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Dagon - Stuart Gordon (film horror)

Titolo: Dagon - La mutazione del male (Dagon).
Genere: horror.
Regista: Stuart Gordon.
Attori: Ezra Godden, Macarena Gomez, Francisco Rabal, Raquel Merono, Brendan Price, Uxia Blanco.
Anno: 2001.
Voto: 7.5.


Forse uno degli horror più sottovalutati di questi ultimi anni; in realtà, a mio avviso, uno dei più riusciti e affascinanti.

Tanto per cominciare, per un motivo molto semplice: portare su schermo i racconti di Howard Phillips Lovecraft, con le loro atmosfere opprimenti, il loro sentore di decadente, di marcio, di ineluttabile dramma, è impresa non da poco.

Non a caso, pur avendoci provato in diversi, solo Stuart Gordon è riuscito nell'intento, con vari film, di cui Dagon è senza dubbio il più efficace.

Chi è stato lettore del maestro di Providence collegherà immediatamente il titolo del film a quello di un suo noto racconto, Dagon per l'appunto, anche se, a onor del vero, la pellicola prende le mosse più da La maschera di Innsmouth, uno dei capolavori di Lovecraft.

Ma veniamo ad alcuni spunti.

Tanto per cominciare, la fotografia è splendida, e colpisce per il contrasto tra i colori e per le atmosfere deprimenti.

Anche la colonna sonora è decisamente all'altezza.

Alcune recitazioni, inoltre, sono veramente ottime: Macarena Gomez nei panni della sacerdotessa di Dagon è incantevole, al contempo bellissima e inquietante.
Francisco Rabal è anch'egli perfetto nei panni del vecchio ubriacone Ezequiel, peraltro al centro di un bellissimo flashback.

Assolutamente da citare, inoltre, la felpa del protagonista, su cui campeggia la scritta della Miskatonic University, nome ricorrente nei racconti di Lovecraft.

Un film perfetto, dunque?

Assolutamente no: taluni effetti speciali sono a dir poco ingenui (probabilmene a causa del basso budget), come quello della tempesta a inizio storia; il protagonista, Ezra Godden, con il suo atteggiamento forzatamente goffo a volte stride con le atmosfere della storia, contribuendo ad attutirne la tensione; vi è inoltre qualche scena assai forte, peraltro accettabile in un horror.

Sommando tutto, un ottimo film, che avrebbe potuto anche essere un capolavoro, ma che non lo è stato per qualche distrazione.

Bello il finale a sorpresa.

Dimenticavo di accennare la trama. :) Quattro turisti in uno yacht di fronte alla costa iberica vengono raggiunti da una tempesta, che li sbatte sugli scogli... il resto scopritelo voi. :)

Fosco Del Nero

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Maison Ikkoku - Cara dolce Kyoko - Rumiko Takahashi (manga)

Titolo: Maison Ikkoku - Cara dolce Kyoko (Maison Ikkoku).
Genere: commedia.
Autore: Rumiko Takahashi.
Anno: 1980-1987.
Voto: 8.5.


Uno dei miei manga preferiti di sempre, di sicuro quello di Rumiko Takahashi cui sono rimasto più affezionato.

Per chi non lo sapesse, la Takahashi è la disegnatrice dei più noti Ranma e Lamù.

La storia è assai semplice: Kyoko Otonashi è una giovane vedova, cui è stato affidato il ruolo di amministratrice di un condominio di proprietà della famiglia del suo ex marito.

Si tratta di un condominio particolare, però, pieno di personaggi bizzarri e poco seri: da Ichinose, donna sovrappeso e dedita a festicciole a base di birra e sake, a Yotsuya, uomo misterioso e approfittatore, ad Akemi, giovane donna provocatrice e libertina.

Nel medesimo condominio, Maison Ikkoku per l'appunto (l'opera è stata diffusa in Italia con il poco convincente titolo di Cara dolce Kyoko), finisce anche Yusaku Godai, ronin squattrinato.

I ronin, nell'odierno Giappone, sono i ragazzi che hanno fallito l'esame di accesso all'università (anticamente, invece, l'espressione, letteralmente "uomo alla deriva", indicava il samurai rimasto senza padrone).

Yusaku si innamora di Kyoko a prima vista, ma gli ostacoli al suo amore saranno tanti: la carriera universitaria e il denaro, Shun Mitaka, il maestro di tennis anch'egli invaghito di Kyoko, gli stessi coinquilini del condominio, più spina nel fianco del ragazzo che appoggio positivo.
Pur mantenendo un tono ludico e spesso comico, Maison Ikkoku si differenzia da molte commedie manga per il fatto di affrontare argomenti assai seri: l'amore, lo studio, il denaro, le difficoltà della vita.

In effetti, a Godai non vengono risparmiati delusioni e patimenti.
Questo aiuta il lettore a empatizzare con il personaggio, ragazzo assolutamente normale e anzi privo di talenti particolari (eccetto forse quello di non sapersi scegliere le compagnie migliori).

Un fumetto al contempo divertente, delicato e profondo.

Fosco Del Nero

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London - Hunter Richards (film drammatico)

Titolo: London (London).
Genere: drammatico.
Regista: Hunter Richards.
Attori: Jessica Biel, Chris Evans, Jason Statham, Joy Bryant, Kelli Garner, Isla Fisher, Dane Cook.
Anno: 2005.
Voto: 6.


Un film peculiare sotto diversi aspetti.

Partiamo dagli attori protagonisti, tutti semi-famosi.

Forse la più nota è Jessica Biel, protagonista, tra le altre cose, di Settimo cielo (che non guardavo perchè consideravo patetico oltre ogni limite), anche se probabilmente il più apprezzato come attore è Jason Statham, co-protagonista in Lock & Stock, The snatch e di altre importanti produzioni; da citare anche Chris Evans, uno dei Fantastici quattro.

Quello che colpisce immediatamente è la curiosa commistione tra gli argomenti affrontati, profondi e importanti (cito, en passant, l'amore, la droga, l'impotenza, il dolore, il matrimonio), e il gergo scelto per trattarli, a dir poco schietto e scurrile.

Questa forte trattazione caratterizza tutto il film, e persino in modo concettualmente violento.

Se poi si aggiungono a tale impeto concettuale e discorsivo droga e alcol, che imperversano per tutta la storia (in effetti, si parla di impotenza e di matrimoni falliti tra una tirata di coca e una bottiglia di vodka), l'impatto del tutto è ancora più forte.

A fare da contraltare, una scenografia e una durata temporale della storia entrambe scarne: il 90% del film è ambientato durante una festa in un appartamento, e con la stessa festa praticamente si risolve l'intera storia, a parte il richiamo di alcuni flashback, numerosi ma brevi.

Detto ciò, lo spunto iniziale in sintesi: Syd viene a sapere che London, la sua ex di cui è ancora innamorato, sta per andarsene, per vivere altrove con un altro uomo, e che è stata organizzata una festa d'addio, a cui peraltro lui non è stato invitato.

Ci andrà comunque...

Fosco Del Nero

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Volver - Pedro Almodovar (film drammatico)

Titolo: Volver (Volver).
Genere: drammatico, commedia, sentimentale.
Regista: Pedro Almodovar.
Attori: Penelope Cruz, Carmen Maua, Lola Dueñas, Blanca Portillo, Yohana Cobo, Chus Lampreave, Leandro Rivera.
Anno: 2006.
Voto: 7.5.


Per molto tempo ho evitato questo film, anche se non mi ricordo di preciso per quale motivo non mi ispirasse.

Ebbene, mi sbagliavo, e il film è molto bello.

Ma d'altronde, la sola presenza della bellissima e bravissima Penelope Cruz sarebbe bastata per giustificare la visione.

Si tratta di un film che, nonostante i temi trattati e gli avvenimenti descritti, assai funerei (aggettivo nemmeno tanto casuale), si mantiene comunque sempre piacevole e non pesante.

In breve, Volver è la storia di Raimunda e delle sue parenti: sua figlia Paula, sua sorella Soledad, sua madre Irene... nonché di altre sue conoscenti, da Augustine a Regina.

E gli uomini?

Beh, nell'universo di Almodovar pare non esserci spazio per loro, e quando a un certo punto spunta fuori una figura maschile (forse più per necessità narrative che non per ispirazione), si tratta inevitabilmente di qualcuno di spregevole: un traditore, un violentatore, un irresponsabile.

Ad ogni modo, nonostante questa palese antipata per la categoria maschile, il film è fresco e vivace, impreziosito come detto dalla recitazione di Penelope Cruz e reso interessante da una trama in perenne movimento (del reale stato delle cose si inizia comunque a intuire qualcosa in corso d'opera).

Non fate il mio stesso errore di ignorarlo per anni. ;)

Fosco Del Nero

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La città incantata - Hayao Miyazaki (anime)

Titolo: La città incantata (Sen to Chihiro no kamikakushi).
Genere: anime, animazione, fantastico, fantasy.
Regista: Hayao Miyazaki.
Anno: 2001.
Voto: 8.5.


Vi dico sin da ora che tutti i film di Hayao Miyazaki prenderanno un voto altissimo. :)
Ma non perchè il regista nipponico mi abbia pagato per recensirlo bene (magari ;), ma semplicemente perchè i suoi film se lo meritano.

Il curriculum d'altronde parla da solo: decretato miglior film giapponese del 2001, Orso d'oro al festival di Berlino nel 2002, Oscar come miglior film d'animazione nel 2003... e cito solo i tre principali riconoscienti dei 40 e passa ottenuti a livello internazionale.

Sorprendentemente, però, in Italia ancora in pochi conoscono La città incantata e Hayao Miyazaki.
Ma è possibile non conoscere uno dei migliori realizzatori di opere cinematografiche, film o animazioni che siano

Ad ogni modo, ognuno ha i film che si merita, e noi siamo felici di avere Miyazaki e La città incantata. :)

In breve, è la storia di Chihiro, una bambina di 10 anni priva di poteri speciali o di doti particolari, che, semplicemente grazie al coraggio e alla determinazione, riesce ad ambientarsi nella bizzarra realtà in cui si viene a trovare, per causa dei suoi genitori, nonché a salvare i genitori stessi, del tutto ignari di quanto successo (e anzi quasi ridicoli nella loro inutilità: che il regista volesse sottolineare la superiorità dell'età infantile, immaginifica, rispetto a quella adulta, più materialista?).

Questo anime ha un fascino sorprendente: le ambientazioni sono bellissime, alcuni personaggi memorabili (la stessa Chihiro, Mastro Haku, Yubaba, il di lei figlioccio), le musiche dolcissime (meravigliosa quella introduttva del dvd, purtroppo non presente nel film vero e proprio; se vi interessa, la canzone si chiama "Itsumo nando").

Non vi parlo ovviamente della trama, limitandomi a sottolineare che non si tratta semplicemente di un'avventura, ma di una vera esperienza formativa per la piccola Chihiro, alle prese con streghe, nomi rubati, spiriti dei fiumi... e naturalmente con sentimenti e rapporti umani.

Consigliatissimo.

Fosco Del Nero

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Duplex - Un appartamento per tre - Danny De Vito (film comico)

Titolo: Duplex - Un appartamento per tre (Duplex).
Genere: commedia.
Regista: Danny De Vito.
Attori: Ben Stiller, Drew Barrymore, Eileen Essel, Harvey Fierstein, Justin Theroux, James Remar, Robert Wisdom.
Anno: 2003.
Voto: 6.5.


Il film si presenta accattivante fin dal principio, con un breve cartoon che introduce lo spettatore alla storia in questione: Alex e Nancy, giovane coppia, trovano finalmente la loro casa dei sogni e, cosa sorprendente, rimanendo nel loro limitato budget economico.

Il sogno tuttavia si trasforma ben presto in un incubo: l'appartamento è gravato da una clausola giuridica antecedente, per la quale il secondo piano dovrà essere abitato da una vecchietta fino alla sua morte.
Di fatto, dunque, si tratta di un duplex.

Va bene, la vecchietta ha già 98-99 anni, e comunque la vicinanza non sarà tutto questo problema, no?

Niente di più sbagliato, e Alex (Ben Stiller) e Nancy (Drew Barrymore) se ne accorgeranno presto.

Duplex - Un appartamento per tre è una commedia divertente e simpatica, che non potrà che farvi solidarizzare con i due malcapitati protagonisti... e vi porterà a odiare follemente la simpatica vecchiettina.

Regia di Danny De Vito per una pellicola discreta: un buon intrattenimento, anche se certamente non un caposaldo del cinema.

Fosco Del Nero

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Titolo: Lezioni di felicità (Odette Toulemonde).
Genere: commedia, sentimentale.
Regsta: Eric-Emmanuel Schmitt.
Attori: Catherine Frot, Albert Dupontel, Jacques Weber, Fabrice Murgia, Nina Drecq, Camille Japy, Alain Doutey, Julien Frison.
Anno: 2006.
Voto: 7.


Lezioni di felicità è un film piuttosto gradevole, che, come recita il titolo, dovrebbe costituire una sorta di manifesto della felicità e dell'allegria al di là delle avversità delle difficoltà della vita.

E di difficoltà la quarantenne Odette Toulemonde ne ha avute: marito morto da dieci anni; due figli da crescere, di cui il maschio gay e la femmina meno assai femminile del fratello; il ragazzo della figlia, moderno uomo delle caverne, che vive con loro; un lavoro sottopagato da impiegata all'interno di un centro commerciale in cui regnano pettegolezzo e cattiveria.

La sua gioia principale, oltre a farsi fare unghie e capelli dal figlio gay, leggere i romanzi dello scrittore parigino Balthazar Balsan, di cui è follemente innamorata.

Guarda caso, la vivace quarantenne incontrerà proprio il suddetto scrittore, e guarda caso proprio in un momento di crisi di quest'ultimo, durante il quale avrà bisogno di una spalla amica.

Non svelo cossa succede più avanti, per quanto non sia di difficile immaginazione; in effetti gli sviluppi della trama si intuiscono dopo pochi minuti di proiezione... ma il punto forte del film non è tanto l'originalità dell'intreccio (ossia il cosa), quanto il modo in cui esso è rappresentato (ossia il come).

E il come è un come fatto di scene immaginifiche, di canzoni ballate e cantate in stile musical (i pezzi di Josephine Baker si rivelano azzeccatissimi), di bizzarri personaggi (come i vicini di casa scambisti), di poster che ogni sera prima di andare a dormire si animano e così via.

Insomma, per farla breve Odette Toulemonde è un mix tra Amelie Poulin e Mary Poppins.

In effetti, il film, esordio cinematografico del pluripremiato drammaturgo francese Eric-Emmanuel Schmitt, pare proprio una sorta di erede spirituale de Il favoloso mondo di Amelie.

Difetti?

Sì: a mio avviso, la pur brava Catherine Frot (già vista nello strepitoso La cena dei cretini
di Francis Veber) non era l'attrice ideale per caratterizzare il personaggio di Odette, mentre il personaggo più riuscito pare il di lei figlio gay.

Siamo comunque di fronte a un buon prodotto cinematografico, che per di più si fa portatore di allegria e sentimenti positivi, motivo di più per visionarlo.

Fosco Del Nero

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Nausicaa della valle del vento - Hayao Miyazaki (anime)

Titolo: Nausicaa della valle del vento (Kaze no tani no Naushika).
Genere: anime, animazione, fantastico, drammatico.
Regista: Hayao Miyazaki.
Anno: 1984.
Voto: 8.5.


In un imprecisato futuro, la Terra è stata devastata da una guerra ipertecnologica, che ha riportato il pianeta a un livello di sviluppo arretrato.

Questo è lo scenario con cui si apre Nausicaa, riconosciuto capolavoro dello Studio Ghibli e del maestro Miyazaki.

In particolare, l'ambientazione è quella della Valle del vento, ampia vallata dal paesaggio bucolico abitata da un popolazione semplice e tranquilla.

Principessa di tale popolazione è Nausicaa, amata e rispettata dal suo popolo non solo per il suo rango reale, ma soprattutto per la sua sensibilità e per le sue doti di dominatrice del vento, che solca con il suo fidato aliante.

La pace che regna nella vallata però durerà poco: l'invasione dei Tolmeikiani, in guerra con la città di Peite, porterà con se morte e disastri.

Tali disastri sono inscrivibili in un determinato tema, particolarmente caro a Miyazaki: il rapporto tra l'uomo e la natura. E' infatti proprio il desiderio dell'uomo di dominare sui suoi simili e sul creato intero a determinare la reazione della natura, stavolta in forma di gigantesca giungla tossica, che metterà a repentaglio l'intero genere umano.

Il deus ex machina della situazione sarà proprio Nausicaa, la principessa illuminata della Valle del vento.

Ed è proprio il personaggio di Nausicaa a colpire maggiormente: la sua dolcezza, la sua profondità rendono la storia addirittura commovente.

Abbinata con lo scoiattolo o con i piccoli di mostrotarli è addirittura irresistibile.

A differenza di altre opere di Miyazaki, qua manca una controparte maschile, nonchè quel certo grado di ludicità che in altri casi ha contribuito a rendere la storia più lieve (si pensi a Laputa o a Il castello errante di Howl).

Si tratta di un anime assai risalente (1984) e che perciò non vanta le meraviglie estetiche dei giorni nostri, ma che si fa comunque vedere ancora bene. Ciò che invece poteva essere curato meglio è il doppiaggio italiano... ma forse all'epoca ancora non si dava importanza e dunque cura ai prodotti animati nipponici.

In Giappone, viceversa, a Nausicaa è stata attribuita una vera e propria dignità letteraria... viene da chiedersi in quale dei due paesi la cultura sia maggiormente apprezzata e incentivata.

Fosco Del Nero

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Berserk - Kentaro Miura (manga)

Titolo: Berserk (Beruseruku).
Genere: fantasy.
Autore: Kentaro Miura.
Anno: 1989-in corso.
Voto: 9.


Secondo manga recensito... e secondo 9 in pagella.

Voi direte: ma questo qui non è un po' troppo largo di voti?

Coloro che già conoscono e amano Berserk non necessiteranno di risposta, giacchè sapranno che il manga in questione vale il voto indicato.

A coloro che, invece, non hanno mai sentito parlare dell'opera suddetta, dico che, cominciando a recensire dei manga (e degli anime), ho preferito partire dai miei preferiti, da cui i voti alti.
Anzi, in effetti quelli brutti non credo che li recensirò... perchè pubblicizzarli infatti?

Ora, come cominciare a parlare di Berserk?

L'impresa è dir poco ardua, considerando che il fumetto vanta già una trama fittissima, numerosi personaggi e che, per di più, è tuttora in corso d'opera.

Iniziamo allora col dire che i tre protagonisti che vedete ritratti in alto a sinistra sono, nell'ordine, Caska, Gatsu e Grifis.

Ognuno di loro è a suo modo bellissimo, nonostante uno dei tre a un certo punto della storia abbia preso una strada che ha causato la sofferenza degli altri due (come di molte altre persone).

In sintesi, Berserk è la storia di Gatsu, il Guerriero Nero, un cavaliere dalla forza straordinaria che si è forgiata tra i dolori e le sofferenze, fisiche e morali, della vita.

Impossibile anche solo dare un quadro generico di tutto quello che gli capita.
Diciamo allora che sin dalla sua nascita il suo destino è segnato, con infanzia e adolescenza che le hanno fatto seguito, ugualmente dure.

L'inizio del manga ci fa vedere da subito con chi abbiamo a che fare: un guerriero fortissimo, sanguinario e apparentemente invincibile, privo di amici, che uccide uomini ma soprattutto mostri, che ha già perso un braccio e un occhio, oltre che la felicità e la voglia di vivere.

Cosa lo spinge avanti allora?

Semplice: il desidero di vendetta.

Verso chi?

Semplice anche questo: verso Grifis, suo antico amico e generale della gloriosa armata di Falchi, finita viceversa in modo assai inglorioso.

La vendetta, però, non è punto facile da consumarsi... e il Guerriero Nero dovrà superare infiniti ostacoli. Lui e tutti coloro che sono con lui, giacchè l'ombra che egli porta con sé avvolge anhe i suoi compagni di viaggio, indistintamente.

Mi rendo conto che il panorama, così tratteggiato, è cupo e desolante, ma questa è solo una parte di Berserk.
Il manga contiene anche tanta bellezza, tanta forza, tanta passione. E il suo incedere lirico ed epico non vi lascerà indifferenti.

Un'ultima precisazione: il fumetto cresce a ritmi vertiginosi, con i primi volumetti ancora incerti e quelli successivi sempre più belli e curati graficamente.

Grazie al suo mix tra profondità emotiva e azione pura, Berserk saprà accontentare tutti.

Dategli una chance e ve ne accorgerete.

Fosco Del Nero

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Lust caution - Lussuria - Ang Lee (film drammatico)

Titolo: Lust caution - Lussuria (Lust caution).
Genere: drammatico, sentimentale.
Regista: Ang Lee.
Attori: Tony Leung, Tang Wei, Joan Chen, Lee-Hom Wang, Wang Leehom. Anno: 2007.
Voto: 6.


Il Leone d'oro a Venezia 2007 è un film per me non facilissimo da valutare, perchè unisce elementi di mio gradimento ad altri che sopporto con malcelato fastidio.

Distinguiamo allora i pro e contro.

Pro: come spesso capita per le produzioni orientali, tutto è curatissimo, dalla fotografia al montaggio.
In effetti, sembra davvero di stare nell'Hong Kong e nella Shanghai degli anni "40.

Anche le recitazioni dei protagonisti convincono.

Inoltre, la storia-intrigo tra Wang Jiazhi e Mr. Yee, con la prima che deve avvicinare il secondo, nemico giurato dell resistenza cinese, appassiona e coinvolge.

Contro: la prima parte del film non è semplice da seguire, fredda e distaccata.

L'atmosfera generale è pesante, con morti, tradimenti, attentati e violenze psicologiche.

Il finale intristisce, perchè dà l'impressione sia che il tutto non sia servito a niente, sia che l'amore (ammesso che quello tra i protagonisti potesse definirsi tale) soccomba di fronte alle logiche di partito.

In conclusione, se amate le ambientazioni orientali, se amate gli intrighi e i doppi giochi, se amate le scene calde per cui sembra che il film sarà censurato in Cina, Lust caution potrebbe essere il prodotto adatto a voi.

Io, di mio, gli assegno un 6, conscio del fatto che il prodotto in sé vale di più: i miei gusti però me lo fanno apprezzare meno di quanto di sicuro lo apprezzeranno molti altri.

Fosco Del Nero

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Zebda (musica)

Nome: Zebda.
Nazione: Francia.
Genere: rap, hip-hop, rock, folk.


Quarto post legato all'etichetta "musica" per parlare di uno dei miei gruppi musicali preferiti di sempre gli Zebda.

Chi??

Gli Zebda, gruppo francese (di Tolosa, ma di origine magrebina) miscelante differenti generi musicali (rap, hip-hop, folk) e molto impegnato in ambito sociale, politico e culturale.

Ormai lo avrete capito: non amo la banalità, e questo nella letteratura, nella musica, nei film e nella vita n generale.
Quindi da me aspettatevi (non dico sempre, ma spesso!) segnalazioni di gruppi o film poco conosciuti.

E quando dico poco conosciuti intendo poco conosciuti in Italia, paese dei vari Ramazzotti, Ligabue e Vasco Rossi.
In realtà in Francia, Spagna e nel resto d'Europa il gruppo gode di buona popolarità... e meritatamente, devo dire...

Ma veniamo al sodo.
Gli album incisi dagli Zebda non sono molti: abbiamo L’arène des rumeurs (1992), Le bruit et l’odeur (1995), Essence ordinaire (1998), Utopie d’occase (2002) e La Tawa (2003).

Come li ho conosciuti?
Per caso: ero in un negozio di musica alternativa e mi spettava un cd gratis dopo averne acquistato un tot.
Ho chiesto un suggerimento al proprietario che mi ha indicato proprio loro.
Sia benedetto il proprietario: grazie a lui ho scoperto una vera e propria passione.

L'album in questione era Le bruit et l'odeur.

Piano piano mi sono poi procurato tutte le loro altre canzoni, comprese quelle non facenti parti dei loro album, ma sparse qui e là, magari per collaborazioni varie.
Anche dal vivo il gruppo è energetico e coinvolgente (parlo purtroppo solo per presa visione da video).

Ok, ora vi consiglio alcune canzoni particolarmente belle, così potete da subito vedere se il genere vi aggrada; è un genere un po' strano, però, per cui non è detto che piaccia a tutti.
Per esempio, io adoro il francese, parlato e cantato... ma non è detto che tutti abbiano questo gusto, anzi suppongo che sia raro...

Eccovi alcuni titoli:
Tomber la chemise
Le bruit ed l'odeur
Motivés
La bague à Daniele
J'y suis j' y reste
Toulouse
Mon pére m'a dit
Ma rue
L'herreur est humaine
Double peine
Tombés de nues
Oulalaradime
Le manouche
Du soleil à la toque
La famille
Le bonhomme derrière
Le paranoiaque
Mala diural
La bete
Dans ma classe

Ok, credo che l'elenco sia bastevole. :)
Buon ascolto e fatemi sapere.

Fosco Del Nero

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La battaglia di Shaker Heights - Efram Potelle, Kyle Rankin (film commedia)

Titolo: La battaglia di Shaker Heights (The battle of Shaker Heights).
Genere: commedia, drammatico.
Regista: Efram Potelle, Kyle Rankin.
Attori: Shia La Beouf, Shiri Appleby, Amy Smart, Elden Henson, Kathleen Quinlan, William Sadler, Ray Wise, Billy Kay.
Anno: 2003.
Voto: 7.5.


Questa estate ho intravisto su Sky un film di cui non avevo mai sentito parlare: La battaglia di Shaker Heights... io mai sentito, e voi?

Mi è bastata però qualche battuta isolata per cogliere un'ironia decisamente sferzante e per farmi decidere di rivederlo in seguito (in quel momento stavo per uscire).

Mantenuto il mio proposito, devo dire il mio intuito non si era sbagliato: il film, molto corto, è vivace e interessante.

Merito soprattutto del protagonista, Kelly, un giovane intellettualmente acuto ma un poco disadattato ben interpretato da Shia La Beouf.

Peraltro, il ragazzo lo avevo già visto in parti da spalla, precisamente in Io robot (con Will Smith) e in Constantine (con Keanu Reeves).

Questa è la seconda cosa che mi ha colpito del film: praticamente è recitato da attori che conoscevo già, o giovani promesse o vecchie conoscenze di film o telefilm.

A parte il già citato Shia La Beouf, ci sono anche Shiri Appleby (la Liz Parker di Roswell), Amy Smart (già incontrata in Starship Troopers-Fanteria dello spazio, nel sorprendente Interstate 60 e nell'ottimo The butterfly effect), William Sadler (lo sceriffo Valenti sempre di Roswell), Elden Henson (anch'egli protagonista di The butterfly effect) e persino Ray Wise, il padre di Laura Palmer nel celeberrimo Twin Peaks.

Praticamente un insalata di attori semi-famosi.

Ad ogni modo, La battaglia di Shaker Heights è la storia di Kelly, appassionato di guerre simulate, ad una delle quali conosce Burt, della cui sorella s'invaghisce.

Il problema è che la sorella è piuttosto più grande di lui, e peraltro in procinto di sposarsi.

Non vi accenno naturalmente come va a finire, ma mi limito a ripetere che la storia, in bilico tra commedia e dramma, è pervasa da un ottimo sarcasmo.

Il film, però, pare scemare nel finale, rovinando in parte un prodotto fino a lì ottimo.

Il mio consiglio è quello di guardarlo... ammesso però che riusciate a trovarlo: in Italia infatti è praticamente sconosciuto...
Buona visione.

Fosco Del Nero

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Un ponte per Terabithia - Gabor Csupo (film drammatico)

Titolo: Un ponte per Terabithia (Bridge to Terabithia).
Genere: commedia, drammatico.
Regista: Gabor Csupo.
Attori: Anna Sophia Robb, Josh Hutcherson, Lauren Clinton, Zooey Deschanel, Bailee Madison, Robert Patrick.
Anno: 2006.
Voto: 7.5.


Voglio subito sgombrare il campo da un equivoco: a dispetto delle varie locandine, del trailer, della presentazione che gli è stata fatta su tutto il globo terracqueo, del fatto che lo hanno realizzato i produttori de Le cronache di Narnia, non si tratta di un film fantasy.

E credetemi, giacchè la lettura e la visione di qualche migliaio di opere fantasy - fantascientifiche - surreali-fantastiche mi dà l'esperienza necessaria per riconoscerle quando le incontro... :)

O quando non le incontro: Un ponte per Terabithia è semplicemente la storia della tenera amicizia che nasce tra due adolescenti di una provincia americana.

Jesse e Leslie, questi i loro nomi, si conoscono quando la famigla di lei si trasferisce nelle campagne in cui il giovane ha sempre abitato con la sua famiglia.

Leslie, assai vivace e creativa, coinvolgerà Jesse in un gioco d'immaginazione con il quale i due si inventano di essere il re e la regina di un mondo fantastico, Terabithia, per l'appunto.

Il gioco tale rimarrà, però, perchè solo di un gioco si tratta.

Peraltro, di un gioco che avrà dei risvolti drammatici nella realtà.

E questa è la cosa che più colpisce del film: quello che era stato presentato come un delicato film fantasy ma che era iniziato come una commedia piacevole si trasforma tutto d'un botto in una storia drammatica e triste, che non mancherà di commuovere lo spettatore ma che lascia un fastidioso amaro in bocca.

In conclusione, un buon film, gradevole da vedere a meno che non rimaniate troppo delusi dal fatto di non trovarvi di fronte quello che vi era stato promesso (e perchè spaccino per fantasy un film che non lo è proprio non lo capisco, specialmente considerando che il genere è di solito considerato di nicchia).

Eccezionale la recitazione della giovane attrice Anna Sophia Robb, di cui di sicuro sentiremo parlare in futuro.

Fosco Del Nero

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È già ieri - Giulio Manfredonia (film commedia)

Titolo: È già ieri (È già ieri ).
Genere: commedia, fantastico.
Regista: Giulio Manfredonia.
Attori: Antonio Albanese, Fabio De Luigi, Goya Toledo.
Anno: 2003.
Voto: 7.


Una prima precisazione è d'obbligo: questo film, coproduzione italo-ispanico-inglese, è in realtà il remake di un successo americano, Ricomincio da capo (anche se io preferisco il sottotitolo Il giorno della marmottona :), diretto nel 1993 da Harold Ramis con attore protagonista Bill Murray (che poi altri non sono che Igon e Peter di Ghostbusters, uno dei miei film preferiti di sempre :).

Tuttavia, mentre l'originale era tipicamente made in Usa, questa variazione sul tema ha come protagonisti degli italiani (Antonio Albanese e Fabio De Luigi) ed è ambientato in un'isola delle Canarie.

In questa isola il protagonista, Filippo Fontana, presentatore televisivo di programmi naturalistici ma soprattutto persona arrogante e insensibile, rimane imprigionato per un tempo imprecisato, costretto a rivivere migliaia di volte il medesimo giorno.

E' un bene?
Un male?

Dipende dal punto di vista: si capisce ben presto che la prospettiva individuale fa la differenza.

Il dato che emerge è però prevalentemente negativo, con il protagonista depresso o semplicemente annoiato.
Come si sbloccherà la situazione?

Semplice: nello stesso identico modo in cui si sblocca quella di Ricomincio da capo... :)

In effetti, molte gag e persino molte battute sono le medesime, cosa ovvia se si conta che non solo il remake è dichiarato, ma che al film ha collaborato lo stesso Harold Ramis.

Una storia a più livelli, leggibile tanto quanto mero svago quanto come fonte di insegnamenti.

A me personalmente piace molto sia l'originale che questo remake, anche se questo secondo film è più "caciottaro" (Albanese è più macchietta teatrale che attore, mentre De Luigi ci mette buona volontà ma non convince appieno).

Fosco Del Nero

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Video Girl Ai - Masakazu Katsura (manga)

Titolo: Video Girl Ai (Den'ei Shojo Video Girl Ai).
Genere: manga, commedia, fantastico.
Autore: Masakazu Katsura.
Anno: 1989-1993.
Voto: 9.


Dopo il primo post per la categoria "anime", è arrivata l'ora della prima volta anche per la targhetta cugina, quella dei manga.

Come non iniziare da uno dei manga storici, forse il mio preferito di sempre?
Sto parlando dell'ormai mitico Video Girl Ai di Masakazu Katsura.

La trama, in sintesi, è questa: Yota Moteuchi è un sedicenne timido e impacciato (tanto da essersi guadagnato il soprannome di Motenai Yoda, ossia "senza donne"), da tempo segretamente innmorato della sua compagna di classe Moemi.

Riesce a diventarle amico, ma non si dichiarerà perchè scoprirà ch'essa nutre dei sentimenti per Takashi, il migliore amico di Yota.

Con grande altruismo, anzi, la aiuterà a conquistarlo, ma Takashi, persona assai fredda e distaccata, sapendo dei sentimenti dell'amico, la rifiuterà.

Le traversie sentimentali di Yota lo porteranno, un bel dì, a vedere il Gokuraku Club ("Club Paradiso"), che pare un videonoleggio e all'interno del quale il ragazzo noleggerà una cassetta con su scritto: "Ai Amano - Ti consolerò".
Da qui prendono il via le vicende.

La storia è molto originale e innovativa, e sa coinvolgere il lettore fino alla fine.
Anzi, quando terminerà si sentirà immediatamente la mancanza dei vari protagonisti.

Lo stile grafico è assolutamente ben curato e gradevole. In particolare, Katsura è famoso per il sapiente uso dei retini.

I personaggi e le relazioni tra di essi sono di grande impatto, tanto che ci si troverà ben presto a tifare per questo o per quello (cosa assai interessante, ogni lettore ha il suo personaggio preferito, segno che molti di essi sono assai ben caratterizzati).

In effetti, la vera forza di Video Girl Ai è la carica emotiva: il lettore vive le vicende in modo molto attivo e partecipato.

Dal manga originale è stata tratta anche una serie animata, di sole sei puntate.
Essa però presenta due difetti macroscopici: il primo è che non possiede neanche lontanamente la forza evocativa del manga; il secondo che è stata fatta in corso di scrittura del fumetto, e dunque presenta un finale parziale.

I miei consigli sono anch'essi due:
1. Ignorate la serie animata.
2. Procuratevi a tutti i costi il manga (lo si trova in diverse ristampe).

Chiudo con un applauso al maestro Katsura.

Fosco Del Nero

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Elfen Lied - Lynn Okamoto (anime)

Titolo: Elfen Lied (Elfen Lied).
Genere: anime, fantastico, drammatico, commedia.
Regista: Lynn Okamoto.
Anno: 2004.
Voto: 9.


Un prodotto eccezionale da ogni punto di vista.

La sola sigla ("Lilium", di cui trovate il video a fine articolo), una sinergia di grafica d'ispirazione klimtiana e di suono dalle reminiscenze gregoriane, varrebbe l'acquisto del dvd.

Riguardo all'anime vero e proprio, essa si presenta come un bizzarro accostamento di splatter, assai violento e sulle prime soncertante a dire il vero, e di commedia.

Il connubio è concettualmente di difficile risoluzione: l'aspetto più dinamico (uso un eufemismo) della storia, crudo e ruvido, è funzionale all'evolversi della commedia, oppure è la parte più leggera del narrato a servire da intermezzo commerciale alla pura violenza, essa stessa trovata commerciale utile a colpire il grande pubblico?

E che dire dell'alternarsi di scene drammatiche e di episodi ludici (a volte accompagnati da scene di nudo, per quanto sostanzialmente innocue)?

Devo dire la verità: non conosco i calcoli di target degli autori né i loro più intimi pensieri, ma in Elfen Lied, dalla sigla sino al finale, ho trovato tanta poesia.

Un plauso a chi è riuscito a mescolare con tanta sapienza commedia, dramma, violenza (non solo splatter, vi si trovano anche veri e propri psicodrammi personali, che contribuiscono a caratterizzare in modo verosimile i protagonisti) e profondità emotiva in un unico prodotto.

Per me, un'opera strepitosa, di cui non vi svelo in alcun modo la trama per non rovinarvi il piacere della visione.
In chiusura il video promesso.

Fosco Del Nero

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Il pianeta del tesoro - Ron Clements, John Musker (film avventura)

Titolo: Il pianeta del tesoro (Treasure planet).
Genere: animazione, fantastico, avventura.
Regista: Ron Clements, John Musker.
Anno: 2002.
Voto: 7.


Un buon film di animazione targato Disney, e questo a dispetto dello scarso successo di pubblico registrato nei botteghini: solo la vendita del dvd, infatti, ha permesso ai realizzatori di rientrare nei costi di produzione.

La critica, invece, ha recensito il film in modo estremamente positivo.

Non a caso, dico io, perchè la realizzazione tecnica è ottima: personaggi, sfondi ed effetti speciali sono resi ottimamente, e contribuiscono a dare corpo alla storia.

Una storia avventurosa in pieno stile Disney, peraltro ispirata al noto e quasi omonimo romanzo di Louis Stevenson.

Jim è un ragazzo sveglio e sognatore, desideroso di vivere storie emozionanti. Sarà accontentato quando entrerà casualmente in possesso di una mappa del tesoro (ovviamente una mappa futuristica, sorta di rappresentazione olografica di un percorso intergalattico).

Da qui prende il via la trama, con la spedizione organizzata per trovare il tesoro e le disavventure relative.

Una menzione speciale per i riuscitissimi personaggi di Morph e Ben, il primo una specie di piccolo Slime rosso capace di mutare forma (da cui il nome) e il secondo un robot socievole e allegrone.

Il finale, anch'esso in pieno stile Disney, sarà rigorosamente un happy end, ma da un film del genere ce lo si aspetta già in partenza, e la pellicola è godibile e appassionante.

Dunque, una buona visione per grandi e piccini.

Fosco Del Nero

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Constantine - Francis Lawrence (film horror)

Titolo: Constantine (Constantine).
Genere: fantastico, horror, drammatico, religioso.
Regista: Francis Lawrence.
Attori: Keanu Reeves, Rachel Weisz, Shia LaBeouf, Djimon Hounsou.
Anno: 2004.
Voto: 7.


Partiamo dal genere, discretamente incerto.

Infatti, se la trama è fantastica, il tutto assume una connotazione decisamente tetra, rispondendo a una vocazione se non proprio orrorifica, quantomeno oscura.

Non a caso, si parte con un esorcismo, e L'esorcista è proprio il primo riferimento che viene in mente durante la visione del film.

Da ciò, giunge un altro degli elementi portanti della pellicola: l'aspetto mistico-religioso.

Anche se, a guardare in fondo in fondo, si tratta più che altro di un dramma: il dramma di Constantine, dotato di poteri benigni, ma al contempo già dannato all'inferno nell'anima (si è suicidato) e al cancro nel corpo (fuma una sigaretta ogni 12 secondi).

Constantine è un antieroe, pratico e cinico, arguto e dissacrante, e pare trattare alla stessa stregua uomini importanti e non, arcangeli e diavoli, Dio e Satana.

In effetti, il film è ricco di ironia, benchè un'ironia tendente più al sarcasmo noir che non alla comicità vera e propria.

Il secondo film che viene in mente, e non avrebbe potuto essere altrimenti, è Matrix.

Anche se, a dirla tutta, i due eroi che interpreta Keanu Reeves sono del tutto differenti: conscio dei suoi poteri ma negativo Constantine; inconsapevole dei suoi doni ma positivo Neo.

In sintesi, un film pieno di ombre e di tenebre, alla fine del quale si intravede però uno spiraglio di luce, che nel frattempo non manca di coinvolgere lo spettatore tra attacchi demoniaci e vari colpi di scena.

Fosco Del Nero

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Un'impresa da Dio - Tom Shadyac (film comico)

Titolo: Un'impresa da Dio (Evan Aalmighty).
Genere: commedia, fantastico.
Regista: Tom Shadyac.
Attori: Steve Carell, Morgan Freeman, Lauren Graham, John Goodman.
Anno: 2007.
Voto: 5.


Il tentativo di regista e produttori era palese: bissare il successo di Una settimana da Dio, il fortunato film con Jim Carrey e Jennifer Aniston.

Ci sono riusciti?

Neanche lontanamente.

La prima cosa che salta all'occhio è l'interpretazione di Steve Carell, assai volenterosa, ma che inevitabilmente risulta una scimmiottatura dell'attore di Ace Ventura.

Non che Carell sia antipatico o pessimo come attore... semplicemente, non possiede il talento comico di Jim Carrey.

Anche se occorre dire che il doppiaggio potrebbe aver influito in tale giudizio.

Il secondo aspetto negativo è la trama, piuttosto banalotta e scontata: il messaggio di Dio, l'arca da costruire, le difficoltà iniziali del protagonista ripagate da un finale largamente positivo.

Anche il messaggio ambientalista, di per sé lodevole, diviene noioso e pedante.

Risulta inoltre difficile credere che un uomo solo, parzialmente aiutato dai suoi tre figli adolescenti e dagli animali, riesca a costruire un'arca così grande.

Ma, anche inserendo questo fatto nell'ambientazione mistico-religiosa, per cui il novello Noè era aiutato da Dio (e anche da tutti gli animali, naturalmente giunti a coppie a casa sua :) , il film rimane poco divertente e poco ispirato.

In conclusione, c'è molto di meglio in giro.

Fosco Del Nero

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I segni del male - Stephen Hopkins (film horror)

Titolo: I segni del male (The reaping).
Genere: horror, esoterico, religioso.
Regista: Stephen Hopkins.
Attori: Hilary Swank, Annasophia Robb, David Morrissey, Idris Elba, Stephen Rea.
Anno: 2007.
Voto: 6.5.


Un discreto film horror, con protagoniste assolute Hilary Swank e Annasophia Robb, benchè in modi molto diversi.

Katherine (Hilary Swank), giovane ex ministro di culto, ha perso la fede quando suo marito e sua figlia sono stati sacrificati da una tribù sudanese presso cui erano andati a fare volontariato.

Da allora, ribaltato di 180 gradi il suo atteggiamento esistenziale, la ragazza si dedica a spiegare scientificamente i vari miracoli chiamati di volta in volta in causa.

Subito dopo aver aggiunto il tassello numero 48 alla sua lista scientifica, le viene proposto un nuovo caso, il quale però si dimostrerà differente dai precedenti.

Infatti, una dietro l'altra compariranno le dieci piaghe bibliche, e degli eventi disastrosi sarà accusata una bambina, Loren (Annasophia Robb, già brillante protagonista di Un ponte per Terabithia).

Effettiamente, gli indizi contro la piccola si accumuleranno uno dietro l'altro, e l'atteggiamento scientista-illuminista di Katherine vacillerà ben presto.

Non sveliamo il finale, discretamente sorprendente, benchè qualcosa si fosse subodorato nel corso del film.

Complessivamente, si tratta di un buon film horror, laddove un film orrorifico raggiunge il suo scopo quando genera, se non proprio terrore, quantomeno tensione e interesse.

I segni del male sconta un poco l'appartenenza a un filone, quello orrorifico-esoterico-religioso, assai esplorato in passato, cui in definitiva non aggiunge niente di nuovo.

Dunque, non siamo di fronte a un capolavoro, ma a una discreta produzione sì.

Fosco Del Nero

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Los Fabulosos Cadillacs (musica)

Nome: Los Fabulosos Cadillacs.
Nazione: Argentina.
Genere: latin rock, pop, reggae, ska, folk.


Terzo post appartenente all'etichetta "musica", dedicato a quello che da circa 12 anni è il mio gruppo musicale preferito.

Si tratta dei Los Fabulosos Cadillacs, un gruppo argentino estremamente popolare e apprezzato in tutto il continente americano, ma non molto conosciuto qua da noi (da noi si ascoltano Lunapop, Ramazzotti, Laura Pausini, Vasco Rossi, Ligabue... senza offesa per nessuno, ma la qualità è qualità).

I Los Fabulosos Cadillacs sono un gruppo storico, nato nel 1985 e avente alle spalle ormai molti album e centinaia di canzoni, molte delle quali bellissime.

In effetti, ciò che sorprende della loro produzione, pur vasta, è il fatto che è difficile trovare canzoni proprio brutte... mentre, diciamoci la verità, molti artisti inseriscono nei loro album dei brani qualitativamente scadenti giusto per fare numero e vendere così più album e più copie...

Con i Los Fabulosos questo non succede, e anzi spesso i loro album contano dalle quindici alle venti canzoni, e spesso belle (non una o due a cd quindi).

Ma veniamo al genere: loro stessi lo hanno definito "ragga-ska-rock-latin-afro-salsa-punky-party", definizione talmente larga che indica tutto e niente.

Il senso è proprio questo: il gruppo, che ha cominciato con lo ska (avendo come riferimento gruppi europei come i Madness o i Selecter), ha presto iniziato a contaminare più generi, dando luogo a un mix irresistibile che ha valso loro il successo e la fama.

In effetti, loro stessi sono poi diventati degli apripista per dei gruppi che hanno imparato la loro lezione di "sinergia di generi".

Questo loro stile inconfondibile ha permesso loro di vendere milioni e milioni di dischi e di suonare di fronte a decine di migliaia spettatori (60.000 a Buenos Aires; 120.000 in Venezuela in un concerto per i diritti umani): uno dei rari casi in cui qualità e successo commerciale hanno coinciso (molto spesso la presenza dell'uno esclude l'altro).

Sperando di avervi convinto a sentire qualche loro brano, in conclusione di articolo riporto i titoli di alcune delle loro migliori canzoni, anche se, come detto, la loro grande varietà di genere e la vasta produzione potrebbero determinare forti differenze di gusto individuale (per esempio, alcuni pezzi lenti sono incantevoli, come bellissimi e coivolgenti alcuni pezzi veloci, e il preferire gli uni o gli altri dipende dalle proprie preferenze).

Mal bicho
C.J.
Matador
Destino de paria
Yo no me sentaria en tu mesa
El aguijon
La marcha del golazo solitario
Rios de lagrimas
Tus tontas trampas
Vasos vacios
Yo te avisé
Yo quiero morirme aca
Calaveras y diablitos
Mi novia se cayo en un pozo ciego
Contrabando de amor
Tengo solamente dos maneras
Te tirare del altar
Manuel Santillan, el Leon
No pienses que fui yo
Ciego de amor
Las venas abiertas de America

E la selezione è a dir poco incompleta.

Buon ascolto, ne varrà la pena (e poi mi ringrazierete ;).

Fosco Del Nero

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Carlito's way - Brian De Palma (film drammatico)

Titolo: Carlito's way (Carlito's way).
Genere: poliziesco, drammatico, thriller.
Regista: Brian De Palma.
Attori: Al Pacino, Sean Penn, Penelope Ann Miller, Viggo Mortensen, John Leguizamo, Ingrid Rogers, Luis Guzman.
Anno: 1993.
Voto: 6.


Probabilmente gli amanti del genere si domanderanno il perchè di un voto non così alto a un film che è considerato un classico, e che alcuni ritengono persino uno dei più belli di tutti i tempi.

Il primo punto si risponde da sé: a me il genere poliziesco - drammatico - noir - gangster movie non piace molto.

Quanto al secondo punto, personalmente credo di aver visto centinia di film migliori.

Questo non significa che non abbia trovato degli elementi positivi anche in Carlito's way e nella storia del portoricano Carlito Brigante (ben interpretato da Al Pacino) e del suo avvocato David Kleinfeld (Sean Penn).

In particolare, risulta toccante la storia d'amore tra lo stesso Carlito e Gail, la sua ex fidanzata lasciata poco prima di entrare in carcere (dove sconterà solo 5 anni in luogo di 30).

Ciò che non amo particolarmente, invece, sono le storie di omicidi, violenze, tradimenti, gioco sporco e simili.

E, guarda caso, Carlito's way è intriso di falsità e vendetta, spesso risolta in sangue.

Dunque, un buon film qualora voi siate appassionati di storie di mala, mafia o genericamente di polizieschi.

In caso contrario, virate decisamente su qualche altro film.

Fosco Del Nero

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Nove regine - Fabian Bielinsky (film commedia)

Titolo: Nove regine (Nueve reinas).
Genere: commedia, drammatico.
Regista: Fabian Bielinsky.
Attori: Ricardo Darin, Gaston Pauls, Leticia Bredice, Tomas Fonzi, Graciela Tenembaum, Jorge Noya, Maria Mercedes Villagra, Gabriel Correa, Pochi Ducasse, Oscar Nunez.
Anno: 2003.
Voto: 6.5.


Marcos e Juan fanno la conoscenza in modo assai originale... ma sono essi stessi due persone originali, quindi niente di strano.

Loro di mestiere fanno i truffatori.
Ma non truffatori in campo finanziario, bancario o quant'altro: loro tuffano le vecchiette e le ingenue cassiere dei supermarket (anche se detto così pare assai cinico).

Marcos, improvvisamente trovatosi senza socio, notato in Juan un certo "talento", gli propone di diventare suo partner, almeno per un giorno per vedere come si trovano e come va.

E il giorno sarà un giorno da leoni: infatti, si presenterà loro l'opportunità più unica che rara di piazzare dei francobolli (le "nove regine") a un ricco collezionista.

Francobolli naturalmente falsi, ma questo poco importa se il colpo va a buon fine.

Se l'ambiente umano è questo, non stupisca di trovarvi doppiogiochisti, persone senza scrupoli e simili, e il finale sarà adeguatamente originale, con "il ballo del mattone" di Rita Pavone a chiudere questo film divertente e spigliato, con un'ottima recitazione dei due attori protagonisti.

Fosco Del Nero

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Il tempo dei gitani - Emil Kusturica (film drammatico)

Titolo: Il tempo dei gitani (Dom za vesanje).
Genere: drammatico, commedia, sentimentale.
Regista: Emil Kusturica.
Attori: Bora Todorovic, Davor Dujmovic, Ljubica Adzovic.
Anno: 1989.
Voto: 6.


Partiamo da un punto: si sono visti opere migliori di Kusturica (Underground; Gatto nero, gatto bianco; La vita è un miracolo).

Sgombrato il campo da questo dubbio, veniamo al film in questione, una delle prime del regista bosniaco, con la quale egli intendeva descrivere lo stile di vita rom.

Il protagonista è Perhan, figlio di una zingara ma praticamente allevato dalla nonna, sorta di guaritrice del sobborgo di Sarajevo in cui iniziano le vicende.

Lo stesso Perhan è dotato di strani poteri, sotto forma di telecinesi (sposta con la forza del pensiero coltelli e oggetti metallici).

Il ragazzo ha anche una sorellina, la quale ha un serio problema a una gamba. Inoltre ha anche un'innamorata, Azra.

I quindici anni però ci mettono poco a diventare età adulta e a portare preccupazioni e problemi: lo zio del ragazzo è una testa calda, Perhan deve accompagnare la sorellina e il boss della zona in Italia perchè sia curata, viene costretto a "lavorare" per gli "uomini d'affari" rom, viene deluso dalla sua Azra e anche dal boss.

Il film, iniziato con toni ludici, finisce nel sangue, tra vendette e controvendette.

Ciò che maggiormente colpisce del film è, paradossalmente, la sua seconda ambientazione: una Milano vista dall'altra parte, quella dei rom che vivono nelle roulotte e pensano che l'Italia sia un paese da sogno.

Un aspro contrasto con la povera ma calda umanità dei rom.

E' proprio questo, a mio avviso il pregio maggiore di Kusturica: il fascino di un nuovo punto di vista.

Fosco Del Nero

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Titolo: The Rocky horror picture show (The Rocky horror picture show).
Genere: musical, fantastico, grottesco.
Regista: Jim Sharman.
Anno: 1975.
Attori: Tim Curry, Susan Sarandon, Barry Bostwick, Richard O'Brien, Patricia Quinn, Nell Campbell, Meat Loaf.
Voto: 8.


Nato come spettacolo teatrale e poi diventato nel 1975 un film di successo, il Rocky horror picture show a distanza di decenni mantiene inalterato il suo irresistibile e coinvolgente fascino.

La fervida mente che lo ha concepito è quella di Richard O'Brien, che è anche sceneggiatore, autore delle musiche nonchè interprete nel film dell'inquietante maggiordomo Riff Raff.

La storia prende il via con i due fidanzati Susan e Brad che, durante un temporale, rimangono a piedi per via del guasto alla loo macchina.

Scesi dalla vettura, scorgono un castello e vi si avvicinano per chiedere aiuto.

Naturalmente, non è un castello normale (ammesso che esistano castelli normali), ma la dimora di Frank-N-Furter, un dottore alieno proveniente dal pianeta Transexual della galassia Transylvania (e già questo dovrebbe suggerire molte cose... :p), e dei suoi fidati (ma non troppo, come si vedrà) collaboratori Riff Raff, Magenta e Columbia.

Il dottore sta ultimando un progetto ambizioso: dare vita a un essere umano alto, bello, biondo, ma soprattutto muscoloso (e non troppo intelligente, occorrerebbe aggiungere): Rocky, per l'appunto.

Da qui prende il via il Rocky horror, la più curiosa e stravagante sinergia di musica, personaggi e situazioni che il cinema abbia mai ospitato.

Semplicemente memorabili le musiche, non a caso entrate nella leggenda. In particolare, in questa sede citiamo Science fiction-double feature, The time warp, Hot patootie (cantato da Meat Loaf) e Rose tint my world.

Ottime invece le recitazioni di Tim Curry e di Susan Sarandon.

Va da sè che, tra travestiti, richiami espliciti e scene altrettanto esplicite, il Rocky horror, spettacolo teatrale o film che sia, non è un prodotto per tutti, e in particolare non lo è per coloro che hanno la mente chiusa o che ritengono di essere portatori di valori più importati di quelli degli altri.

Che mente dimostra infatti di avere una persona che si offende per uno spettacolo che da un lato è un inno alla vita (un inno strano, ok, ma sempre un inno) e che dall'altro si fa ironico portavoce del principio relativista per cui ognuno è responsable della propria vita e la deve gestire nel modo che sente più corrispondente a se stesso e ai suoi sogni.

Il dottor Frank-N-Furter, d'altronde, lo dice chiaramente: "Don't dream it, be it".

Fosco Del Nero

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Alfie - Charles Shyer (film commedia)

Titolo: Alfie.
Genere: commedia.
Regista: Charles Shyer.
Anno: 2004.
Attori: Jude Law, Susan Sarandon, Sienna Miller, Marisa Tomei, Nia Long.
Voto: 7.5.


Alfie (Jude Law) è un giovane inglese trasferitosi negli Stati Uniti (a New York per la precisione), che si guadagna da vivere facendo l'autista di limousine.

Il suo credo esistenziale è svelato ben presto: le due cose più importanti della vita sono il vino e le donne, meglio se abbinati.
Da tali premesse è facile arguire di che tipo di personaggio si tratti: affascinante, affabile, sempre pronto a dire la cosa giusta.

Ma non a farla... e lui stesso si accorgerà dei suoi errori, uno dei quali assai pesante, che peserà persino sulle sue spalle di gentleman ondivago e per certi versi irresponsabile.

E il punto è proprio questo: Alfie non vuole avere legami, non vuole avere preoccupazioni, non vuole avere responsabilità.

Non a caso, la sua frase preferita è: "Non dipendo da nessuno e nessuno dipende da me".

Ci siamo capiti? ;)

E questa era la sua seconda preferita, domanda retorica con cui lo stesso Alfie sottolinea a beneficio dello spettatore i concetti per lui più importanti.

Peraltro è proprio questa la caratteristica del film che salta più all'occhio (ma anche all'orecchio): Alfie spesso guarda dritto alla telecamera e si rivolge allo spettatore, raccontandogli ora questo ora quello, in una sorta di sospensone temporanea della finzione scenica.
Scelta narrativa che a molti forse non piacerà, ma che io ho trovato efficace e piacevole.

Inutile ora soffermarsi sulle varie donne dello scorcio della vita di Alfie che il film ci racconta: a breve titolo di cronaca, si va dalla dolce e femminile Marisa Tomei alla matura e scaltra Susan Sarandon, passando per l'effervescente Sienna Miller (attrice che sta avendo un buon successo) e per l'esplosiva Nia Long.

Un film piacevole, al contempo leggero e pesante, tanto godibile per trama e personaggi, quanto educativo per i messaggi che propone, l'ultimo dei quali è inequivocabile: ognuno deve scegliere cosa vuole dalla vita, senza stare a rimpiangere ciò che ha scelto di non avere.

Eccellente l'interpretazione di Jude Law.

Fosco Del Nero

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Two sisters - Ji-Woon Kim (film horror)

Titolo: Two sisters (Janghwa hongryeon).
Genere: horror, psicologico.
Regista: Ji-Woon Kim.
Anno: 2003.
Attori: Kap-Su Kim, Jung-Ah Yum, Su-Jeong Lim, Geun-Yeong Mun.
Voto: 7.5.


Un film molto originale.

Ma d'altronde avrete capito che mi piacciono i prodotti non banali: la banalità è la morte della mente.

Lasciando da parte la morte (ma per poco, visto il film di cui parliamo), torniamo a Two sisters.

La locandina è abbastanza manifesta nel palesare, se non proprio il tipo di film che si andrà a vedere, quantomeno la tensione che si dovrà affrontare durante la visione.

Una premessa: è un film orientale (ma immagino che avevate capito anche quello :p) e, come molti film dell'Estremo Oriente, è piuttosto lento e concettuale.

Ergo, se amate Chuck Norris o Steven Seagal questo probabilmente non è il vostro genere di film.

Idem se stravedete per l'irresistibile comicità di Boldi e De Sica... ma no, non sono sarcastico... :p

Ad ogni modo, Two sisters è la storia di Su-Mi e Su-Yeon, le sorelle del titolo per l'appunto, del loro padre e della loro matrigna.

I rapporti tra le due e la donna, l'infermiera che assistì la loro madre prima che lei morisse e che poi ne ha preso il posto al fianco del padre, si mostra da subito teso, benchè i reali avvenimenti dietro tale tensione non verranno svelati che alla fine, e nemmeno in modo troppo chiaro e palese.

In effetti, non è possibile aggiungere altro sulla trama senza fornire degli indizi che diminuirebbero fortemente il gusto della visione.

E, visto che questo mio post si propone proprio di suggerire la visione del film, direi che è il caso di non avventurarci troppo in profondità.

Diciamo solo che la pellicola si mantiene in bilico tra l'horror e il psicologico e che si avrà a che fare con presunti fantasmi, presunti omicidi, presunti manicomi. :p

In effetti, la storia è tutt'altro che lineare, mantenendosi aperta a differenti possibilità esplicatorie grazie a un montaggio di grande perizia.

Da sottolineare inoltre l'eccellente cura della fotografia e dei dettagli estetici, cosa evidente fin dalla sigla di apertura.

In conclusione, Two sisters è un ottimo horror psicologico, imperdibile per gli amanti del genere o del film orientale e consigliato anche agli altri (tranne che a Chuck Norris :p).

Fosco Del Nero

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Planescape - Torment (videogioco)

Titolo: Planescape: Torment (Planescape: Torment).
Genere: fantasy, gdr, gioco di ruolo.
Produttori: Black Isle Studios.
Anno: 1999.
Voto: 9.


Un luogo comune recita che i videogiochi sono cose per bambini o comunque per ragazzini.

Qualunque persona intelligente dovrebbe comprendere da sè la falsità di tale credenza, che tale per l'appunto è, una credenza, e non un dato di fatto.
Alcuni pensano la medesima cosa dei fumetti, peraltro, altri dell'animazione e così via.

Piuttosto che pensare a uno spartiacque tra cose per ragazzi e cose per adulti (tra l'altro sarebbe difficile individuare la soglia tra le due categorie), ha invece più senso ritenere che ogni forma comunicativo-creativa (romanzi, fumetti, film, musica, videogiochi, etc) possa essere declinata in infiniti modi, tra i quali alcuni più adatti a una certa fascia di età e altri a un'altra.

In origine non avevo pensato di parlare di videogiochi, e onestamente credo che lo farò poco anche in futuro... ma non potevo non scrivere un post su Torment, il videogioco più bello e coinvolgente che abbia mai fatto.
E negli anni passati ne ho fatti tanti (purtroppo il tempo limita di molto questa mia passione, ormai confinata a scampoli estivi).

Partiamo dall'inizio: Torment è un gioco di ruolo fantasy, sviluppato nel 1999 da Black Isle Studios, lo stesso creatore del più noto Baldur's Gate, ed è basato sulle regole di Advanced Dungeons & Dragons.

Chi se ne intende un minimo sa che i videogiochi di ruolo si caratterizzano per essere piuttosto lunghi, per avere molti personaggi (alcuni dei quali utilizzabili dal giocatore), una trama fitta e una connotazione concettuale affiancata a una d'azione (quale prevalga tra le due dipende da caso a caso).

Ebbene, Torment estremizza questa caratteristica: la trama è monumentale, le situazioni proposte numerose, gli spunti di riflessione tanti e profondi, i temi trattati assolutamente adulti e importanti (ritorniamo al discorso di prima: vi sono videogiochi profondi e non, film profondi e non, romanzi profondi e non).

Non a caso, in Torment il linguaggio e la parola sono molto importanti, non solo perchè a seconda di intelligenza e saggezza del proprio personaggio si hanno a disposizione differenti modi di interagire con i personaggi non giocanti, ma anche perchè dalle scelte intraprese la storia muta profondamente.

Sempre non a caso, i dialoghi sono numerosi e sostanziosi, contenenti spesso tematiche di tipo esistenzialistico o filosofico: la giustizia, la verità, la morte, il dolore, la morale.
In particolare, risulta ricorrente la domanda: "Cosa può cambiare la natura di un uomo?", vero motivo conduttore della grandiosa opera.

La scelta di utilizzare molto i dialoghi sopperisce anche alle lacune tecniche che il videogioco, ormai datato, palesa: in effetti, graficamente parlando, si tratta di un semplice isometrico bidimensionale, anni luce lontano, per esempio, dai moderni Oblivion e soci.
Questo, però, se vogliano ha costituito proprio il punto di forza del gioco, sorta di mix tra videogioco e romanzo, tanta è la parte narrata che il giocatore è "costretto" a immaginare e vivere mentalmente.

Aggiungiamo anche che la colonna sonora è assolutamente adatta all'atmosfera malinconica e desolata (ma al contempo largamente affascinante) del gioco, contribuendo a rafforzarla a sua volta.

Passiamo ora brevemente all'inizio della storia: il protagonista, un uomo grinzoso e pieno di cicatrici e tatuaggi, si sveglia nel mortuario della città di Sigil.
Non a caso, visto che era davvero morto.
E' infatti un immortale, che però non si ricorda niente del suo passato (in molti però mostreranno di averlo conosciuto).

La sua compagnia è perfettamente adeguata alla circostanza: il suo compagno è Morte, un teschio fluttuante, che tempestivamente lo informa delle scritte che campeggiano sulla sua schiena, dai cui indizi comincia il viaggio-ricerca dell'uomo.

Visto che il protagonista del gioco (Nameless One, ossia Senza Nome) è immortale, è praticamente impossibile perdere, ma solamente terminare con un finale negativo.
Al finale comunque ci si arriverà dopo talmente tante peripezie da non potersi riassumere neanche in breve.

Al volo diciamo solo che si può costituire un gruppo di diversi combattenti (qualcuno però rimarrà fuori per forza), che si potrà aderire a uno dei tanti gruppi-fazioni che popolano tutto il mondo di Planescape e che ci si potrà specializzare in una delle varie categorie (guerriero, mago, ladro, etc).

La profondità del gioco è ulteriormente acuita dal fatto che in esso ogni personaggio, persino i non giocanti secondari, manifesta una sua personalità, nonchè un certo modo di comportarsi e di parlare, a seconda dell'ambiente in cui ci si trova o del grado di amichevolezza nei nostri confronti (ad esempio, chi è della nostra stessa fazione o chi manifesta un allineamento simile sarà più disposto ad aiutarci... a proposito, il nostro allineamento non lo scegliamo noi, ma varierà nel gioco a seconda dei nostri comportamenti fattivi).

In poche parole, Torment è un'esperienza di vita.
Perciò, se siete indecisi su quale videogioco iniziare, procuratevelo senza indugio.
E non fatevi scoraggiare dalla limitatezza grafica del prodotto (al tempo comunque un ottimo 2d), perchè ne varrà grandemente la pena.

Ma probabilmente basterà giocare qualche minuto, arrivare al primo dialogo tra Nameless e Deionarra, sublimare al connubio tra parole, colori e accompagnamento audio per convincersi definitivamente che il gioco vale la candela. ;)

Chiudo la recensione con un biasimo: questa meraviglia della creatività umana, che io tratto alla stregua di un grande libro, inizialmente non era stata dstribuita in Italia e, solo grazie al grande successo ottenuto negli Usa e alla traduzione di un gruppo amatoriale (sia benedetto), è stata poi venduta anche qua da noi, ma sempre senza traduzione ufficiale.

Considerando che in Italia incassano cifre spropositate i film di Vanzina e di Muccino, mentre registi come Lynch, Cronenberg e Miyazaki sono praticamente sconosciuti, forse ci meritiamo davvero che nessuno porti qua da noi le cose belle.

Fosco Del Nero

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The Truman show - Peter Weir (film commedia)

Titolo: The Truman show (The Truman show).
Genere: commedia, drammatico, fantastico.
Regista: Peter Weir.
Anno: 1998.
Attori: Jim Carrey, Laura Linney, Noah Emmerich, Ed Harris, Paul Giamatti.
Voto: 7.5.


Un film ormai storico.

Sia nel senso che si è guadagnato di diritto un posto tra i film più importanti e originali di sempre, sia nel senso che sono ormai passati dieci anni dala sua uscita.

Come vola il tempo... :)

Ad ogni modo, per quei pochi che non sapessero di cosa si tratta, sintetizzo in breve le premesse della storia: Truman Burbank è un giovane uomo che vive a Seahaven, un piccolo porto di mare.

Fin qui, tutto normale.

Ma qual è l'inghippo?

Eccolo qui: Truman è nato in diretta televisiva e vive in un mondo del tutto artificiale, costruito esclusivamente per lui e per lo show che va in onda 24 ore su 24.

Dunque le sue amicizie sono finte, il suo lavoro è finto, il suo matrimonio è finto.

Posto che egli vive in un mondo artificioso, era praticamente scontato che prima o poi qualche indizio della realtà venisse fuori.

Anzi, viene da chiedersi come mai il baldo giovane non abbia avuto dei sospetti in precedenza.

Ad ogni modo, tra apparecchi elettrici che cadono per strada, frequenze radio disturbate che descrivono i suoi spostamenti, genitori morti che riappaiono, ascensori finti, traffico che si materializza e cosette simili, a Truman alla fine qualche dubbio viene, tanto che decide di andarsene via (e questo a dispetto delle fobie dell'acqua e degli spostamenti che i creatori dello show si erano premurati di provocargli in tenera età).

Sta di fatto che alla fine se ne va davvero, scoprendo la finzione in cui era vissuto sino ad allora.

Così, lo show finisce e Truman acquista la libertà che non aveva mai avuto.

The Truman show è un prodotto assai originale e innovativo, specialmente per l'epoca in cui è stato prodotto: un mix tra il reality show e la soap opera, e questo prima che i reality divenissero popolari e di uso quotidiano.

In perenne sospensione tra la commedia e il genere drammatico, il film tiene lo spettatore anch'esso a metà tra divertimento e tristezza, il primo dovuto soprattutto alla verve di Jim Carrey e il secondo generato dalla riflessione sul destino del protagonista.

E, a proposito di divertimento, riporto la scritta di un poster appeso in un'agenzia di viaggi di Seaheven: "It could happen to you!", con sullo sfondo un aereo colpito da un fulmine.

Un ben strano manifesto per un'agenzia di viaggi!

Il film termina con lo show che si interrompe forzatamente, a causa della fuga di Truman, e con due dei suoi tipici spettatori (prototipo ante litteram degli spettatori da reality) che si domandano subito: "Che danno adesso? Dov'è la guida tv?".

Chiaro, no? ;)

Fosco Del Nero

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Die Prinzen (musica)

Nome: Die Prinzen.
Nazione: Germania.
Genere: pop.


Altro articolo della categoria musica, stavolta avente come oggetto un gruppo tedesco.

Sì, avete letto bene, un gruppo tedesco.
Ovviamente non parlerò dei Tokio Hotel. :p
Si tratta invece di un gruppo, e in particolare di un album, che ho conosciuto anni fa.

In effetti, l'abum in questione non è recentissimo, ma del 1993.
Per fortuna, però, che un'opera sia risalente non significa che non valga la pena di scoprirla, giusto? :)
Anzi, per me è un motivo in più per farlo.

L'album in questione è Alles nur geklaut e il gruppo è quello dei Die Prinzen, una bizzarra ghenga di strani omuncoli (uno bassottino coi lunghi capelli lisci biondo platino, un altro più alto e grassoccio coi capelli tinti di rosso e via dicendo).

Se vedrete per esempio il video di Alles nur geklaut (in cui scimmiottano molti video di gruppi musicali famosi, dai Queen ai Gun's and Roses, dagli ZZ Top ai Pet Shop Boys... non a caso il titolo della canzone significa "tutto è rubato") noterete da soli:

1. Che fanno buona musica.
2. Che sono strani.
3. Che sono simpatici.

Secondo me le canzoni migliori dell'album sono proprio Alles nur geklaut e poi Ich kann nicht rappen, ma tutta l'opera è gradevole all'ascolto.

Buon ascolto. :)

Fosco Del Nero

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What the bleep do we know? - Mark Vicente (film psicologico)

Titolo: What the bleep do we know? (What the bleep do we know? )
Genere: esistenzialismo, documentario.
Regista: Mark Vicente.
Anno: 2004.
Attori: Marlee Matlin, Elaine Hendrix.
Voto: 8.


Un film sorprendente, a metà tra il documentario scientifico e il trattato di sviluppo spirituale, il tutto immerso all'interno di una narrazione e condito dai numerosi e a tratti divertenti effetti grafici.

Da sottolineare anche le nutrita partecipazione di ricercatori, studiosi, personalità nel campo della scienza (soprattutto della fisica quantistica) o della spiritualità (alcuni sono in comune col cugino The secret).

La trama è incentrata su Amanda, una fotografa divorziata e depressa dipendente dalle pastiglie contro l'ansia che odia il suo lavoro, odia gli uomini (il marito la tradì poco dopo il matrimonio) e odia il suo corpo.

Tale storia è però solo uno spunto per affrontare altri e ben più imortanti argomenti.

Talmente tanti da non poter essere impilati in un elenco senza dimenticarne per forza qualcuno.

Ci provo comunque, ben conscio del fatto che solo di un elenco si tratta, non esaustivo e certamente non esplicatorio: d'altronde il mio obiettivo non è riportare per esteso tutta l'opera, ma instillare nel lettore la curiosità di andare a vedere di persona.

Si parla di come funziona il cervello, delle sinapsi che si formano in esso tra i neuroni, del fatto che esso non distingue tra realtà e immaginazione.

Si parla di come pensiero ed emozioni influenzano la nostra esistenza, e di come i neuropeptidi vengono prodotti nel nostro cervello e di fatto letteralmente modificano l'intero nostro corpo.

Si parla di come la realtà cambia a seconda che vi sia un osservatore o meno: si passa infatti da onde di possibilità a particelle di esperienza.

Si parla degli studi di Masaru Emoto, un ricercatore giapponese che ha scoperto che l'acqua, nella sua struttura profonda, viene influenzata da pensieri, parole, emozioni, musica.

E quella che secondo me è la domanda più importante di tutto il film (certamente non povero di riflessioni) nasce proprio da questo spunto: se i tuoi pensieri possono fare questo all'acqua, che cosa possono fare al tuo corpo e alla tua mente?

Fosco Del Nero

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The new world - Il nuovo mondo - Terrence Malick (film drammatico)

Titolo: The new world - Il nuovo mondo (The new world).
Genere: storico, drammatico, sentimentale.
Regista: Terrence Malick.
Attori: Colin Farrell, Christian Bale, Q'Orianka Kilcher.
Anno: 2005.
Voto: 7.


Primi anni del 1600: il nuovo continente è invaso dai coloni europei, spesso invasori e distruttori.

Lo scontro tra le due civiltà è contrapposto alla storia d'amore tra il soldato inglese John Smith e una giovane nativa: il film per l'appunto prende spunto dalla storia di Pocahontas.

Il tutto è molto lento, e non caso Malick è specializzato in documentari.

Dunque, molta contemplazione, molta natura e pochi dialoghi.
Pochissimi, a dire la verità.

E' un difetto?
E' un pregio?

Ovviamente dipende dai gusti.

Personalmente ho trovato la storia delicata e appassionante, felice e al contempo triste. L'attrazione spontanea tra l'indigena e il soldato, in particolare, ha un fascino non da poco, forse per merito dei due attori protagonisti, il celebre Colin Farrell e la meno celebre Q'Orianka Kilcher.

Non a caso, il progresso della trama, con Pocahontas che sposa un altro uomo, si crea una famiglia e diventa persino famosa in Gran Bretagna, lascia un po' l'amaro in bocca, forse proprio perchè l' "unione" tra la ragazza e Smith-Farrell era risultata particolarmente credibile.

Dunque, un film non per tutti: non per coloro che non riescono a tollerare una storia sprovvista di azione e movimento sfrenato, e certamente non per quelli incapaci di ammirare le bellezze della semplicità o di immedesimarsi nella tragedia di un popolo violentato e sradicato da noi europei.

Fosco Del Nero

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Stardust - Matthew Vaughn (film fantasy)

Titolo: Stardust (Stardust).
Genere: fantasy, commedia.
Regista: Matthew Vaughn.
Attori: Charlie Cox, Claire Danes, Michelle Pfeiffer, Robert De Niro, Rupert Everett, Sienna Miller.
Anno: 2007.
Voto: 6.5.


Un film fantasy per certi versi anomalo.

Cosa che non sembrerebbe riassumendo la trama in sintesi: vi è un regno magico, separato da quello non magico, in cui una strega e un principe malvagio danno la caccia a una stella cadente dalle fattezze di giovane ragazza per procurarsi la vita eterna che la sua vita darebbe loro.

Contemporaneamente, vi è un giovane a metà tra i due mondi che si reca per sbaglio in quello magico per trovare la stella cadente e donarla alla bella ragazza del paese, che guarda a caso non se lo fila per niente, preferendogli il signorotto snob del luogo.

Indovinate chi avrà la meglio tra i tre ricercatori? :) Esatto, il giovane, che nel corso della storia passerà da imbranato e pavido a coraggioso e brillante (trasformazione non molto convincente, comunque).

Indovinate inoltre come andranno le cose tra lui e la ragazza-stella cadente?

Esatto anche questo. :)

Dunque, la struttura non è molto originale.

Ciò che viceversa lo è lo stile che permea tutta il film, disincantato e quasi frivolo, ben rappresentato da due personaggi.

La ragazza-stella cadente, vivace e ruvida oltre ogni aspettativa iniziale.

Il capitano pirata effemminato, impersonato da un frizzante Robert De Niro (Michelle Pfeiffer è invece la strega cattiva ossessionata dalla vecchiaia).

In effetti, questi due soli personaggi varrebbero la visione della pellicola.

In definitiva, scordatevi di Harry Potter, scordatevi de Il signore degli anelli, scordatevi pure di Labyrinth e degli altri film fantasy più conosciuti.

Se riuscite a metterli da parte, guardate pure Stardust, una storia allegra e vivace, che non si prende troppo sul serio ma che si fa guardare.

Fosco Del Nero

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Titolo: The number 23 (The number 23).
Genere: commedia, drammatico, psicologia.
Regista: Joel Schumacher.
Attori: Jim Carrey, Virginia Madsen.
Anno: 2006.
Voto: 6.5.


Nuovo film per Jim Carrey, stavolta diretto da Joel Schumacher.

Oramai il buon vecchio Jim ha voltato pagina: gli esordi di Ace Ventura, Scemo e più scemo e The mask sono assai distanti, così come i punti di passaggio (meravigliosi) di The Truman show, Man on the moon, Se mi lasci ti cancello.

Ora Carrey interpreta anche e soprattutto parti serie, per quanto io ancora fatichi a vederlo come protagonista di storie drammatiche.

E questa drammatica lo è, anche se a tradimento.

Dico a tradimento perchè, tra una scena e l'altra, tutte apparentemente innocue, arrivano immagini di omicidi, suicidi, violenze.

Il finale stesso, originale e inatteso, assesta un bel colpo allo spettatore, pur allenato da pellicole come Memento, Il tredicesimo piano, L'uomo senza sonno, etc.

Alla fine della fiera, dunque, la storia è una storia triste, benchè alleggerita dal volto solare e dai modi piacevoli del suo primo attore.

Il film è discreto e si lascia guardare bene, anche se le migliori prove di Jim Carrey rimangono quelle prima citate.

Fosco Del Nero

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Mago de Oz (musica)

Nome: Mago de Oz.
Nazione: Spagna.
Genere: folk metal.


Questo post è dedicato a un gruppo musicale che ho scoperto solamente di recente: i Mago de Oz.

Intanto, come li ho scoperti?

Cercando su internet il film de Il mago di Oz... :)
Molte cose belle della vita le trovi mentre in realtà cerchi qualcos'altro. Esiste anche una parola per questo fenomeno: serendipità (dall'inglese serendipity).

Ma torniamo a noi: una volta scoperti per puro caso, come spesso faccio per i gruppi o i cantanti che scopro all'improvviso, mi sono sentito molte delle loro canzoni, per poi decidere quali erano le migliori da ascoltare.

Lo so, molti ritengono che di un gruppo vadano ascoltati gli album nella loro interezza, considerati come una sorta di opera d'arte. Ora, questa prospettiva è affascinante... e in fin dei conti nessuno di noi dividerebbe la Gioconda a pezzi per osservarli uno a uno, no? :)

Tuttavia, al di là della definizione di arte (l'ho chiesta a studenti dell'Accademia di Belle Arti, ma senza avere risposte convincenti), a me non interessa ascoltare una canzone che non mi piace solo perchè fa parte di un album, per cui mi faccio le mie compilation. :p

Ritorniamo a noi: i Mago de Oz.
Sono un gruppo spagnolo nato nel lontano 1989 e proseguito attraverso alterne formazioni e fortune sino a oggi.
A me onestamente le fortune commerciali e la fama importano molto poco.

Più importante, secondo me, è il genere musicale, che in questo caso è assai spurio: si parla di folk metal e di medieval rock.
In sostanza, è un mix di metal leggero, sonorità medievali e un pizzico di influssi celtici.
Per me, una bomba.

Ascoltavevi, per esempio, queste canzoni:
Fiesta pagana
La danza del fuego
La costa del silencio
Hasta que el cuerpo aguante
La rosa de los vientos
El que quiera entender que entienda
La leyenda del hada y del mago
El atrapasuenos
La posada de los muertos

E mi fermo qui.
Per me, sono favolosi.

Fosco Del Nero

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La grande vita - Antonio Cuadri (film commedia)

Titolo: La grande vita (La gran vida).
Genere: commedia.
Regista: Antonio Cuadri.
Attori: Salma Hayek, Carmelo Gomez.
Anno: 2000.
Voto: 5.5.


A costo di liquidarlo subito, La grande vita è una commedia simpatica e senza tantissime pretese.

Martin, autista di autobus solo e triste, decide di farla finita, ma, proprio quando si sta per gettare da un cavalcavia, un uomo lo interrompe con un pretesto e lo convince a concedersi un'ultima settimana alla grande prima di uccidersi.

Il piano è semplice: chiedere a degli strozzini un prestito esagerato, divertirsi per sette giorni e poi tornare ai piani originari di suicidio.

Martin, uomo indeciso e un po' imbranato, ci sta, e inizia a fare il signore.

Conosce poi Lola (Salma Hayek), ragazza squattrinata e ruvida, e s'innamora di lei.

A questo punto, va da sè, non vorrebbe più uccidersi, ma allora insorge il problema degli strozzini, che sembrano veramente poco raccomandabili.

Ora, però, vi sono però due colpi di scena, uno legato al denaro e l'altro proprio a Lola.

Anche se chiamarli colpi di scena è forse un po' generoso posto che si erano intuiti ben prima del loro dispiegarsi.

E, in effetti, il problema di questa commediola è proprio questo: non è particolarmente brillante o profonda.

Anzi, a dirla tutta la principale attrattiva del film è proprio Lola, ossia Salma Hayek.

Basta come motivazione?
Mmm, forse sì, forse no...

Per concludere, un filmetto carino se volete qualcosa di non troppo impegnativo, altrimenti virate su un prodotto di spessore superiore.

E se proprio volete vedervi un film con Salma Hayek, guardatevi Frida, ben più appassionante, oppure Dogma, ben più divertente.

Fosco Del Nero

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Mind game - Yuasa Masaaki (anime)

Titolo: Mind game (Kemonozume).
Genere: anime, commedia, fantastico.
Regista: Yuasa Masaaki.
Anno: 2004.
Voto: 8.


Anche in questo caso, il genere del film è quantomeno discutibile.

Siamo sempre nel grande mondo dell'animazione, per quanto passati a quella nipponica, ossia all'anime, ma abbiamo decisamente mutato ambientazione e struttura.

Non a caso, la casa produttrice è la Studio 4°C, la medesima che ha curato le animazioni di Steam Boy di Otomo e Animatrix, il progetto di animazione legato al più noto Matrix.

Ma torniamo a noi: la storia del giovane Nishi, disegnatore di manga (parola giapponese che significa "immagini in movimento"), è infatti quantomeno improbabile, e rende giustizia al titolo attribuito all'opera: Mind game, ossia gioco mentale (o, perchè no, mente che gioca).

Il ragazzo, innamorato fin dall'infanzia della bella Miyo, la ritrova poco prima delle sue nozze. All'interno di un bar, tuttavia, succede l'imprevedibile (ma meglio sarebbe dire l'impossibile): Nishi prima viene ucciso, poi conosce Dio, poi resuscita, ritorna nel bar e cambia il suo destino. Non solo quello immediato, ma anche il successivo.

In breve, i protagonisti della storia vivono un avventura più o meno incredibile (beh, più incredibile che meno), ritrovando al contempo la gioia di vivere.

Il film stupisce per due motivi.

Il primo è il suo stile grafico, a dir poco meticcio: ad alcuni tratti tipicamente da animazione orientale si sovrappongono personaggi e luoghi spigolosi e sintetici, alternati per di più ad alcune foto trattate a computer.
La sinergia finale è a dir poco originale, anche se potrebbe far storcere il naso agli amanti delle rotondità nipponiche.

Il secondo motivo è il vorticoso e rutilante incedere degli eventi, tanto divertente quanto profondo. Infatti, il viaggio di Nishi e soci è un po' anche il viaggio dello spettatore: questa è un'opera dalla quale si può trarre qualche insegnamento importante.

La storia, peraltro, termina laddove era iniziata... d'altronde, da un "mind game" ce lo si poteva aspettare...

Fosco Del Nero

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Persepolis - Marjane Satrapi, Vincent Paronnaud (film animazione)

Titolo: Persepolis (Persepolis).
Genere: animazione, commedia, drammatico, storico.
Regista: Marjane Satrapi, Vincent Paronnaud.
Anno: 2007.
Voto: 7.5.


Cominciamo dalla base: di che genere è questo film?

Scrivo così pechè ho avuto qualche dubbio nel catalogarlo, come evincibile dalle righe di sopra... :)

Indubbiamente è un film di animazione, e su questo non ci piove. :)

Altro punto: si tratta di una ricostruzione storica, e anche su questo siamo d'accordo.

Quanto alla dicotomia commedia - drammatico, Persepolis passa dall'uno all'altro con grande facilità.

Ma partiamo dall'inizio: è la storia di una bambina (poi ragazza) iraniana che ha vissuto sulla propria pelle le sofferenze cui è stato sottoposto il popolo persiano: la caduta dello Scià, la rivoluzione nazionalista, la guerra con l'Iraq.

Al riguardo, una frase, semplice e al contempo potente, lascia l'amaro in bocca: "La gente non sa neanche perchè ci sono stati otto anni di guerra. L'Occidente ha venduto armi su due fronti e noi siamo stati così sciocchi da entrare in questo gioco cinico. Otto anni di guerra per niente. Un milione di morti per niente".

Persepolis non è un film ipocrita: la sofferenza e il dolore non sono solo tratteggiati da lontano, ma vissuti dal di dentro: la giovane protagonista vede morire sconosciuti e parenti, assiste alla distruzione della sua città, è costretta a trasferirsi a Vienna, che peraltro si mostrerà più sicura ma più fredda e persino più insidiosa.

Tra difficoltà giovanili e prime delusioni amorose, la giovane iraniana ritorna in patria dalla sua famiglia.

Seguirà poi una nuova partenza per l'Europa, questa dal sapore definitivo (e sulla quale in film si conclude).

In definitiva, Persepolis è una storia forte, intensa, felice e triste allo stesso tempo.

Fosco Del Nero

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Sleuth - Gli insospettabili - Kenneth Branagh (film commedia)

Titolo: Sleuth - Gli insospettabili (Sleuth).
Genere: commedia noir.
Regista: Kenneth Branagh.
Attori: Jude Law, Michael Caine.
Anno: 2007.
Voto: 7.5.


Film semisconosciuto, pur essendo del 2007 e quindi recente, Sleuth - Gli insospettabili si rivela commedia arguta e coinvolgente.

La prima mezz'ora scivola via tra motteggi e contromotteggi.

La seconda mezz'ora inasprisce lo scontro tra i due protagonisti.

La terza e ultima conduce al finale, forse l'unica parte debole della storia.

Ma forse sarebbe stata un'impresa ardua trovare un epilogo originale e brillante a un film che originale e brillante lo era stato fino a quel punto, prospettando scenari inattesi e ribaltandoli subito dopo in modo ancora più inatteso.

E' certamente un film che piacerà soprattutto agli amanti del gioco intellettuale, mentre difficilmente i patiti dell'azione troveranno pane per i loro denti. Non a caso, Sleuth è la trasposizione cinematografica di una commedia teatrale, fatto evidente in almeno due punti.

Primo: la sceneggiatura, confinata a pochi ambienti (in realtà, tutto il film è ambientato all'interno di una casa, per quanto una casa grande e architettonicamente d'effetto).

Secondo: i dialoghi, epigrammatici e pungenti, per l'appunto più teatrali che non televisivi.

A questo punto riportiamo in breve la trama, anche se non vi è molto da dire: un giovane uomo, un attore disoccupato, si reca da un uomo più anziano, scrittore ricco e famoso, per chiedergli di concedere alla moglie il divorzio. Da questo semplice punto scaturisce tutto.

Eccellenti le recitazioni dei due protagonisti, Jude Law e Michael Caine (tra l'altro, entrambi protagonisti dei due film Alfie, con il primo ovviamente attore del remake e il secondo dell'originale), nonchè la regia di Branagh.

Un ottimo film, lento solo all'apparenza, ma in realtà molto coinvolgente.
Rimane un solo cruccio: la donna contesa tra i due uomini non si vede mai!

Fosco Del Nero

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Il mio primo post!

Sììììì!!!!!!!!!!!!!!!!!!