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Nella vita bisogna avere il coraggio di volare

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L'unico posto in cui puoi trovare la forza è dentro di te

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Ogni tanto ricordati di amare qualcuno

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Se vuoi cambiare il mondo, inizia a darti da fare tu stesso

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Sai ancora sorprenderti dell'esistenza?

Corso di esistenza

mercoledì 6 ottobre 2021

Il mondo sul filo - Rainer Werner Fassbinder

Conosco e apprezzo da molto tempo Il tredicesimo piano, film del 1999, ma non sapevo che fosse tratto da un romanzo né che da tale romanzo fosse stata tratta una precedente un’opera cinematografica.

Il primo, il romanzo, è Simulacron 3 di Daniel F. Galouye, mentre il secondo, il precedente film, è  Il mondo sul filo, diretto da Rainer Werner Fassbinder nell’ormai lontano 1973.

A ciò si aggiunge un’ulteriore sorpresa: nel romanzo originale la simulazione oggetto della storia è chiamata “Simulacron”, esattamente come io stesso ho chiamato una simulazione virtuale oggetto di un mio romanzo, L’Accademia della Guerra. Unica somiglianza, comunque, visto che generi ed eventi sono totalmente differenti.

Veniamo per l'appunto al genere de Il mondo sul filo: siamo nel fantastico/fantascienza, con incursioni (forti) nell’esistenziale.
Non a caso, nel film sono citati i filosofi Zenone e Platone, così come sono mostrate diverse simbologie: soprattutto gli specchi, spesso presenti in scena. Non è un caso che la stessa simulazione al centro del film, il Simulacron, sia al centro di una sala degli specchi, e che uno dei personaggi, nel definire la realtà, a un certo punto parli di “gioco di specchi”.

In effetti, tutto il film, che in realtà non è un film, ma due film realizzati direttamente per la televisione tedesca, non disponibili in italiano se non coi sottotitoli, parla dei diversi livelli di realtà e dei diversi stati di coscienza: così, ogni personaggio può vedere nel livello “inferiore”, quello della simulazione, un’altra versione di se stesso, che vive e agisce ignara di star vivendo in una simulazione e di essere una creazione elettronica…

… oppure che, una volta presa coscienza di ciò, riesce a dire che “Io sono nulla”, e diviene l’unico consapevole in mezzo a tanti inconsapevoli. Infatti nel film stesso è citata la vecchia storia  dell’unico uomo sano di mente, l’unico a conoscere la verità, che è visto come un folle da tutti gli altri.

Esattamente quello che capita al protagonista della storia, Fred Stiller, il quale raccoglie vari indizi, tra cui anche il concetto di “ego” e il concetto di “nessuno” e, infine, durante un simbolico ballo in maschera, arriva a conoscere la verità sulla realtà che lo circonda (altrettanto simbolicamente, gliela svela una donna chiamata Eva). Ciò peraltro poco dopo che il protagonista cammina su un pavimento a scacchi, tradizionalmente utilizzato (non solo a livello massonico) per indicare la dualità e la conoscenza del mondo fenomenico-duale.

Ma ecco la trama sommaria, e più lineare, de Il mondo sul filo: siamo negli anni “70 quando un istituto tecnologico tedesco realizza una super-simulazione, chiamata Simulacron 1, nella quale migliaia di persone-coscienze vivono in una città, ignare di essere delle creazioni elettroniche. Tutte tranne l’unità di contatto, chiamata Einstein, di cui si prende cura Fred Stiller, il quale erediterà la gestione dell’intero progetto quando il suo superiore, il geniale professor Henry Vollmer, sparisce, forse ucciso. E non è l’unico, giacché sparisce anche Guenther Lause… di cui però stranamente non si ricorda nessuno eccetto Fred Stiller: la memoria di Lause sembra cancellata da tutto e tutti.
Stiller, dunque, inizia a indagare, e arriva alla conclusione di essere lui stesso all’interno di una simulazione, i cui parametri-memorie sono stati resettati con l’eccezione della sua memoria. Si mette così alla ricerca dell’unità di contatto della simulazione in questione, e infine la trova…

Dico la verità: non mi aspettavo che Il mondo sul filo avesse dei connotati così simbolici ed esistenziali, altrimenti avrei iniziato a prendere appunti prima. L’opera di Rainer Werner Fassbinder, invece, da questo punto di vista supera il dirimpettaio Il tredicesimo piano, che viceversa la surclassa dal punto di vista tecnico e visivo, grazie anche alla maggiore possibilità tecnologica.

Il mondo sul filo, dal canto suo, ha maggior tempo e spazio per proporre i contenuti del romanzo che ha originato le due trasposizioni cinematografiche, dal momento che è suddiviso in due film. 
Dal canto suo, si intravede la vocazione meno ambiziosa dell’opera, nata non per il cinema ma per la televisione tedesca: esteticamente Il mondo sul filo risulta mediocre, e anche come musiche ed effetti sonori è piuttosto carente, per non dire proprio scarno. Un’altra cosa che dal mio punto di vista stona un po’ è l’ambientazione borghese, la quale forse era una tematica tipica del regista ma che mal si sposa con il genere "realtà virtuale-esistenza-distopia".

Ambo le opere hanno tuttavia la loro ragion d’essere, e anzi son proprio contento d’essermi visto Il mondo sul filo, a cui sono arrivato proprio da Il tredicesimo piano e che altrimenti nessuno probabilmente mi avrebbe consigliato o indicato.

Un ultimo appunto: gli interessati alla tematica della realtà virtuale e dei diversi livelli di realtà non possono farsi mancare Il tredicesimo pianoExistenzDark City e Apri gli occhi (o in alternativa l’americano Vanilla sky), oltre al più famoso Matrix e all’italiano Nirvana.

Fosco Del Nero



Titolo: Il mondo sul filo (Welt am draht).
Genere: fantastico, psicologico, drammatico, esistenziale.
Regista: Rainer Werner Fassbinder.
Attori: Klaus Löwitsch, Mascha Raben, Adrian Hoven, Ivan Desny, Barbara Valentin, Margit Carstensen, Mascha Rabben, Karl Heinz Vosgerau, Wolfgang Schenck. 
Anno: 1973.
Voto: 8.
Dove lo trovi: qui.



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