Nero



Titolo: Il signore delle mosche (Lord of the flies).
Genere: drammatico, psicologico.
Regista: Peter Brook.
Attori: James Aubrey, Tom Chapin, Hugh Edwards, Roger Elwin, Tom Gamanm, Nicholas Hammond.
Anno: 1963.
Voto: 6.
Dove lo trovi: qui.

martedì 6 dicembre 2016

The lucky ones - Un viaggio inaspettato - Neil Burger (film commedia)

La recensione di oggi è dedicata al film The lucky ones - Un viaggio inaspettato, diretto nel 2007 da Neil Burger.
Si tratta di un regista che mi era già noto, avendo di lui già visto l’ottimo Limitless e il buono The illusionist.

Anche due dei tre protagonisti del film mi erano già ben noti: uno è il bravo Tim Robbins, e l’altra è l’altrettanto brava Rachel McAdams, normalmente impegnata in parti più da ragazza attraente e un po’ antipatica, mentre qua nei panni di una soldatessa assai vivace.

Andiamo dunque a vedere per sommi capi la trama di The lucky ones - Un viaggio inaspettato, film che oscilla continuamente tra commedia e drammatico.

Fred Cheaver, Colee Dunn e TK Poole sono tre ex soldati, appena congedati (per infortuni fisici) dall’esercito statunitense in missione in Iraq, e che non vedono l’ora di tornare alle proprie vite. Fred Cheaver (Tim Robbins; Mister hula hoop, La vita segreta delle parole, Mystic river) ha una moglie e un figlio già grande, sulla soglia di una prestigiosa università (per frequentare la quale però servono soldi, e subito).
Colee Dunn (Rachel McAdams; Mean girls, 2 single a nozze, Midnight in Paris, Sherlock Holmes) è una ragazza molto loquace, assai mascolina e non troppo sveglia.
Stessa cosa – non troppo sveglio – che si può dire anche per TK Poole (Michael Peña; Crash - Contatto fisico, Ant-man), ragazzo ispanico fissato col fatto di essere e di dover essere un leader, ma in realtà assai insicuro… e peraltro preoccupato dal fatto di essere stato ferito al basso ventre e di non riuscire più a “funzionare” con la sua ragazza.
Il trio si trova per via di uno sciopero aereo, cosa che li porta a suddividersi il costo dell’affitto di una macchina, e che li porte ovviamente – la cosa era già scritta e prevedibile fin dall’inizio – a familiarizzare e a conoscersi meglio.

Essenzialmente The lucky ones - Un viaggio inaspettato è un road movie, che peraltro, in materia di soldati, ricorda molto l’altro road movie con un triangolo di soldati con Jack Nicholson, L'ultima corvé, film però dal tono più serio e melodrammatico di questo The lucky ones, che nonostante affronti drammi umani (una famiglia che si sfascia, il non sapere dove andare, incidenti fisici discretamente seri, etc), lo fa in modo lieve, o comunque non pesante.

La cosa che colpisce più del film, tuttavia, non sono tanto i problemi personali “oggettivi”, ossia un certo infortunio o qualche problema sentimentale (cose piuttosto frequenti, immagino, per chi fa quel tipo di vita), quanto l’incontro tra i tre personaggi, tutti e tre, ognuno a suo modo, un po’ inetti a vivere, psicologicamente disadattati.
E quindi anche tristi e con un certo senso di vuoto interiore, cosa che non viene mai elicitata a voce alta ma che è palese, e che anzi a mio avviso costituisce il centro del film.

Che complessivamente non ho gradito troppo per il semplice fatto che non vi ho trovato nulla di troppo interessante… ma che comunque ho visto scorrer via con una certa speditezza, da cui la valutazione tiepida ma non disastrosa.

Fosco Del Nero



Titolo: The lucky ones - Un viaggio inaspettato (The lucky ones). Genere: drammatico, commedia.
Regista: Neil Burger.
Attori: Rachel McAdams, Tim Robbins, Molly Hagan, Michael Peña, Katherine La Nasa, Arden Myrin, Spencer Garrett.
Anno: 2007.
Voto: 5.5.
Dove lo trovi: qui.