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Nella vita bisogna avere il coraggio di volare.

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L'unico posto in cui puoi trovare la forza è dentro di te.

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Ogni tanto ricordati di amare qualcuno.

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Se vuoi che il mondo cambi, inizia a darti da fare tu stesso.

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Sai ancora sorprenderti dell'esistenza?

Corso di esistenza

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martedì 3 dicembre 2024

Final destination - James Wong

Quando Final destination uscì, nel 2000, ero un giovane studente dell’università, e mi ricordo che il film ebbe un notevole successo, tanto da dar vita a svariati seguiti, fino al quinto film, di qualità tuttavia nettamente discendente. 
Al tempo vidi il secondo e forse il terzo, ma il livello del primo se n’era già andato.

Peraltro, il film è stato l’unica produzione degna di nota del regista James Wong, che infatti non ha diretto niente di rilevante a parte proprio Final destination. Il quale era rilevante sia perché ben girato, con un’ottima tensione scenica, sia perché assai originale… cosa di non poco conto dal momento che, tra cinema e serie tv, ormai assistere a qualcosa di nuovo era ed è raro.

Peraltro, trama a parte, il film per quanto mi riguardava partiva già in positivo poiché, per gli attori presenti, mi ricordava Dawson’s creekAmerican pie e Heroes… tutti prodotti che avevo seguito a suo tempo (di qualità non eccelsa, ma mi ricordavano l'adolescenza).

Detto questo, passiamo ora alla trama di Final destination, che non vedevo da oramai tanti anni e che ho voluto rispolverare: Alex Browning è un liceale neworkese, un po’ introverso, che sta per partire in gita di classe a Parigi… questo sino a che, già seduto sull’aereo, ha una visione-sogno dell’aereo stesso che esplode, per poi svegliarsi di soprassalto mentre accadono gli esatti eventi della sua visione.

A quel punto dà di matto, urla che l’aereo sta per esplodere, che tutti devono scendere e così via: il risultato è che la sicurezza del volo fa scendere lui, una sua compagna di classe che gli ha creduto nonché svariati altri ragazzi, nonché una professoressa, i quali si erano alzati dai loro posti (questo punto della trama è un po’ debole, ma fa niente), volenti o nolenti.

Questi personaggi scendono… e subito dopo vedono l’aereo esplodere in cielo: Alex ha visto il futuro o semplicemente porta male? 

Le cose peggiorano quando, a tali “sopravvissuti” che non avrebbero in teoria dovuto scendere dal volo, iniziano a capitare incidenti strani, tanto che l’FBI si interessa al caso.

La trama di Final destination, come detto, all’epoca era originale. 
Il film, quanto a esecuzione, non fa gridare al capolavoro, visto che non vi sono contenuti profondi (di tipo metafisico-esistenziale, che avrebbero benissimo potuto esservi, dato il tema), ma è ben eseguita in quanto a tensione e adrenalina.

Il film ebbe un ottimo successo al botteghino, vinse anche qualche premio e diede vita al franchising, tuttavia assai meno fortunato.

Fine della storia di Final destination: ora che l’ho riguardato, non credo che lo rivedrò mai più.

Fosco Del Nero



Titolo: Final destination.
Genere: fantastico, thriller. 
Regista: James Wong.
Attori: Devon Sawa, Kerr Smith, Ali Larter, Tony Todd, Kristen Cloke, Seann William Scott, Daniel Roebuck, Roger Guenveur Smith, Chad Donella, Amanda Detmer, Brendan Fehr, Forbes Angus, Lisa Marie Caruk, Christine Chatelain,
Anno: 2000.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.




martedì 24 settembre 2024

The visit - M. Night Shyamalan

Mi ero ripromesso diverse volte di non vedere più film di M. Night Shyamalan, la cui carriera, dopo alcuni lavori eccellenti (Il sesto sensoUnbreakable - Il predestinato, SignsThe village), è precipitata in un vortice discendente (Lady in the waterE venne il giornoL’ultimo dominatore dell’ariaOld)... ma stavolta terrò fede al mio intento: il livello di The visit è davvero troppo basso per ignorarlo.

In che senso basso?

Cinematograficamente e soprattutto umanamente, col secondo elemento ch’è il peggiore dei due.

Partiamo dalla trama: Loretta è una giovane donna separata che vive con i suoi due figli, ormai adolescenti. La più grande è Rebecca e il secondo è Tyler
La donna non parla con i suoi genitori da quindici anni, dopo un violento litigio di cui non ha voluto dire niente ai figli, riferendo loro che, se avessero voluto, ne avrebbero parlato loro direttamente i nonni... dal momento che questi avevano chiesto di poter ospitare i nipoti, mai incontrati fino a quel momento.
Loretta allora li manda da loro, senza aver né sentito né visto i genitori, sulla fiducia… e, quanto a lei, se ne va in vacanza con il fidanzato.

Già la premessa di tutto il film è abbastanza risibile e concettualmente rende poco credibile l'intera storia sin dall'inizio: una madre che manda in viaggio, da soli, i propri figli, senza aver né sentito né visto coloro che li devono ospitare, solo a seguito di una richiesta inviata via posta.

Anche il resto del film si regge davvero poco in piedi, in senso meramente logico: i due ragazzini sono infatti abbastanza grandi per comprendere quanto di strano hanno intorno… invece fanno finta di niente e stanno lì per una settimana intera.

Ma questo è il meno: il più è che The visit è, semplicemente, un prodotto malato per gente malata: quelli che lo hanno prodotto e quelli che apprezzano spettacoli di questo tipo. Tecnicamente è un thriller, giacché di orrorifico-soprannaturale non c’è niente, a differenza di molti altri film di M. Night Shyamalan.
Ci sono solo marciume e malattie mentali.

Il film è girato con la tecnica del finto documentario, nel senso che le riprese sarebbero tutte frutto di quanto girato “in tempo reale” da Rebecca, aspirante regista. Viceversa, il fratelo minorè è aspirante rapper (altro elemento un po' risibile, ma tant'è).

Questo chiude la recensione di The visit e, con ottime probabilità, la presenza di M. Night Shyamalan su Cinema e film… a meno che qualcuno di fidato, in futuro, venga da me e mi dica che “questo film è bellissimo, non te lo puoi perdere”… possibilmente adducendo motivazioni valide in aggiunta.

Fosco Del Nero



Titolo: The visit.
Genere: thriller.
Regista: M. Night Shyamalan.
Attori: Olivia DeJonge, Ed Oxenbould, Deanna Dunagan, Peter McRobbie, Kathryn Hahn, Celia Keenan-Bolger, Samuel Stricklen, Patch Darragh, Jorge Cordova, Benjamin Kanes. 
Anno: 2015.
Voto: 3.
Dove lo trovi: qui.



mercoledì 15 maggio 2024

Old - M. Night Shyamalan

E così ho dato un’altra occasione (l’ultima?) a M. Night Shyamalan guardando Old, suo recente film datato 2021.
Si tratta dell’adattamento cinematografico della graphic novel Castello di sabbia… ed è un’opera piuttosto originale nella sostanza, per quanto difettosa su più fronti.

Partiamo dalla trama: Guy e Prisca Cappa, marito e moglie, si recano in un resort all’avanguardia, ai tropici, con i figli Trent e Maddox, rispettivamente bambino e ragazzina… come ultima vacanza insieme prima della separazione, di cui i piccoli ancora non sanno niente. 
Su suggerimento del direttore del resort, visitano una spiaggia molto isolata, nella quale conoscono altre due coppie (Jarin e Patricia, Charles e Crystal), un famoso rapper, nonché vari altri congiunti tra figli e madri.

Iniziano subito a succedere cose strane: viene trovato il cadavere di una ragazza, al rapper sanguina continuamente il naso e soprattutto i bambini iniziano a crescere in modo rapidissimo. Il gruppo giunge subito alla conclusione che, per qualche fenomeno misterioso, in quella radura assai protetta il tempo scorra più velocemente… e che quindi debbano andarsene altrettanto velocemente.
Purtroppo, però, non ce la fanno, visto che pare esservi una forza che impedisce l’uscita dal passaggio attraverso cui sono giunti (un cunicolo tra pareti rocciose).

Prima di giungere al finale e alla spiegazione del tutto, in mezzo c’è un po’ di tutto: invecchiamento precoce, morte, tumori rapidissimi, operazioni chirurgiche, assassinii, incidenti mortali, concepimenti e parti. Forse persino un po’ troppo, ma d’altronde il fim va di fretta come suo assunto di base.

Nessuna riflessione interiore, nessun contenuto psichico degno di nota (se non forse la domanda, molto attuale, sul punto a cui può arrivare la “scienza” in nome dello studio e del progresso “medico”): Old è un mero intrattenimento cinematografico.

Dal canto mio, non ha aiutato rivedere attori che mi ricordavano da vicino altre serie tv (di qualità ben maggiore rispetto a quella di Old), come Lost o L’uomo nell’alto castello.

In conclusione, Old è anche discretamente interessante nella sua originalità, ma non è niente di notevole: siamo sempre anni luce dagli ormai datati e migliori lavori di Shyamalan: di mio, metto in cima The village e Il sesto senso… e gli altri tutti sotto, alcuni di un po’ e altri di molto.
Quanto a Old, pur non essendo un prodotto disastroso, avrei potuto tranquillamente non guardarlo e non vedo motivi per riguardarlo in futuro.

Fosco Del Nero



Titolo: Old.
Genere: fantascienza, thriller.  
Regista: M. Night Shyamalan.
Attori: Gael García Bernal, Vicky Krieps, Rufus Sewell, Ken Leung, Nikki Amuka-Bird, Abbey Lee, Aaron Pierre, Thomasin McKenzie, Alex Wolff, Eliza Scanlen, Embeth Davidtz, Emun Elliott
Anno: 2021. 
Voto: 5.
Dove lo trovi: qui



martedì 9 aprile 2024

Il sesto senso - M. Night Shyamalan

Non ho visto molte volte Il sesto senso, il film che ha lanciato M. Night Shyamalan alla ribalta cinematografica… forse due, ma entrambe prima di aprire il blog Cinema e film. Questa è la prima volta da quando l'ho aperto, per cui ecco qui la recensione del film in questione, che oramai è discretamente datato, essendo del 1999.

Il genere oscilla tra il drammatico, il thriller, il fantastico e l’horror, ma più che un genere specifico va evidenziata l’atmosfera cupa e desolata, formalmente metropolitana eppure pregna di solitudine e di angoscia esistenziale.

Ecco la trama sommaria de Il sesto senso: Malcolm Crowe (Bruce Willis; L'esercito delle dodici scimmieIl mondo dei replicantiFBI - Protezione testimoniIl quinto elementoLa morte ti fa bella) è uno psicologo infantile che fa del suo meglio per aiutare i bambini con problemi di vario tipo: abusi, schizofrenia, generiche paure, disadattamento sociale, etc.

Nonostante sia molto in gamba, tanto da aver appena ricevuto un prestigioso riconoscimento nel settore, non sempre riesce ad aiutare il bambino affidatogli… com’è stato per esempio con Vincent, il quale da adulto, una sera, penetra nella casa del dottore e gli spara un colpo di pistola nell’addome, prima di togliersi la vita. 

Otto mesi dopo, la scena riprende lo stesso Malcolm Crowe alle prese con un bambino problematico, Cole (Haley Joel Osment; Un sogno per domani), il quale afferma di vedere i morti com’erano al momento della loro morte, cosa che ovviamente lo terrorizza. Né la madre, né i vari assistenti son mai riusciti a confortarlo, ma pensa che potrebbe riuscirci Malcolm, il quale dal canto suo vede in Cole la possibilità di fare ammenda per il fallimento di tanti anni prima con Vincent.

Intorno ai due protagonisti, vari comprimari compongono lo sfondo della storia, pur se posti in secondo piano: la moglie di Malcolm, la madre di Cole e pochi altri. In effetti, Il sesto senso, per l’esiguo numero di protagonisti e di scenari, sembra quasi un’opera teatrale.

Il film non può che essere elogiato per la trovata originalissima che lo caratterizza, che non riporto in recensione per quei pochi che non avessero ancora visto il film di Shyamalan, pur se, a parte l’elemento in questione, non risulta essere altro che una sorta di film psicologico-drammatico con sporadici elementi orrorifici… e con un Bruce Willis particolarmente in parte, dal momento che il suo volto ben si attanagliava con la sceneggiatura del film, pur con i limiti della sua monoespressione.

Più di Willis, al tempo colpì l’interpretazione del giovanissimo Osment, il quale tuttavia non ha poi proseguito con la carriera brillante che ci si aspettava…

… curiosamente, la medesima cosa si può dire anche per il regista M. Night Shyamalan, che, dopo il buon abbrivio preso con Il sesto sensoUnbreakable - Il predestinato, Signs e The village, pare essersi smarrito (o aver finito le buone sceneggiature), producendo uno dopo l’altro buchi nell’acqua come Lady in the water, E venne il giorno, L'ultimo dominatore dell'aria e altri film ancora… che ho smesso di guardare visto che la qualità media era drasticamente calata. Con l’unica eccezione di After Earth, per me interessante sia per l’ambientazione fantascientifica, sia per i contenuti di tipo esistenziale (che in effetti ogni tanto fanno capolino nei film del regista indiano).

In effetti, non ho visto gli ultimi suoi cinque film: magari, su cinque, ce n’è almeno uno buono… indagherò.

Tornando a Il sesto senso, il film ha un suo valore oggettivo, accresciuto dal fatto che, a proposito di contenuti esistenziali, esso potrebbe essere considerato anche una sorta di metafora dell’addormentamento collettivo.
La frase che il bambino dice al dottore pare presa da un testo di genere esistenziale-evolutivo.

“Vanno in giro come persone normali.
Vedono solo quello che vogliono vedere.
Non sanno di essere morti.
Sono dappertutto”

Nei Vangeli si parla a lungo di vegli e di addormentamento, come pure nel Dhammapada di Buddha o praticamente ovunque nel settore: “essere addormentati è essere come morti”, lessi tempo fa in un libro.
Ecco, il film in questione potrebbe essere considerato in tale senso e, considerando gli interessi spirituali del regista indo-statunitense, la cosa non è affatto da escludere.

Interessante anche la frase sul magnetismo energetico tra persone e oggetti.

“Secondo me quando le persone possiedono degli oggetti, una parte di sé stessi viene impressa su quegli oggetti.”

Fosco Del Nero 



Titolo: Il sesto senso (The sixth sense).
Genere: psicologico, drammatico, fantastico, horror.
Regista: M. Night Shyamalan.
Attori: Bruce Willis, Haley Joel Osment, Toni Collette, Olivia Williams, Mischa Barton, Donnie Wahlberg, Peter Anthony Tambakis, Jeffrey Zubernis, Bruce Norris, Glenn Fitzgerald, Greg Wood.
Anno: 1999.
Voto: 7.5.
Dove lo trovi: qui



mercoledì 21 aprile 2021

Shining - Stanley Kubrick

Lo dico subito: credo che non avessi mai visto per intero Shining, il film di Stanley Kubrick, che purtuttavia conoscevo per via di molte delle sue scene culto nonché per la trama generale. Di sicuro, non lo avevo mai visto nella versione lunga da oltre 140 minuti, ossia nella versione americana, mentre la versione europea si ferma a 119 minuti, avendo dunque parecchie scene in meno. 
Il film è tratto dall’omonimo romanzo del 1977 di Stephen King.

Ecco la trama sommaria di Shining: Jack Torrance (Jack Nicholson; Le streghe di Eastwick, Qualcosa è cambiato, L’ultima corvè, Non è mai troppo tardi, L’onore dei Prizzi) è un ex insegnante che ora fa lo scrittore. In un periodo di crisi d’ispirazione, accetta il lavoro di custode dell’Overlook Hotel, un grande e bellissimo complesso turistico immerso nelle Montagne Rocciose, il quale d’inverno chiude in quanto difficilmente raggiungibile per via dell’abbondante neve. L’uomo, insieme alla devota moglie Wendy (Shelley Duvall) e al figlioletto Danny (Danny Lloyd), s’appresta dunque a vivere un inverno molto solitario… ch'è quel che desidera per ritrovare l’ispirazione e scrivere un buon romanzo.
Tra gli altri personaggi della storia, da citare anche Dick Hallorann, il cuoco dell’albergo, l’unico che si accorge che il piccolo Danny ha dei poteri extrasensoriali, che lui chiama “luccicanza”… da cui il titolo dell’opera, Shining.

Stanley Kubrick, con Shining, ha realizzato un capolavoro per il semplice motivo che non si è adattato al genere cui si è dedicato, l’orrore, secondo i canoni tipici di quel genere, ma lo ha vissuto alla propria maniera, in modo lucido, esteticamente impeccabile, con atmosfera e turbamenti interiori più che con esplosioni di rumori o scene eclatanti.
In effetti, il grosso del film non è nemmeno un horror, ma un thriller psicologico, mentre le scene soprannaturali sono davvero poche, e peraltro si possono ricondurre alla psiche dei personaggi coinvolti: la scena del sangue, le due bambine, la donna nella vasca da bagno… il resto sono le turbe mentali del bravissimo Jack Nicholson.

Inoltre, non posso non  notare che il film prende spunto da alcune verità energetico-esoteriche, senza dubbio ben note a Kubrick non solo in quanto autore di questo film ma più in generale perché persona vicino a certi ambienti (come dimostra Eyes wide shut, il film per cui probabilmente ha perso la vita):
- la reincarnazione di un personaggio in una vita successiva,
- il riconoscimento di posti già visti, pur se in un’altra esistenza,
- la traccia energetica che certi eventi particolarmente intensi lasciano nei luoghi in cui sono avvenuti,
- l’influenzamento/possessione da parte di qualche entità invisibile di persone particolarmente deboli/fragili/risonanti,
- la sensibilità particolare di alcuni esseri umani (visioni, voci, sensazioni).

“Quando capita qualcosa di brutto, a volte possono restare delle tracce di quello che è avvenuto.
Certe cose che succedono possono lasciare traccia di quel che è accaduto.”

Conclusione: Shining di Stanley Kubrick è un gran film, che non a caso risulta sempre nelle classifiche dei migliori film horror di tutti i tempi, battuto solo da L’esorcista (altro film con tematiche spirituali).
Certamente non è un film piacevole da vedere spesso, data l’energia pesante che porta, ma che comunque val la pena di vedere almeno una volta.

Una curiosità: le recensioni iniziali del film furono tiepide e altalenanti; non piacque a Stephen King, non piacque a molti critici ed ebbe persino due nomination per i Razzie Awards (una per la peggior attrice protagonista, e questo si può capire; l'altra per la peggior regia, e questo si può capire assai di meno). Tuttavia, a dispetto di alcune critiche, Shining divenne ben presto un vero e proprio film di riferimento per il genere.

Fosco Del Nero



Titolo: Shining (The shining).
Genere: horror, thriller.
Regista: Stanley Kubrick.
Attori: Jack Nicholson, Shelley Duvall, Danny Lloyd, Scatman Crothers, Barry Nelson, Philip Stone, Joe Turkel.
Anno: 1980.
Voto: 8.
Dove lo trovi: qui.



martedì 14 luglio 2020

L’uomo invisibile - James Whale

L’uomo invisibile, diretto nel 1933, finisce al terzo posto dei film più risalenti recensiti su Cinema e film, dopo Faust (1926) e Metropolis (1927). Per la cronaca, seguono a qualche distanza Susanna (1938), Scandalo a Filadelfia (1940), Il filo del rasoio (1946), La vita è meravigliosa (1946) e Il grande sonno (1946). Da lì in poi si va agli anni “50 e “60, con molti più rappresentanti.

Il film è tratto dal romanzo omonimo di Herbert Wells e diretto da James Whale, specializzato in produzioni dell’orrore… per quanto possano definirsi orririfici i film di quei tempi all’occhio dello spettatore contemporaneo.

Aggiungiamo anche che il film è piuttosto breve, visto che dura appena 70 minuti, e che si situa all’interno del genere della fantascienza.

Ecco in sintesi la sua trama: in una locanda di un villaggio inglese giunge uno straniero che chiede una stanza per la notte. La cosa è strana sia perché si è fuori stagione sia perché l’uomo è completamente nascosto da abiti, cappello e fasce: di lui in pratica non si vede niente. 
Dopo poco tempo si scoprirà che si tratta di un uomo invisibile, e che si tratta del Dottor Jack Griffin, il quale per via dei suoi esperimenti è diventato invisibile, nonché pazzo, ebbro di furia omicida e di smania di potere, che non tarderà a riversare sulla comunità.
La quale reagisce in modo allarmato, per quanto sulle prime piuttosto impotente nei confronti di un uomo che non si vede…

Curiosamente, ho apprezzato L’uomo invisibile più per l’aspetto tecnico del film, che ha una regia e una fotografia molto pulite, e che inoltre riesce a barcamenarsi piuttosto bene con degli effetti speciali che all’epoca (parliamo di quasi novant'anni fa, ormai…) non dovevano essere affatto semplici. Inoltre è sempre bello vedere le ambientazioni di altri tempi, usanze e culture.
Tuttavia, ciò che avrebbe potuto essere brillante allora quanto oggi, ossia la psicologia dei personaggi e i dialoghi, è piuttosto deludente e semplicistico, e anzi per tutto il film aleggia quasi un tono da commedia, che inevitabilmente impedisce che la tensione si alzi. Forse al tempo si preferiva così, ma di fatto tono generale ed eventi cozzano parecchio.

Da cui la mia valutazione tiepida, a dispetto delle celebrazioni di cui è stato omaggiato il film… che però non mi sono mai interessate. E non è una scusante l’età del film: i grandi capolavori rimangono tali nel tempo, ma i grandi capolavori hanno una solidissima base a livello di sceneggiatura, ambientazione, personaggi e dialoghi, cosa che ne L’uomo invisibile manca.

Fosco Del Nero




Titolo: L’uomo invisibile (Invisibile man).
Genere: fantascienza, thriller.
Regista: James Whale.
Attori: Gloria Stuart, Claude Rains, William Harrigan, Henry Travers, Una O'Connor, Dwight Frye, Forrester Harvey, Dudley Digges, Holmes Herbert, E.E. Clive, Walter Brennan, John Carradine.
Anno: 1933.
Voto: 5.5.
Dove lo trovi: qui.


mercoledì 24 giugno 2020

Bright - David Ayer

Oggi siamo in compagnia di Bright, film del 2017 diretto da David Ayer e con protagonista Will Smith.

Quest’ultimo è apparso già diverse volte nel blog, essendo fin dai tempi di Willy il principe di Bel Air uno dei miei personaggi televisivi preferiti: Io sono leggendaHitch, Men in blackHancockLa leggenda di Bagger VanceAfter Earth, Sette anime.
Del primo invece qua non si hanno notizie, visto che ha diretto solo film d’azione, polizieschi, thriller e drammatici: ossia i generi che evito in partenza… anche se probabilmente lo vedrò perlomeno in Suicide Squad, che ha viceversa una trama fantastica…

… un po’ come Bright, film che ha sì molta azione e dinamismo, e anche eventi drammatici, ma che essenzialmente è un fantasy, per quanto un fantasy urbano e metropolitano.

In esso, infatti, in una realtà alternativa vivono insieme esseri umani, orchi, elfi e fate, pur ciascuno con il proprio livello sociale. A dominare la società sono gli elfi, che metaforicamente corrispondono all’1% umano ricco e potente. Poi vengono gli esseri umani, la gente comune; dopo ancora gli orchi, che pagano l’alleanza di 2.000 anni prima con il Signore Oscuro e che rappresentano le classi sociali attuali meno tutelate negli Usa, neri e ispanici; e infine le fate, che sono considerate alla stregua di animali e che infatti vengono uccise senza problemi… ma che di fatesco non hanno molto in realtà, essendo creature brutte, fastidiose e sgradevoli.
In questo contesto si muove Daryl Ward, agente di polizia cui è stato assegnato come compagno Nick Jakoby, il primo poliziotto orco , inviso tanto agli orchi, che lo considerano un traditore della loro razza, tanto agli esseri umani, che non si fidano di lui. I due si troveranno in mezzo a una vicenda pericolosa: il possesso di una bacchetta magica, quella che gli Inferi, elfi rinnegati, intendono usare per far ritornare il Signore Oscuro (ok, non è molto originale) e quella che le bande di umani, orchi e persino poliziotti corrotti desiderano usare per i propri interessi personali.

L’Agente Ward, decisamente meno eroe dei protagonisti di tanti film similari, dapprima sembra adeguarsi alle cose, ma poi con un colpo di coda opera una scelta etica, per quanto molto pericolosa.

Bright è un film prodotto da Netflix, e con un budget elevato: ben 90 milioni di dollari… ciò per produrre un film direttamente per la piattaforma streaming ignorando le sale cinema: una scelta innovativa, che forse segnerà il futuro delle produzioni cinematografiche.

Non è però un film di grande spessore: inizia in modo assolutamente accattivante, tra la musica e le immagini che spiegano sinteticamente le premesse, tramite l’idea originale di murales cittadini, però, pur avendo tratteggiato un mondo interessantissimo, si dedica poi a trame ed eventi assolutamente banali e per larghissimi tratti prevedibili.
Il tutto sa davvero di spreco: tanto lavoro non per nulla, ma per poco.

Di fatto, Bright è un film d’azione e di denuncia sociale, se vogliamo dir così: tolta la patina fantastica, molto bella e riuscita peraltro, non rimane molto, se non elementi banali.
Peccato: se la tecnica, la bellezza esteriore, non si mette al servizio dei contenuti, della bellezza interiore, non rimane che mediocrità.

Fosco Del Nero



Titolo: Bright (Bright).
Genere: fantastico, fantasy, azione, thriller.
Regista: David Ayer.
Attori: Will Smith, Joel Edgerton, Noomi Rapace, Lucy Fry, Chris Browning, Andrea Navedo, Édgar Ramírez, Veronica Ngo, Alex Meraz, Happy Anderson.
Anno: 2017.
Voto: 5.5.
Dove lo trovi: qui.

mercoledì 25 marzo 2020

Dick Tracy - Warren Beatty

Mi ricordo che quando ero ragazzino e andavo a trovare mia nonna, ogni tanto tiravo fuori dei vecchi fumetti che stavano a casa sua, immagino comprati per mia madre e mio zio quando erano ragazzi.
Tra di essi, c’era un fumetto di Dick Tracy, che mi aveva sempre colpito per gli strani personaggi che lo popolavano.

Oggi torno un po’ ragazzino recensendo il film Dick Tracy, girato da Warren Beatty nel 1990.

Un po’ di storia: il personaggio di Dick Tracy è nato nel 1931 e ha avuto una vita lunghissima con le sue strisce di fumetti e tutti gli extra che ha prodotto, come i quattro film realizzati tra il 1937 e il 1941, la serie televisiva degli anni 1950-51 o questo stesso film del 1990… con le strisce del fumetto che sono andate avanti imperterrite per decenni.
Il personaggio centrale del fumetto era per l’appunto Dick Tracy, un poliziotto tutto d’un pezzo, incorruttibile e fedele a un’unica donna, alle prese con gangster tanto violenti quanto bizzarri.

Il film di Warren Beatty, che fa da regista, attore e produttore, propone per l’ennesima volta il personaggio in questione, e lo fa in grande stile, a cominciare da un cast letteralmente di lusso: abbiamo, tra i vari attori, Warren Beatty (Shampoo), Al Pacino (L’avvocato del diavolo), Madonna (Evita... e già il titolo diceva tutto), Dustin Hoffman (Tootsie), Mandy Patinkin (La storia fantastica), Dick Van Dyke (Mary Poppins), Kathy Bates (Misery deve morire), oltre ad altri attori di buona fama.

Il cast non è però la cosa più grandiosa del film, che si distingue per una scenografia davvero molto bella, misto tra disegni e riprese cinematografiche; in questo senso, il fumetto è davvero ben rappresentato, con visioni ampie e colori vivaci. Non a caso, il film vinse l’Oscar per la scenografia nel 1991, nonché per il trucco e per la miglior canzone, e si guadagnò anche delle nomination per la fotografia, il sonoro, i costumi e il miglior attore non protagonista, ossia Al Pacino, che in ciò rubò la scena a tutti, compresi i “buoni” Warren Beatty e Madonna.

Ma ecco la trama sintetica di Dick Tracy: siamo negli anni “30, quando un bambino senzatetto, chiamato genericamente “ragazzo”, assiste a un massacro tra gangster, realizzato dai sicari Zucca Piatta e Grilletto per volontà del mafioso Big Boy.
Tracy, indagando sul caso, prima incontra il bambino, poi lo adotta insieme alla fidanzata Tess Cuorsincero, dopo ancora conosce la conturbante Mozzafiato Mahoney, donna di Big Boy e cantante nel Club Ritz, e infine cerca di sgominare da solo tutto il crimine della città, pur tra fortune alterne.

Il film ha bellezza visiva, ritmo, originalità e molti spunti extra, come canzoni o gag varie.
A proposito di canzoni, impossibile non rapportare Mozzafiato Mahoney alla mitica Jessica Rabbit, ugualmente cantante conturbante di un film mezzo recitato e mezzo animato, Chi ha incastrato Roger Rabbit?: non è di sicuro un caso che Dick Tracy lo segua di appena due anni e che per certi versi lo ricordi… anche se il film, come ambientazione, ricorda più una via di mezzo tra Gotham City e Sin City, due storie successive che certamente hanno preso spunto da Dick Tracy quantomeno a livello di atmosfera.

Quell’Oscar non fu certamente il solo premio vinto dal film di Warren Beatty, che spopolò anche tra Golden Globe, Saturn Award, Bafta ed altro ancora, segnalandosi come film notevole in molti sensi… di cui la storia si è un po’ dimenticata, devo dire, tanto che nessuno me lo ha mai consigliato, a voce o per iscritto, e che ci sono arrivato per caso per conto mio.

Poco male, ora la recensione di Dick Tracy è su Cinema e film, e chi ci arriverà troverà questo consiglio.

Fosco Del Nero



Titolo: Dick Tracy (Dick Tracy).
Genere: azione, thriller, sentimentale.
Regista: Warren Beatty.
Attori: Warren Beatty, Madonna, Al Pacino, Glenne Headly, Charlie Korsmo, Dustin Hoffman, William Forsythe, Charles Durning, Paul Sorvino, Mandy Patinkin, Dick Van Dyke, Kathy Bates.
Anno: 1990.
Voto: 8.
Dove lo trovi: qui.


martedì 17 dicembre 2019

L'uomo senza sonno - Brad Anderson

Quest’oggi recensisco un film decisamente particolare, che oscilla tra l’essere un film psicologico, un thriller e un’opera di tipo visionario: L'uomo senza sonno, girato da Brad Anderson nel 2004 e divenuto negli anni un piccolo film cult.
Peraltro, lo avevo già visto svariati anni fa, poco dopo che uscì, quando ancora non avevo aperto il blog Cinema e film, per cui la recensione arriva solamente ora.

Intanto, dico subito che, nella mia mente, l’ho sempre affiancato a pellicole come MementoNumber 23 o anche Fight Club, e già questo dovrebbe dare grossomodo l’idea del tipo di film di cui si tratta… anche se L'uomo senza sonno ha una sua specificità ben precisa.

Ecco in grande sintesi la trama del film: Trevor Reznik (Christian Bale; The prestigeEquilibriumThe new world - Il nuovo mondo) è un giovane uomo con gravi problemi di insonnia; non dorme decentemente da un anno. Con due ovvie conseguente: la prima è che il suo corpo, stremato dalla mancanza di riposo, e probabilmente anche da una certa inappetenza, si è ridotto in condizioni critiche, con una magrezza estrema e un pallore spiccato. La seconda conseguenza è che la mente inizia a vacillare: spesso l'uomo perde la concentrazione, si ritrova da qualche parte senza sapere come ci è arrivato, e man mano assiste ad accadimenti sempre più sospetti e ambigui, tanto da sviluppare una sorta di mania di persecuzione, la quale mette in crisi quei pochi rapporti umani che ancora aveva, in primis quello con la prostituta Stevie (Jennifer Jason Leigh; indimenticabile in Existenz, a proposito di film visionari, e vista anche in Mister hula hoop), cui lui vuol bene, ricambiato.
Tra gli altri rapporti interpersonali, da citare i colleghi di lavoro, i quali ovviamente notano il peggioramento delle sue condizioni esteriori, la cameriera Marie, e l’ambiguo Ivan.
Se le cose stavano già prendendo una brutta piega in generale, peggiorano all’improvviso dopo un brutto incidente sul lavoro, avvenuto per sua incuria, fatto che lo rende ancora più impopolare.

Detti gli estremi “anagrafici” del film, veniamo ad alcune altre cose.
La prima è una curiosità, e riguarda il fatto che Bale, per interpretare il ruolo in questione, ha perso circa 25 chili, scendendo a soli 54, passando da un fisico tonico e muscoloso a un corpo emaciato e forse persino a rischio salute.

Altra curiosità: il film trabocca di riferimenti a Kafka e Dostoevskij, a sottolineare due direzioni del film: la prima visionaria, la seconda interiore.

E ora veniamo alla possibile interpretazione interiore-esistenziale de L'uomo senza sonno, film che già nel suo titolo suggerisce che si parli di “addormentamento”, e quindi di consapevolezza-inconsapevolezza.
Quanto al titolo inglese del film, The machinist, e al lavoro del suo protagonista, l’operaio in una catena di montaggio, esso si riferisce piuttosto chiaramente alla meccanicità dell’uomo.
L’introduzione dell’elemento dell’insonnia e di una sorta di perenne stato confuso di semi-coscienza, ma sarebbe più opportuno dire di semi-incoscienza, bissa quanto detto poco sopra. 
A certificare, o quantomeno a rendere probabile tale “vocazione”, si aggiunga che il film inizia e termina con una domanda: “Chi sei?”.
Lo stato di inconsapevolezza è testimoniato da quei momenti in cui il protagonista (che sarebbe ogni singolo essere umano) passa da una scena all’altra senza sapere come vi sia arrivato.
Altro elemento: il protagonista all’esterno vede se stesso, ma pensa che siano gli altri, il che è una messinscena del principio speculare… forse involontaria, ma tant’è.
In tal senso, è curioso il particolare di Trevor che insegue Ivan nella galleria e vede il numero di targa della cabriolet rossa: 743 CRN; poco dopo si vede che il numero di targa del veicolo di Trevor è  NRC 347… lo stesso al contrario, a certificare sia che Trevor sta in realtà seguendo se stesso, sia il principio speculare di cui sopra (peraltro, in seguito viene detto che la macchina di Ivan era una precedente macchina di Trevor, targa compresa: un altra conferma dello "specchio").
A fine film, come a certificare una dichiarazione di resa (e infatti c’è una resa sotto forma di auto-costituzione) il protagonista dice: “Voglio solo dormire”. Proprio come la gran parte dell’umanità contemporanea.
Sempre a fine film, convenientemente ben inquadrata, compare la scritta "Escape": ossia "Fuggi"... al di fuori della trama del film, pare confermare che, "dietro le quinte", si sta parlando di fuga dall'addormentamento, dal sonno e dalla meccanicità.

Insomma, L'uomo senza sonno è costruito in modo tale che lo si può vedere sia come film psicologico, sia come film con contenuti esistenziali… o ambo le cose ovviamente (alla fine è sempre un “ambo le cose”).

Al di là di tale possibile livello di lettura, L'uomo senza sonno di Brad Anderson è un buon film, ben girato, ben costruito, con una buona tensione scenica. Un po’ deprimente, forse, ma va bene.

Fosco Del Nero



Titolo: L'uomo senza sonno (The machinist)
Genere: psicologico, thriller, drammatico.
Regista: Brad Anderson.
Attori: Christian Bale, Jennifer Jason Leigh, Aitana Sánchez-Gijón, John Sharian, Michael Ironside, Larry Gilliard Jr, Reg E. Cathey, Anna Massey, Matthew Romero Moore, Robert Long.
Anno: 2004.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.


martedì 26 novembre 2019

Stonehearst Asylum - Brad Anderson


Stonehearst Asylum dalla filmografia di Brad Anderson, regista già visto in L'uomo senza sonno. L’abbinamento con un racconto di Edgar Allan Poe, Il sistema del dott. Catrame e del prof. Piuma, ha fatto il resto, e mi sono così guardato il film in questione, il quale oscilla tra drammatico, psicologico e thriller, con atmosfere piuttosto lugubri.

Ecco la trama sommaria di Stonehearst Asylum, film del 2014: siamo nel 1899, e il giovane dottore Edward Newgate (Jim Sturgess; Cloud atlas, 21, La migliore offerta) si reca nel nosocomio che dà il nome al film per fare esperienza presso il Dottor Lamb (Ben Kingsley; Lezioni d’amore, Prince of Persia - Le sabbie del tempo, Medicus - The physician), che gestisce il centro.

Tra i pazienti, egli nota subito la bella Eliza Graves (Kate Beckinsale; Cambia la tua vita con un click, Total Recall - Atto di forza, Underworld), mentre tra i dipendenti del manicomio si fa notare invece Mickey Finn (David Thewlis; Harry Potter e il prigioniero di Azkaban, Harry Potter e il Principe Mezzosangue); dopo si conoscerà anche il Dottor Salt (Michael Caine; Sleuth - Gli insospettabili, Hannah e le sue sorelle, I figli degli uomini)…

… ed emergeranno tutti i segreti di Stonehearst Asylum, inquietanti tanto nel presente quanto nel passato, tanto che sia il protagonista che lo spettatore oscilleranno tra l’una e l’altra posizione, almeno fino a che la follia di una delle due emerge con maggior prepotenza, diciamo così.

Per la serie nomen omen, il destino e il senso dei protagonisti è dato dai loro stessi nomi: il nome Stonehearst sembra quasi dire che “la pietra sente”, il Dottor Newgate imbocca per l’appunto una “nuova porta”, Eliza Graves ha molto a che fare con la morte e con le tombe, il Dottor Lamb sembra agnello ma non lo è, il Dottor Salt eseguiva il suo lavoro con troppo sale, in modo troppo aspro, e Mickey Finn, come si dice nello stesso film, senza però che la traduzione italiana riesca a tradurre il motteggio, ha a che fare con il drogare le persone affinché perdano conoscenza (in inglese il termine “Mickey Finn” indica per l’appunto questo).

Il cast del film è ottimo, la fotografia molto bella, costumi e suoni davvero all’altezza, e anche la storia si fa seguire con interesse, proponendo dapprima piccole dosi di stranezza, confondibili in tal senso con la genialità, e poi manciate di follia sempre più abbondanti, fino alla pazzia completa, con risultati proporzionati a tale pazzia.

Tuttavia, pur se ben realizzato, al film manca un certo spessore per essere qualcosa di più importante, rimanendo un discreto prodotto, visibile e godibile, ma non imperdibile.
Due curiosità.
Prima: Ben Kingsley si era già trovato in un ruolo simile (dottore in manicomio) in Shutter Island.
Seconda: il film propone due “reduci” da Harry Potter: David Thewlis e Brendan Gleeson, rispettivamente Remus Luipin e Malocchio Moody.

Chiudo la recensione con una frase estratta dal film:
“Non credete a nulla di ciò che sentite e solo a metà di ciò che vedete”.

Fosco Del Nero



Titolo: Stonehearst Asylum (Stonehearst Asylum)
Genere: drammatico, psicologico, thriller.
Regista: Brad Anderson.
Attori: Jim Sturgess, Kate Beckinsale, Ben Kingsley, Michael Caine, Jim Sturgess, David Thewlis, Brendan Gleeson, Jason Flemyng, Sophie Kennedy Clark, Sinéad Cusack, Edmund Kingsley.
Anno: 2014.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: qui.


martedì 29 ottobre 2019

Screamers - Urla dallo spazio - Christian Duguay

Ho già visto svariati film tratti da racconti o romanzi di Philip Dick: Blade runnerPaycheckAtto di forzaMinority reportA scanner darkly - Un oscuro scrutare, I guardiani del destino.
Al già nutrito elenco si aggiunge oggi Screamers - Urla dallo spazio, certamente uno dei film minori tra gli adattamenti cinematografici delle opere di Dick, e probabilmente uno dei meno riusciti, almeno a confronto con quelli che ho visto.

Per la precisione, il film è tratto dal racconto Modello Due: il racconto è del 1952 e il film è del 1995, quindi abbastanza recente… anche se onestamente sembra più vecchio, forse per il budget limitato, o forse per il fatto d’avere come protagonista centrale Peter Weller, attore al tempo già piuttosto datato, e probabilmente poco adatto a scene d’azione o di combattimento come ce ne sono nel film… con risultati infatti davvero scarsini.
Anche bacio e relazione sentimentale con una donna di quindici anni più giovane risultano piuttosto pretenziosi e poco realistici, e infatti le relative scene paiono a dir poco forzate.

Ma veniamo alla trama di Screamers - Urla dallo spazio: siamo sul pianeta Sirius 6B, un avamposto ricco di minerali e oggetto di contesa tra la NEB, l’organizzazione che lo stava sfruttando economicamente, e l’Alleanza, la corporazione di scienziati e minatori che a un certo punto si oppone per via dei rischi dell’estrazione: ne deriva una guerra vera e propria, divenuta poi col tempo una guerra fredda.
Il Colonnello Joseph Hendricksson (Peter Weller; Il pasto nudo, Robocop, La dea dell’amore) comanda un avamposto dell’Alleanza, e un giorno riceve diverse sorprese: la prima è un soldato rivale che porta un messaggio di pace da parte dei nemici, e che per portarlo si fa uccidere dagli screamers, e la seconda è una proiezione olografica a dir poco sospetta.
Gi screamers, dal canto loro, sono delle creature meccaniche inventate proprio dall’Alleanza come strumento di difesa contro le preponderanti forse del NEB. Il problema è che tale strumento, capace di aggiornarsi e riprodursi da solo, è divenuto assai pericoloso, e per la stessa Alleanza, tanto da costituire ora il principale pericolo su tutto il pianeta. 

Queste sono le premesse di Screamers - Urla dallo spazio, film che nell’atmosfera ricorda inizialmente Dune per l’ambientazione, che mostra un pericolo simile a Tremors… ma che poi vira decisamente sulla fantascienza tecnologica e, come tipico per le opere di Dick, sulla difficoltà di riconoscere ciò che è vero e ciò che è falso, ciò che è il filone conduttore dell’opera dello scrittore statunitense.

Screamers - Urla dallo spazio non fa eccezione in tal senso, anche se percorre questa via non tanto dal punto di vista psicologico-interiore (dilemmi, droghe, visioni, amnesie), come più frequente, ma dal punto di vista tecnologico-esteriore (un mondo ostile difficile da interpretare).

La storia è intrigante, ma, detto molto semplicemente, avrebbe meritato un prodotto migliore: mezzi tecnici non elevatissimi, cast mediocre, dialoghi un po’ forzati e scontati, sceneggiatura non del tutto convincente.

Insomma, Screamers - Urla dallo spazio non è proprio da buttare, ma avrebbe potuto esser molto meglio.
Probabilmente non è un caso che il regista Christian Duguay non abbia mai sfondato e sia finito a fare prima film e poi serie tv di basso livello.

Fosco Del Nero



Titolo: Screamers - Urla dallo spazio (Screamers).
Genere: fantascienza, thriller, drammatico.
Regista: Christian Duguay.
Attori: Peter Weller, Jennifer Rubin, Roy Dupuis, Andy Lauer, Charles Powell, Ron White, Michael Caloz, Liliana Komorowska.
Anno: 1995.
Voto: 5.
Dove lo trovi: qui.


martedì 22 ottobre 2019

The village - M. Night Shyamalan

Avevo visto The village ormai tanti anni fa ed esso era stato, insieme a Il sesto senso, il motivo per cui avevo iniziato a seguire M. Night Shyamalan, che però purtroppo non si è mai ripetuto ai livelli iniziali della sua carriera cinematografica… per utilizzare un eufemismo, giacché in realtà c’è stato un crollo della qualità delle sue opere difficilmente eguagliato in altri casi.

Approfitto di questa nuova visione per inserire la recensione in Cinema e film.

Ecco subito la trama sommaria di The village, almeno per quanto possibile raccontare in partenza senza svelare niente dell’essenza del film: all’interno di una vallata circondata dalla foresta vive una comunità, in quello che sembra essere il Nord America del diciannovesimo secolo.
Tutto sa di vecchio: le case, i vestiti, l’agricoltura, lo stile di vita e le stesse credenze di quella gente, che ritiene che la foresta sia abitata da esseri malvagi, chiamati “le creature innominabili", che non invadono il territorio umano per via di un antico patto secondo il quale gli uomini non devono entrare nel loro territorio, ossia la foresta, che non a caso è delimitata da bandiere e fiaccole.
Credenza nella credenza: il colore giallo salva, mentre il colore rosso è il colore del male, e attira le creature malvagie.
Ma, si sa, i giovani, un po’ per coraggio e un po’ per ribellione, tendono a sfidare la cultura antica, per cui c’è sempre qualcuno che “gioca col fuoco”: chi staziona sul confine a lungo, in una sorta di sfida di coraggio con gli amici, e chi chiede apertamente al consiglio degli anziani di poter attraversare la foresta, ufficialmente per andare a cercare medicine o altre cose utili oltre il confine.

I protagonisti del film sono soprattutto tre: il taciturno Lucius Hunt (Joaquin Phoenix; Innocenza infranta, Lei, Il gladiatore, Signs), la coraggiosa e non vedente Ivy Walker (Bryce Dallas Howard; The help, Lady in the water, 50 e 50) e il malato di mente Noah Percy (Adrien Brody; Detachment - Il distacco, Il treno per il Darjeeling, Grand Budapest Hotel, Predators, Splice).
Ma nel cast figurano altri attori ben noti, pur se alcuni in ruoli marginali: William Hurt, Sigourney Weaver, Brendan Gleeson, Michael Pitt, etc. Il cast, insomma, c'è.

Il film al tempo fu presentato praticamente come un horror, in modo quasi truffaldino, e la cosa non giovò a livello di reazioni e critica: in realtà, The village non ha nulla di orrorifico, ma è un magnifico thriller psicologico, con sprazzi di dramma e sentimenti.
Alla sceneggiatura ottima si uniscono una scenografia molto evocativa e una fotografia a dir poco eccellente: i colori sono magistrali e M. Night Shyamalan, per quanto azzecchi un film sì e tre no, ha comunque la mano da regista di valore.

The village, oltre che essere un eccellente film nel suo genere, ha un altro valore, non da poco dal mio punto di vista: rappresenta in pieno la società odierna a livello di indottrinamento e mezzi di comunicazione di massa, i quali “insegnano” alle persone cosa devono credere e cosa no, e con tanta forza che quanto viene divulgato diviene verità, e verità sicura, tanto sicura quanto temuta…
… la società di oggi è un esempio di tale manipolazione collettiva, da ogni punto di vista: alimentazione, storia, salute, cultura, spiritualità, etc.
Non c’è un campo che sia “puro”, evidentemente perché la fonte a monte è contaminata, e in questo senso siamo tutti nel “villaggio”.
Così, che la cosa sia stata voluta o meno, The village è un film grandemente metaforico e simbolico,  persino didattico per chi si ferma a rifletterci un poco.

Un ultimo appunto: così come la protagonista è cieca in senso fisico-esteriore, l'essere umano comune è cieco in senso spirituale-interiore, e non si accorge di quello che ha davanti agli occhi... esattamente come la protagonista del film, alla fine della storia, pur di fronte all'evidenza dei fatti, non la coglie.

In aggiunta, nel film sono presenti alcune frasi interessanti, che riporto di seguito.

“Ci si può sottrarre al dolore, come abbiamo fatto noi…
… ma lui ti trova, sente l’odore.”

“Tu resti impassibile e noi siamo terrorizzati. Come mai?”
“Non mi preoccupo di cosa può capitare, ma di cosa bisogna fare.”

“Tu hai grande forza.
Tu sai guidare chi sa solo seguire.
Tu vedi la luce quando c’è solo tenebra.”

“Il mondo si muove per amore, si inginocchia davanti ad esso, ammirato.”

“Non devi avere paura: è soltanto una messinscena.”

Fosco Del Nero



Titolo: The village (The village).
Genere: thriller, drammatico, horror, sentimentale.
Regista: M. Night Shyamalan.
Attori: Joaquin Phoenix, Adrien Brody, Bryce Dallas Howard, William Hurt, Sigourney Weaver, Brendan Gleeson, Cherry Jones, Celia Weston, John Christopher Jones, Frank Collison, Jayne Atkinson.
Anno: 2004.
Voto: 8.
Dove lo trovi: qui.


martedì 1 ottobre 2019

Minority report - Steven Spielberg

Avevo già visto Minority report anni fa, ma prima di aprire il blog Cinema e film, fatto che lo aveva escluso dalle recensioni, almeno fino ad ora.

Minority report è uno dei tanti film tratti da un romanzo o un racconto di Philip K. Dick, il visionario autore di fantascienza morto nel 1982… proprio quando gli sarebbe stata consegnata fama mondiale per via del successo cinematografico di Blade runner, la prima delle conversioni filmiche dei suoi libri.
Sarebbero seguiti, tra gli altri, Atto di forza, Paycheck, A scanner darkly - Un oscuro scrutare, I guardiani del destino, così come, per l’appunto, Minority report.

Parlando invece di chi ha diretto il film, si tratta di Steven Spielberg, un altro nome che è quasi una garanzia di successo (Indiana Jones e i predatori dell’arca perduta, Incontri ravvicinati del terzo tipo, La guerra dei mondi, ET, etc).

Andiamo a vedere per sommi capi la trama di Minority report: siamo nel 2054, nella città di Washington, la quale negli ultimi anni è stata oggetto di una sperimentazione anticrimine: una speciale squadra di poliziotti, detta Pre-Crime, interviene sulla scena di un delitto, che è stato predetto con certezza da un trio di particolari esseri umani, detti Precog, e lo sventa, con conseguente arresto dell’assassino, posto poi in uno stato di sospensione di coscienza, simile a un carcere del futuro.
Il risultato di tale sperimentazione, che si confida di estendere a tutti gli Stati Uniti, è l’annullamento degli omicidi.
A guidare la suddetta squadra Pre-Crime è il capitano John Anderton (Tom Cruise; Vanilla sky, Eyes wide shut, Oblivion, Jerry Maguire, Intervista col vampiro), il quale però, un giorno, si vede improvvisamente catapultato dalla condizione di poliziotto a quella di ricercato, giacché esce il suo volto per l’appunto in una delle precognizioni dei tre veggenti.
L’uomo non si arrende, convinto della sua futura innocenza e, da convinto sostenitore del sistema, passa a cercarne le possibili crepe.


Minority report oscilla tra fantascienza, thriller e azione, non trascurando un elemento sentimentale, e ha un ritmo abbastanza trascinante da non annoiare mai lo spettatore. 
Il cast è buono, la trama accattivante, effetti speciali e costumi sono all’altezza… ma d’altronde stiamo parlando di una produzione importante con nomi importanti.
Particolare la scelta registica, a cominciare dai colori molto ovattati e tendenti allo scuro e al blu: questa può piacere o meno a seconda dei gusti.

Nel complesso, tuttavia, è impossibile affermare che Minority report di Steven Spielberg sia un brutto film, il quale, comunque, piacerà molto o poco a seconda dei gusti individuali, nonché della propria propensione a interrogarsi su questioni come la tecnologia, i sistemi sociali e giudiziari, le scelte personali, compresa la solita questione tra destino e libero arbitrio.

Chiudo la recensione con una frase tratta dal film: 
“Siamo adesso?”
“Sì, questo è il presente.”
“Sono stufa del futuro.”

Fosco Del Nero



Titolo: Minority report (Minority report).
Genere: fantascienza, azione, thriller.
Regista: Steven Spielberg.
Attori: Tom Cruise, Samantha Morton, Max von Sydow, Colin Farrell, Peter Stormare, Neal McDonough, William Mapother, Steve Harris, Patrick Kilpatrick, Jessica Capshaw, Anna Maria Horsford.
Anno: 2002.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.


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